11 - Poesie o presunte tali

 

  

I miei anni sul fido vespino

a cinquantacinque kilometri orari,

i giorni caduti a tratti distratti in versi,

le notti per strada per tempi diVersi;

tutti momenti  distrutti in frammenti 

raccolti  e trascritti dalle mie mani

in sessantatré poesie, o presunte tali.

 

 

Adalberto Dubito

 

Nato in un’epoca di cui sfuggo l’essenza

noto come gl’altri sopravvivano anche senza

nuoto fra cementi e palazzi e nessuno pensa

che ci muoviamo isolati attorno a isolati

che ci han cresciuti come padri distratti

quanto il secolo scorso, distrutto

da chi prescrive ricette per tenerci

malati e arrugginiti, come tu non eri.

Chissà cosa ti ha detto quell’alba,

ti avrà promesso il volo e la sicurezza

che si equivalgano il giusto e l’errore

per cui erravamo giovani stranieri,

decisi a scrivere il nostro tempo

prima che lui scriva noi,

ambivalenti come la voce del verbo errare.

 

 

Il mio dono

 

Apparse le stelle

 cala il velo sulle cose

tieni, le ho rubate

 una ad una, queste rose.

Nei giardini, dai balconi

 sui cancelli, attento ai suoni!

Le ho sottratte

 così effimere

appassiranno

 senza poter ridere.

 

Ma una ad una

  le strapperai

dividendo

  petali e spine

E pentita

  le cercherai

invano

   le mattine.

 

 

***

 

Il mattino ti ha trovata

 distesa tra onde e sabbia

la bocca tra le alghe

 dipinta, in viso, rabbia.

 

Hai tentato il tuo destino

 in troppi su una barca

hai perso il tuo bambino

 niente sangue, solo acqua.

 

Il mare l’ha voluto

 assieme alla tua speranza

ci hai provato, ma ciò che resta

 è un po’di terra e una croce bianca.

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