10 - MANDO TELEGRAMMI /

MANDO TELEGRAMAS [1]

  

 

What hath God wrought!

 

 

Stanno addestrando cani da caccia.

Nel mentre, rispondo a qualche invito

ricucio amicizie.

Scendono anni nuovi, viaggi

nelle grandi zone terra-cielo-terra.

Come mi arriva ancora

il tuo rumore.

 

 

Volevo dirti che solo oggi

è nato tutto.

Quelle case e quelle canzoni

- quante, quante, quante -

nelle mie ginocchia.

 

 

Avevo quattro vacche

grasse e quattro magre.

Sono andata al mercato dei pegni.

Son tue, per te.

Le impegno, le abbandono un poco

per poterti riacquistare.

 

 

 

Sei ripartito.

Si sente dalla città.

Non ha memoria né vigore.

A volte si lamenta nel sonno.

È una faccenda sospesa.

 

 

***

 

Avrei potuto dire,

prima che andassi

scuotendo tutta la stanza e l’ingresso

e i mattoni e le vivande

nei piatti dei vicini

e le docce e i malintesi,

un altro paio di cose. Due, davvero.
Pochissime e forti.

Ma risalisti azzurrissima.

E io, nell’azzurro, mi perdo.

 

 

Ti ho ripiegato

una poesia piccolina.

È per una tasca.

Resiste al timore, al coltello

alla morte, alla banderuola

a qualche cosa, infine,

che separa per sempre.

 

 

Ogni tanto mi accumulo

su una parte del letto.

Faccio una montagna al buio.

Uccelli e pesci mi toccano i piedi,

mi allungano le dita.

Mi dico: chissà, verranno

finalmente per parlare.

 

 

***

 

 

Correva come niente

e come nessuno

pure il sole.

Numeri e tazzine

lanciavo dal davanzale.

 

 

 

Mando questo telegramma.

Oggi è la prima aria di neve

tu starai in un questo o in un quando

o in un certo chissà.

Oggi perderemo qualcosa insieme

nello stesso momento

una fedina, una verdura per la strada.

Qualsiasi cosa. Una cosa che non si

trattiene. Viene a cercarti.

La tua, viene a cercarmi.

 

 

 

Qui dicono non arriverai

a tavola pronta

fumante verso il soffitto.

Ma loro non lo sanno che si riducono le stanze.

Mente il metro, è sempre notte.

Io sono tutti.

 

 

 

Ti lascio solo cadere in un orecchio

una richiesta di inizio gennaio:

tienimi da conto un ago di luce

un vigneto da far crescere

in certe fessure.

Quella piccola gioia, una e una sola,

dalla tua parte.

 

 

Ho messo tutto a posto,

pronto per partire

in cestini e cestelli.

Sicura che un grande

braccio, pure, li contenga.

 

 

Avevamo, qualche volta

al mattino superchiaro,

superata la notte violetta e ruvida,

capelli di acqua e di sale,

punti, puntini, isole gialle.

Sembravamo due mostri marini sottovento.

Riconoscersi lo stesso, amarsi così

è un destino.

 

 

Si sono perse le città

anche le direzioni sono sparpagliate.

Fra poco potrò arrivarti accanto

da un non-dove, un non-c’è-più, un’arca - un’apocalisse.

Ti mando questa mia per prepararti. Non dimenticarlo.

Da qualche parte, non dimenticarmi.

 

[1]              Le poesie sono state presentate in italiano con la traduzione spagnola, che non riportiamo perché non viene valutata dalla giuria

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