Ivan Fedeli
Ivan Fedeli - A bassa voce

Edizioni CFR - 2011 - pp. 56     € 10,00

 

 

[...] La poesia non si occupa quasi più del senso della morte e del senso della vita. Forse per questo motivo questo libro incuriosisce, solleva un sentimento di piacevole stupore man mano ci si addentra in una lettura attenta della traccia poetica, e infine ci lascia in un’atmosfera lirica pensosa dalla quale sembra emergere un sentimento di provvisorietà e di leggera inquietudine, come chi ha la sensazione di aver smarrito qualcosa di importante.  Forse questo “qualcosa” ha a che fare col senso della vita e della morte, con la percezione di essere stati scaraventati troppo lontani da un luogo originario, dalla forza centrifuga degli eventi e che, in qualche modo, occorre fermarsi e riannodare un filo spezzato. Occorre ritrovare la capacità di meravigliarsi, ma non dei barocchismi e delle costruzioni complesse dell’ingegno, ma piuttosto delle cose semplici (ma insieme di profondità insondabile) che sono il fondamento primo della nostra stessa essenza e il punto di arrivo della nostra realizzazione, il conto primo e ultimo da saldare a noi stessi e agli altri.  [...]

 

L'intenso e raccolto  lirismo di queste liriche sorprende il lettore per la capacità di comunicare un sentimento vero e raccolto, lontano da ogni chiasso e da ogni urlo, intento nella profondità di un mistero che le parole non potranno mai esprimere. Il poeta si lascia andare alla sorgività e alla ispirata leggerezza del suo canto in un tono che solo all'apparenza sembra monodico ma che in realtà è percorso da sotterranee vibrazioni, fremiti, capacità di stupirsi e appassionarsi per il mistero e l'innocenza, che si riverberano in un linguaggio colloquiale ma sorretto da una arditissima costruzione metrica, che pur non apparendo rappresenta l'ossatura melodica di questa delicatissima scrittura, conseguendo effetti di profonda umanità e interiorità.

Si tratta, a mio avviso, di una delle migliori raccolte di poesia dell'anno 2011.

[G. Lucini]

 

 

La nascita meravigliosa

 

Non reazione chimica, non scambio

d’enzimi, trasformazioni osmotiche,

tu chiamala vita semplicemente

la splendida scommessa, mentre filtri

i tessuti costruendo la bocca,

gli occhi, i piccoli rami ora radici

dei nervi: niente è precluso se aggiusti

accenti e singhiozzi, il ritmo del cuore

con quello che per te sarà musica.

 

 

*

 

E spiegarti la vita quando s’apre

lo splendido fallimento che è il mondo

e raccoglie in sé la fatica muta

dei passi senza esitare, tenendo,

grembo o casa accogliente, il caldo e il freddo

delle stagioni, la parte che vive,

quella che salutando cede il posto

alla generazione nuova, come

da sempre così naturale,

così perfettamente aperto e chiuso

nella linea contenente di un cerchio.

 

 

*

 

 (Abbozzo, verso, gemito, parola

Flebile: che cos’è la poesia

se non linguaggio nel suo divenire,

atto, compiutezza che si fa forma

e modella l’incompiuto a sostanza,

la bocca i piedi nelle loro piccole

falangi così fragili, il ventricolo

destro, il sinistro, nell’efflato caldo

del sangue, prima del respiro, di ogni

possibile esattezza di futuro).

 

 *

Madre buona, semenza, solo in te

la creta, materia inerte che genera

sé nel soffio vitale, creatura

e creato quando tutto contiene

e s’apre a ogni cosa il ventre, la lenta

costruzione della casa placenta.

 

[...]

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