16 - Succo d'arancia

 

   

 

Succo d’arancia

 

Ti ho visto

mentre sbucciavi i minuti,

parcheggiando l’anima

alla curva del deserto.

 

Ho odorato le tue rose

color margherita,

tanto ammirate

e mai fiorite.

 

Ho assaggiato

le tue cronache arrostite,

ti ho sentito

chiamare ladre le lancette.

 

Ti ho aiutato

a rispolverare

i trofei di legno,

mai vinti, mai persi.

 

E ora, maledetta coscienza,

spremi l’aria in succo d’arancia.

E dolce

mi offri il bicchiere.

 

 

Siamo rimasti muti.

 

Uno a uno hanno impiccato i nostri alberi,

quelli dell’infanzia scolpita

negli sguardi senza dubbi,

di noi accovacciati sotto la protezione

materna delle chiome

a guardare l’aurora dondolare

sul filo d’uno stendi panni.

Siamo rimasti muti.

Stretti nella folla ci bastò uno sguardo

per essere lontanissimi.

Con gli occhi chiusi,

mentre rattoppavano i torti

con le nostre bandiere,

finalmente eravamo grandi, così maturi

da cadere dal ramo.

Siamo rimasti muti.

Ci hanno dato da bere

le nostre cicatrici:

ognuno col suo bicchiere e la mano di cemento

sul bancone sporco di noccioline e di ricordi

a lasciarsi versare

da due osti ubriachi

ancora un sorso di dolore.

 

 

Tromba d’aria

 

Nelle case camuffate da

case

su quella parte di riva

del cui sguardo

una tromba d’aria

domani

ci renderà orfani,

ognuno, nel suo barattolo

da mensa,

conserva

le proprie lacrime

sott’aceto.

Ma domani

uno starnuto del cielo

scuoterà le case

come fa lo spazzino

con le scatole vecchie

o come il padre con i suoi figli

prima di lasciarli nel mondo.

 

E la gente si frantumerà

in mille pezzi di vetro

e qualche cane di piccola taglia

leccherà le lacrime a terra

scambiandole per miele.

 

 

 

Mattoni

 

Sei per caso, anche tu, uno di quelli

che fanno esplodere i flash

contro paesaggi innocenti,

impalliditi dal terrore,

e si riempiono gli occhi di bellezza

al punto che neppure la cintura dell’orizzonte

trattiene l’ingordigia?

 

Forse anche tu – si, ti sarà capitato –

avrai noleggiato un sogno

e puntato su quello, come su un infante

aspettando la sua prima parola,

e quando questa è stata “Avanti”

l’avrai gettato via,

credendolo guasto. 

 

I biglietti dei tuoi viaggi

pesano come mattoni,

con cui volevi costruire la tua casa

sotto quella paterna.

Li hai accumulati fino al tetto

ma un giorno si son sbriciolati.

E ne è rimasta solo polvere

e a terra un fosso

di forma quadrata.
 

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