17 - Urla di uno scribacchino

 

    

Disteso sul sedile posteriore di una macchina a guardare in su

 

Nel cielo l’azzurro e il bianco

dei cirri vaganti in branco

nel nulla, e nel nulla ascoso

il tempestoso vento

e il fiato afoso.

 

Si erge, senza sgomento,

un mulino lento, lento

nel nulla, e nel nulla ugge

süi cirri pallidi,

e al vento rugge.

 

Vanno i granai nel cielo

e i fiori già dallo stelo

volano vïa: nel nulla

fiorisce il vento,

e la terra brulla.

 

Dal cielo inverdito e vivo 

riversa il suo corso un rivo

sul nulla, e nel nulla sorge

un pascolo di cirri

e il vento insorge.   

 

 

Mi apro

 

Dettagli d’opale e vermigli

cullavano i fianchi, e dimesso

il tenero amplesso di gigli

cingeva la mente al riflesso;

un roseo femmineo candore

tradiva il mio sguardo allo specchio,

e ligneo sin dentro il mio cuore:

tu-tum sin nel legno d’un picchio.

 

Mi apro e mi svelo

già esser lo stesso,

dettagli vermigli

più rossi al riflesso

di bambola nata

dal legno. Mi apro:

tu-tum al confine

del cuore rimosso.

 

Mi apro.

Minuta

la pelle,

Intenso

il colore

vermiglio,

scarlatto,

m’invade.

 

Non m’apro, ma chiudo

il mio guscio sul guscio

futuro;

ritorno ai miei teneri gigli

vedrò mai un rosso più scuro?

 

 

Viene il vento

 

Viene il vento, fumante, e sale in cielo,

la caligine si fonde con le nubi,

che si tingono di fondi toni, e bui,

e viene pioggia,

e dopo pioggia,

il vento.

 

 

Il destino dell’uovo

 

Bianco, bianco dormiva nel piatto,

del bollore dell’acqua già stanco,

cinque dita a destarlo nel ratto

rosa, rosso e tinto d’altro bianco.

 

Bianco, bianco si spezza, nel bianco

s’arrovella a restare nascosto,

senza fondersi al roseo di fianco,

ma già sporco del viola del mosto.

 

Viola e bianco s’insinuano lievi

in un rosa più lungo e più scuro,

tra i suoi bivi, vallate e rilievi,

nel dubbiar su di un roseo futuro.

 

Viola, bianco, giallognolo chiaro

s’abbracciano, volvendosi in sfera,

ed intenti a cercare riparo:

giù nel nero, nel nero di sera.

 

Quando bianco s’accende il mattino

scuro, scuro s’appresta a redire;

in un morso risiede il destino:

anche il bianco vivrà l’imbrunire.

  

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