04 - Diari di marzo e di seguito

 

 

Amatoriali vertigini                                                                               1 marzo

 

Ti amo senza mani.

È l’equilibrio impossibile,

inaffondabile,

di chi tende una corda tra gli occhi

e non chiede di sapere se,

la notte,

i topi.

È corto

il respiro che squilibra

sul tuo trapezio

 – il mio circo dilettante.

Il tuo torace è per me

gabbia aperta.

Si tiene, la mia fronte,

alla tua tempia.

Abbiamo smesso di parlare

dello stomaco che brontola,

del cambio semiautomatico,

del peso dell’anima,

del mio traffico telefonico

a singhiozzi.

È un silenzio di piume,

di bilance al milligrammo,

ma niente a che fare con quelle storie che

ti peseranno gli organi – poi per capire chissà cosa.

È un silenzio da brividi in platea:

lo sanno tutti che non

c’è appiglio. Lo sai, tu,

che ho staccato le mani?


 

Souvenir                                                                                    15 marzo

 

L’amore che non dico

l’ho visto apparire

nei gesti,

aprire la porta

quando sei sceso

dalla quattrocentoquattro

per bussare da me.

Scendi,

ed è per me sempre

presagio di altezza,

come le ali d’albatro

che porti guizzanti,

scolpite

sotto il collo

e mi dicono sai volare

bilanciarti nel vento

ed insegnare.

D’obbligo per te l’orologio,

essenziale per me l’anemografo,

appostato nella manica,

se voglio seguirti.

Perdono quota le altre galassie,

sbirciate

auscultate

fino a trovarle per forza,

gli equilibri boriosi dei re

su di una gamba,

i costumi da bagno che costano

soldi,

le scialbezze anemiche

et similia di nessun peso

– e la Scala anche –

e già troppo pesanti

per seguirci,

se in ascensore

mi stai già baciando.

Si sale.


 

Savoir-faire                                                                          21 marzo

 

Si dice di fisiologie ben ragionate,

di cose che funzionano

e savoir-faire:

io non ne so niente.

Anche tu

come tutti

hai degli insoluti

e tratti sfrangiati,

ma gli occhi di acqua verde

e più fede di me.

Io capita mi chiuda fuori

da tutto, compresi

giorni, trionfi

in entrata

e riuscite sul retro,

che poi improvvisi un movimento,

un piano di rientro,

e infine torni a preferire

agli alibi

 

 

Mano a mano                                                                     23 marzo

 

Gli uomini che toccano

le donne

con le mani allenate

sui touch-screen da mercato

autoritario,

che si cercano nei viaggi esotici

venduti identici

a migliaia di altri uomini

e a casa perdono le madri,

figli di città frastornate,

io così li immaginavo,

ululanti agli allunaggi,

gli uomini contemporanei,

prima di sapere di te,

delle tue mani pazienti,

dell’allestimento costante

di ponteggi,

pit stop di fortuna per

le rondini che lottano

con le bizze del vento

lungo le strettoie intitolate

a Montale.

 

le ali:

l’audacia il caso

la ripaga e, ad esempio,

un pomeriggio

passavi tu.

Ho scoperto che il tuo viso

la notte somiglia alla luna,

e il tuo sguardo all’ombra profonda,

ospitale,

dei crateri

e il viaggio non è più soltanto in auto,

io seduta accanto a te.

Forse anche tu hai scoperto qualcosa

e noi insieme di aderire da qualche lato,

e così la voglia

di rubare alla vita

– escluse rimessioni in termini

mai accordate –

anche soltanto una buona mano,

giusto io e te

per saper stare,

per cambiare le carte

sfortunate

con la faccia bianca della luna.

 

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