| Matteo Bonsante -
Lapislazzuli
Edizioni CFR - 2011 - pp. 128 € 12,00 (- 25% dal sito per ordini di
almeno 20 € complessive)

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C’è una presa di
coscienza, che va oltre una speranza e raccoglie con rinnovata passione di
vita tanti resti (per altro ancora vitali promettenti semenze) delle
filosofie, delle scienze e soprattutto della poesia, delle arti, della
musica di un Novecento, talvolta insapientemente denigrato ‑ eppure tanto
rivoluzionario in difesa dei valori di una parola non strumentale,
né impositiva. In questa breve (e tanto più lunga e propositiva
composizione) rispondono gli echi di una cosmologia in cui gli astri e le
astrazioni, la fisica e le matematiche disvelano l'energia dell'origine e
di una autosufficiente (senza... sostegni) capacità di
attraversamento. Con libertà di movimento (senza indicazioni)
entro gli spazi vuoti che l'esistenza offre alla creatività
inarrestata dell'uomo. Del suo pensiero e dei suoi sensi. Il presente (l'Ora)
come apertura alla pacificazione totalizzante, vanto
della mente produttrice e acquisitrice. La circolarità che si avvale delle
proposte delle nuove scienze: un relativismo non negativo, bensì in
positivo in quanto motore di libertà. Quotidiana e cosmica. L'arrivo al
profondo in un rovesciamento n-dimensionale della psicoanalisi: quindi il
profondo (Nulla) come conquista e non mai come disperazione. Come luogo
del sogno e del segno primigenio, delle loro ambiguità cromatiche: se vuoi
cogliere la pietra leggera cerca l'azzurro. Vita statica come pietra nella
sua leggerezza lucente. percorsa dagli atomici microcosmi interiori. Il
grande ossimoro della poesia in cui vale, senza fine, la sommossa
staticità dell’essere.
(dalla Prefazione
di Giò Ferri)
Presentazione di Piacenza
del 16 novembre 2011
Articolo su Corriere del
Mezzogiorno, del 23.11.2012
Nunzio Festa
nota a M.G. Calandrone e M. Bonsante
su www.poiein.it
La
vita chiara, di Maria Grazia Calandrone,
Transeuropa (Massa, 2011), pag. 97, euro 9.90; Lapislazzuli, di
Matteo Bonsante, a cura di Gianmario Lucini, prefazione di Gio Ferri,
con due saggi monografici di Franco Toscani e Gianmario Lucini, nota di
lettura di Pére Jean-Pierre Jossua, Cfr (Sondrio, 2011), pag. 128, euro
12.00.
Per deformazione sensoriale, possiamo dire, la parte che preferiamo del
nuovo libro di Maria Grazia Calandrone, “La vita chiara”, è quella che
guarda alla “terra”, ovvero dove la poetessa, figlia d'un partigiano
comunista, si misura con le prospettive di memoria, ovvero sublimando le
tragedie della storia, cioè dedicando parole forti e coraggiose infine a
luoghi come Marzabotto; perché, è questo è precisato anche nelle pagine
della raccolta poetica, i versi nascono dalle oltre diecimila vittime
della ritirata nazifascista della Seconda Guerra Mondiale. L'opera,
comunque, è suddivisa in quattro sezioni, appunto: acqua, fuoco, terra,
aria. Che si chiudono leggendo Teresa d'Avila e Chopin. Usando come
mezzo d'espressione proprio l'aria, e senza che questo comporti rinunce
lessicali. Perché la voce di Calandrone è fortissima. Si confronta con
ogni pericolo degli elementi naturali, per mescolarsi a loro. E fare una
forma di spiritualità nuova. Del tutto nuova. Il verso lungo,
condizionato da frequenti enjambementes, modellato dalle mancanza
assoluta del suono, si posa perentoriamente nelle visioni. Una potenza
che in poche altre penne troviamo. Quando la poetessa affronta i drammi
del passato, ma persino quando offre parole a rapporti moderni e di
questi tempi, vedi il legame tra Natasha Kampush e il suo rapitore
Wolfang Priklopil, la poetessa riesce a raccontarsi i pensieri dei
soggetti che vede, e li riporta alla lirica. Perché Calandrone entra,
con tutta se stessa, nei suoi versi. I componimenti di La vita chiara
dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che Maria Grazia Calandrone è
tra i dieci poeti italiani ai quali non si dovrebbe oggi rinunciare.
L'ultrasettantenne Matteo Bonsante, nato a Polignano e residente a Bari,
invece, con “Lapislazzuli” ci spiega, se ce ne fosse ancora bisogno, che
sessant'anni donati a scrivere versi fanno raggiungere una riconoscibile
maturità espressiva. “Vita
statica come pietra nella sua leggerezza lucente, percorsa dagli
atomici microcosmi interiori. Il grande ossimoro della poesia in cui
vale, senza fine, la sommossa staticità dell’essere”, scrive in
prefazione Giò Ferri. Bonsante ci regala l'attimo della scrittura, ci fa
capire come e quando e in che maniera la provocazione del verso,
l'ispirazione per così dire lo raggiunge. In che stato si sente. Insomma
il poeta ci da in osservazione la “sommossa staticità dell'esser” che
reggendosi nel mondo, e amando il mondo fino in fondo, gusta le bellezze
della natura. Interrogandosi, però, sulla sua vita, sulla sua stessa
vita. Ché, è proprio vero, il discorso metafisico è la cifra di ogni
poesia di Matteo Bonsante, persino di quelle brevissime e apparentemente
'fugaci'. Innamorati siamo, di questa profonda dolcezza. Calandrone e
Bonsante, con 'metriche' diverse, sognano dell'umanità
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