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Gianmario Lucini - A futura memoria

Edizioni CFR - 2011 - pp. 64     € 10,00       (- 25% dal sito per ordini di almeno 20 € complessive)

 

 

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Il titolo stesso della raccolta, A futura memoria, vuole rappresentare una testimonianza ideale, ma ugualmente molto concreta, del sentimento e dei sentimenti del nostro tempo, (se mi si consente il richiamo all’ungarettiano Sentimento del tempo), capace di rappresentare anche i sentimenti di ogni tempo, intendendo così mostrare che la natura dell’uomo, attraverso i millenni, in fondo, non è poi cambiata affatto, soprattutto quando si parla di coscienza, di sensibilità nei confronti del dramma e dei drammi delle guerre, anche lontane in senso fisico, e della sfera emotiva che ruota intorno a esse. [...]

L’intento di Lucini, infatti, è quello di richiamare il nostro mondo, soprattutto quello occidentale, a una maggiore consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, perché le regole morali della nostra società cosiddetta “civile”, proprio quando avrebbero bisogno di vedere un’apertura dell’uno verso l’altro nel nome di una nuova solidarietà, appaiono invece viziate da una indifferenza, da un egoismo e da un’ipocrisia di fondo che sembrano appartenere a noi tutti. [...] ... emerge anche un sentimento di cruda e quasi ironica pietà che è come fosse vissuto in prima persona dall’autore stesso, mentre l’”io” di chi scrive e quello di chi vive direttamente quelle situazioni di guerra è come diventassero una cosa sola, portando per questo, in ultima istanza, il poeta a immedesimarsi con la realtà umana dei militari, con la loro precarietà esistenziale, la loro vita in pericolo e con la loro apparente indifferenza che, in certi casi, essi stessi sono chiamati ad avere nei confronti dello spettacolo tragico della morte dei propri compagni o di quello della morte della gente innocente, sotto il fuoco amico o nemico, in un misto di rabbia e di disperazione, in un misto di dovere da assolvere e consapevolezza di essere dalla parte degli sfruttatori, di contraddizione tra la necessità di un intervento armato voluto dai potenti e di ideali da difendere, tra la brutalità di tutte le guerre e quella della guerra in corso

                                                                   Marco Ratto

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Per la storia 2

 

Sappiate, voi che leggerete queste leggerezze votate al vento che gira su se stesso, che non fummo carne, non fummo voce. Ci aggiravamo come simulacri. Apparivamo certe notti sciogliendoci alla luna. Eravamo il lamento dei cani. Dicemmo l’inganno pretesto plausibile, lo vedemmo sfidare la regola dentro la regola, lo lasciammo operare abile artigiano nella sua misteriosa cantina, ascoltammo i grimaldelli sorbendo un tè al bergamotto, in quell’inverno né caldo né freddo,

 

perché noi fummo il popolino

che non esistette,

la parte di mondo confitta nella terra, senza mai

piantarvi radice.

 

 

 

Benedizione della truppa

 

Ti benedica il Padre, soldato che vai a morire per ammazzare

al soldo democratico di Stato,

 

nel nome del Figlio che dorme nel grembo di tua moglie,

nell’orgoglio e nel decoro d'una pensione militare;

 

soldato del soldo combatti per il vostro

futuro senza passato,

 

nel nome del Figlio e dello Spirito di una Gerusalemme crudele

 - pace

            il suo nome - nel Suo Nome.

                                                                        Io so

con l'incrollabile certezza del pensiero padronale

la Sua Natura ferina:

Egli lo vuole e, se mai lo tacque, possiamo interpretare,

fra le righe del Verbo scovare la vendetta

- obbedienza e ruah:

santa virtù dei Kamikaze -.

 

Io prete cupo della civiltà militare e per inciso capitano

stendo su di te, a mezz'aria, la mia mano e la croce e sii puro

strumento nelle mani dell'Altissimo

per ammazzare o esplodere

in alto, biascicando preghiere.

 

 

Recensione di Gianni Nuscis sul blog LPELS

 

 

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