02- Circostanze

(Stanze da circo)

La mia stanza

  

 

 

V

 

A voi tutti che amate

la poesia tutta

 

come una figlia

struccata

e cercata

rispondo

“lo so”.

 

La mia più che una figlia

è forse, una ragazza

dai versi lunghi

come lunghi capelli.

 

Non ha boccoli classici

“da angioletto del tempio”;

 

non ha tinture forti

da futurismo schietto.

Nemmeno capelli dark

o nero tendenzialmente depresso.

 

Semplicemente versi

sciolti.

 

 

VI

 

I miei capelli

 

assomigliano a delle parentesi graffe.

Ora, il problema

è che sono SEI anni…

che non studio matematica.

 

Mi ritrovo questo numero

incastonato

in parentesi quadre.

 

Poi una frazione

che non so nemmeno calcolare

quanto vale;

ci sono numeri periodici

in certi periodi

in cui i capelli non bastano

a fare da barriera

per una testa che subisce

addizioni e sottrazioni

 

(per poi non parlare del segno dell’infinito…)

 

Allora scuserete una frase un po’da canzone:

- la matematica non è un’opinione! -

aggiungo

- assomiglia più a una religione - :

 

tavole di numeri,

tabelline,

comandamenti…

 

Problema due punti:

ti ritrovi un numero

in una stagione x

 

Svolgimento:

ci devi fare i conti.

 

Moltiplicarlo con tutto l’insieme,

con le parentesi interne,

potenze, potenzialità! Insomma…

Sapete,

caro numero,

cara caaara espressione…

 

Non voglio saperne niente,

mi ri-lego i capelli.

Non voglio saperne

di parentesi graffe,

espressioni

del viso

destinate a rimanere

 

“irrisolte”…

 

 

Stanza dell’innamoramento (1)

 

˂

 

Black out inosservato

in questo palazzo con il sole fuori.

Luci d’emergenza,

i tuoi occhi neri.

 

˂

 

Colpo di fulmine

durante un temporale.

(che poi i fulmini

potrebbero sembrare

flash di chi fotografa la città)

 

˂

 

Tanto se tolgono la luce,

ci raccontiamo le storie.

 

˂

 

Potrei abituarmi

al nero fitto dei tuoi occhi;

potrebbe a un certo punto,

dopo una certa somministrazione,

potrebbe non bastarmi più.

 

Potrebbero non bastarmi

i tuoi avambracci da eroe;

il tuo petto,

il tuo respiro e diaframma…

 

Saremmo

coordinati

- di respiro -

l’uno all’altro…

 

Sarei

fuori controllo…

più o meno come

un attacco di singhiozzo.

 

˂

 

Disimparare

la solitudine…

 

Sarebbe come:

1. pagare la tassa d’iscrizione

2. frequentare l’università

    e la lezione

3. pagare, comprare libri e materiale

4. chiedere in prestito dispense

    a chi dispensa consigli

    perché c’è già passato

5. studiare

6. fare pratica,

    tirocinio 7 giorni a settimana

ecc. ecc.

 

E poi baciarti.

 

Sarebbe come presentarmi all’esame

e rifiutare un 30 e lode

in “solitudinologia”.

 

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