01- A piene mani

 

 

 

Se potessimo restare…

 

Se potessimo restare

visibili nel buio

come questi grappoli di stelle

 

che si annientano di luce

o rimanere accesi sempre

-senza dolore come sassi-

                           abbacinati

dal via vai

                  di lucciole.

Farci interi

                    in quella

nenia continua che fa il mare

          o farci uno in una morte

immobili nell’urto:

 

due ali

tra il finito e il niente,

        impazzire per un sì.

 

      Credeva di spezzare il mare

                                   la voce di un poeta?

 

Forse ci sperava:

                  dire amore

abbracciati in una rete

e si disperde seme per le mani

dove restano incastrate le conchiglie.

 

 

***

 

Senza riuscire a definirti in un colore,

senza darti un verso, una

coordinata precisa,

dandoti solo uno spazio

tra l’acqua e la sabbia,

ti indovino nel sapore

che mi trattiene nel naufragio.

E ti do anche una distanza

tra le costellazioni

ricongiunte sulla pelle

e la mano

che mi risale il cielo,

come una marea.

Vorresti poi

schiudermi nel sale,

cercarmi dentro l’acqua

per dividermi da me

nell’ora del saluto;

il buio da imprimermi sul seno

come un ritmo sulla tua chitarra.

Potessi anche

bere dal mio collo

tutta la vertigine

di non sapere il fondo,

ti allungheresti in un suono,

nel brivido morbido

dei denti strusciati sul lobo.

Dopo rimarrebbe il mare

nell’attimo esatto di chiudere gli occhi.

 

 

***

 

Così tu non lo sapevi

che qualcosa di me e di te

sopravvive

come una stella

nel giro di luce dell’alba.

E sulla soglia delle sere

capita che alla dogana

ci controllino il sonno

perché non si può più

allungare i piedi per cederti

il freddo

e tu cerchi riposo nei porti,

come una vela che smette il vento.

Ma qui non si sprofonda

trai tuoi riccioli, bruni

come la malinconia che soffia

un’eco calda

tra le foglie dei pini

in autunno.

 

 

 

…a lasciarsi crescere, a lasciarsi andare…

 

Corrono i rami bui                                                                       

delle vigne, sospesi al fumo

dolce dei falò

e ad inseguirti

è il notturno dei grappoli

che ti racchiudono

nell’uva scura

quando dalle foglie in cui tremi

si rompe nel centro

il liquore aspro dei tini.

 

A non cedere all’urto

tu od io, amore,

abbiamo ancora il risalire

sparpagliato dei tralci

tiepidi nel buio.

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