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Vanjo Garbujo - Occhistanchi

Edizioni CFR - 2011 - pp. 88     € 12,00           

 

[...] Occhi che sanno orientare lo sguardo dove non sembrava destinato, verso l’interno dell’uomo. Laddove anche vi è una Presenza da cogliere e da narrare. Laddove una perla si è formata e attende di essere scoperta. L’ha plasmata anche la sofferenza, come quella nella conchiglia, che sappiamo essere un grumo di resistenza all’aggressione, quasi una cicatrice. E quella perla dall’interno riflette la medesima luce che è anche al di fuori, facendola però brillare con un’intensità nuova, lasciando così presagire che nulla più è fatalità, ma tutto è parola detta per me: “Gocce di sole scendevano – sulla terra – e mi cercavano”.

Occhi, infine, che sanno ricordare ciò cha hanno visto, per continuare ad affidarlo alle parole, e queste possano narrare. Stanchi dunque anche perché gravati dalla responsabilità del ricordare e dell’attestare. Ancora appesantiti, ma non dalla paura dell’inizio, non dall’ombra della caduta. Sono ormai occhi gravati dal ricordo e appannati dall’emozione di ogni parola che tenta di dire il vissuto. Lo spessore della vita li ha purificati anche tramite il buio, e ora tentano di raccontare. E narrando, invocano il compimento: “Ce ne andiamo via così / con la vita sotto i piedi mentre / dagli occhi immagini scorrono veloci / in un cuore che del sole / invoca la presenza”.

 

                                   (Sabino Chialà, Comunità di Bose)

 

Sabino Chialà è monaco della Comunità di Bose, studioso di ebraico e siriaco. Ha scritto diversi libri su tematiche religiose e poetiche, dai detti del padre del deserto ai detti islamici di Gesù. (Il libro delle parole di Enoc; Discese agli inferi; Dall'ascesi eremitica alla misericordia infinita; Ricerche su Isacco di Ninive e la sua fortuna; Parole in cammino, Testi e appunti sulle dimensioni del viaggiare; La vita spirituale nei Padri del Deserto; Abramo di Kashkar e la sua comunità; Silenzi. Ombre e luci del tacere)

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Riacceso fu il Fuoco

 

 

Sentii la notte nel profondo del cuore.

 

Cercai la luce.

 

In fondo all’oscurità

vidi il tuo volto

 

- bellissimo -

emanava profumo e le mie mani

tingeva di luce.

 

riacceso fu

il Fuoco.

 

 

 

Le lenzuola t’avvolgevano

 

a Giovanni

 

Sapevamo entrambi la verità

ma non ne abbiamo parlato

- a che serve? -

 

I tuoi occhi fanciulli

chiedevano solo

mani in preghiera

e le tue labbra socchiuse

invocavano Presenza.

 

In fragili parole

spezzate sulla nuda terra

invocai la Pietà

e ti prese e ti avvolse e ti vidi danzare

e abbracciato dalla Luce

sorridevi.

 

La vita e la Vita

si incontrano ai miei piedi

e non seppi infrangere l’arcano segreto:

 

Occhistanchi te ne vai…

ed io costretto a rimanere per narrare.

 

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