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Matteo Bonsante - Lapislazzuli

Edizioni CFR - 2011 - pp. 128     € 12,00

 

 

[...]

C’è una presa di coscienza, che va oltre una speranza e raccoglie con rinnovata passione di vita tanti resti (per altro ancora vitali promettenti semenze) delle filosofie, delle scienze e soprattutto della poesia, delle arti, della musica di un Novecento, talvolta insapientemente denigrato ‑ eppure tanto rivoluzionario in difesa dei valori di una parola non strumentale, né impositiva. In questa breve (e tanto più  lunga e propositiva composizione) rispondono gli echi di una cosmologia in cui gli astri e le astrazioni, la fisica e le matematiche disvelano l'energia dell'origine e di una autosufficiente (senza... sostegni) capacità di attraversamento. Con libertà di movimento (senza indicazioni) entro gli spazi vuoti che l'esistenza offre alla creatività inarrestata dell'uomo. Del suo pensiero e dei suoi sensi. Il presente (l'Ora) come apertura alla pacificazione totalizzante, vanto della mente produttrice e acquisitrice. La circolarità che si avvale delle proposte delle nuove scienze: un relativismo non negativo, bensì in positivo in quanto motore di libertà. Quotidiana e cosmica. L'arrivo al profondo in un rovesciamento n-dimensionale della psicoanalisi: quindi il profondo (Nulla) come conquista e non mai come disperazione. Come luogo del sogno e del segno primigenio, delle loro ambiguità cromatiche: se vuoi cogliere la pietra leggera cerca l'azzurro. Vita statica come pietra nella sua leggerezza lucente. percorsa dagli atomici microcosmi interiori. Il grande ossimoro della poesia in cui vale, senza fine, la sommossa staticità dell’essere.

(dalla Prefazione di Giò Ferri)

 

 

E se la luna, la Terra e tutti gli altri astri

si affacciassero un giorno in un mondo spento?

Chi completerebbe il loro vasto ardore?  

Di solitudine certo rinsecchirebbero e, egri -

invocherebbero un cane, un dio, un uomo.

  

*

Esistere è / essere nella imperfezione.

Solo il nulla non pesa ed è perfetto

nella felicità, nell’Ora, nella saldezza.    

Là la presenza è libera, rotonda.                           

E  rotea, rotea in una ricolma gioia.

 

*

 

Sarò sempre in questa chiusa definizione

d’uomo, di anni e di farraginose cose?

Potrò mai essere me stesso oltre questo sguardo

che mi conforta ma anche mi contiene?

 

*

 

Il tempo ha certo un cuore molto saldo.

E’ un gran corsiero che mai rallenta o frena.

Trasporta uomini e cose con nonchalance, senza biglietto.

A quali rive trasporta le nostre case?

 

*

Sarò sempre in questa chiusa definizione

d’uomo, di anni e di farraginose cose?

Potrò mai essere me stesso oltre questo sguardo

che mi conforta ma anche mi contiene?

 

 *

 

Il tempo ha certo un cuore molto saldo.

E’ un gran corsiero che mai rallenta o frena.

Trasporta uomini e cose con nonchalance, senza biglietto.

A quali rive trasporta le nostre case?

 

 

Presentazione di Piacenza del 16 novembre 2011

Articolo su Corriere del Mezzogiorno, del 23.11.2012

    

   Nunzio Festa

  nota a M.G. Calandrone e M. Bonsante


su www.poiein.it

 

 

La vita chiara, di Maria Grazia Calandrone, Transeuropa (Massa, 2011), pag. 97, euro 9.90; Lapislazzuli, di Matteo Bonsante, a cura di Gianmario Lucini, prefazione di Gio Ferri, con due saggi monografici di Franco Toscani e Gianmario Lucini, nota di lettura di Pére Jean-Pierre Jossua, Cfr (Sondrio, 2011), pag. 128, euro 12.00.

Per deformazione sensoriale, possiamo dire, la parte che preferiamo del nuovo libro di Maria Grazia Calandrone, “La vita chiara”, è quella che guarda alla “terra”, ovvero dove la poetessa, figlia d'un partigiano comunista, si misura con le prospettive di memoria, ovvero sublimando le tragedie della storia, cioè dedicando parole forti e coraggiose infine a luoghi come Marzabotto; perché, è questo è precisato anche nelle pagine della raccolta poetica, i versi nascono dalle oltre diecimila vittime della ritirata nazifascista della Seconda Guerra Mondiale. L'opera, comunque, è suddivisa in quattro sezioni, appunto: acqua, fuoco, terra, aria. Che si chiudono leggendo Teresa d'Avila e Chopin. Usando come mezzo d'espressione proprio l'aria, e senza che questo comporti rinunce lessicali. Perché la voce di Calandrone è fortissima. Si confronta con ogni pericolo degli elementi naturali, per mescolarsi a loro. E fare una forma di spiritualità nuova. Del tutto nuova. Il verso lungo, condizionato da frequenti enjambementes, modellato dalle mancanza assoluta del suono, si posa perentoriamente nelle visioni. Una potenza che in poche altre penne troviamo. Quando la poetessa affronta i drammi del passato, ma persino quando offre parole a rapporti moderni e di questi tempi, vedi il legame tra Natasha Kampush e il suo rapitore Wolfang Priklopil, la poetessa riesce a raccontarsi i pensieri dei soggetti che vede, e li riporta alla lirica. Perché Calandrone entra, con tutta se stessa, nei suoi versi. I componimenti di La vita chiara dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che Maria Grazia Calandrone è tra i dieci poeti italiani ai quali non si dovrebbe oggi rinunciare.

L'ultrasettantenne Matteo Bonsante, nato a Polignano e residente a Bari, invece, con “Lapislazzuli” ci spiega, se ce ne fosse ancora bisogno, che sessant'anni donati a scrivere versi fanno raggiungere una riconoscibile maturità espressiva. “Vita statica come pietra nella sua leggerezza lucente, percorsa  dagli atomici microcosmi interiori. Il grande ossimoro della poesia in cui vale, senza fine, la sommossa staticità dell’essere”, scrive in prefazione Giò Ferri. Bonsante ci regala l'attimo della scrittura, ci fa capire come e quando e in che maniera la provocazione del verso, l'ispirazione per così dire lo raggiunge. In che stato si sente. Insomma il poeta ci da in osservazione la “sommossa staticità dell'esser” che reggendosi nel mondo, e amando il mondo fino in fondo, gusta le bellezze della natura. Interrogandosi, però, sulla sua vita, sulla sua stessa vita. Ché, è proprio vero, il discorso metafisico è la cifra di ogni poesia di Matteo Bonsante, persino di quelle brevissime e apparentemente 'fugaci'. Innamorati siamo, di questa profonda dolcezza. Calandrone e Bonsante, con 'metriche' diverse, sognano dell'umanità

 

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