| Lucia Visconti - Humus
Edizioni CFR - 2011 - pp. 32 € 5,00
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[...]Limpidi
versi decisi, dai quali il coraggio grida la sua forza, la sua (pre)potenza;
nei quali una caritas militante proclama la sua volontà, il suo
bisogno di esserci, di dare.
E
si espande e si immilla attraverso le manifestazioni del mondo naturale,
la gioiosa oppure sofferta, ardua, stenta ma comunque tenera presenza
degli animali: fidi sodali per quanti e quante, della società “umana”,
sanno ancora credere e riconoscersi nei valori autentici.
Su tutto, nella silloge s’impone,
costantemente rinsaldata, l’alleanza con Dio, l’accettazione del Calice –
da vuotarsi, per quanto amaro, fino all’ultimo avido sorso.
Pervasiva infatti la presenza, sotterranea ma
spesso affiorante o volutamente esplicitata, della lezione biblica.
Letizia Lanza
[...]Piante, fiori, animali, che in
questa nuova raccolta poetica di Lucia Visconti trovano spazio tra i suoi
versi, sono tutti intrisi dell’umanità alta e dolente dell’autrice, della
percezione del divino attraverso la natura. Davanti al Mistero che le si
rivela, l’urgenza di esprimersi diventa in lei talmente forte da non poter
restare confinata nel silenzio. La sua voce, nel dichiararsi, si fa parola
poetica e canto. Un canto variamente modulato, spesso venato dallo
struggimento di non potere essere pienamente esprimibile con i poveri
mezzi a nostra disposizione “Di troppo le parole” (Giubilo), ma
costantemente teso alla luce dell’Antico dei giorni, unica fonte di
Sapienza, unica via di Salvezza.
Annalisa Macchia
Recensione di Massimo Seriacopi
LUCIA CICCHINO, Humus. A cura di
LETIZIA LANZA e ANNALISA MACCHIA.
Piateda (SO), Edizioni CFR - Poiein,
2011, pp. 32, euro 5.
Se è possibile volgere con gli
strumenti della poesia i propri passi verso una costante ricerca della
bellezza, dell'armonia rasserenatrice, questo è senz'altro il percorso
attuato dall'autrice dell'agile libello di liriche qui in esame che
testimonia un progresso notevole rispetto alle non poche e non banali
(anche quando basate sul dialetto sapientemente proposto) raccolte
precedenti, e mostra dunque di aver saputo far tesoro di tutte le
esperienze attraversate nella vita come nell'arte, nel colloquio intimo
con il proprio io religioso come nella quotidianità.
Poeta è anche chi riesce a
dialogare, oltre che con la propria interiorità, con ogni più piccolo
elemento costituente dell'altro da sé e della natura, fino a
rendicontare uno scambio tra la propria entità umana e quegli elementi
che della natura fanno parte: "Non più tempo di lazzi./ Di abbandono.//
Vacua forza in argilla/ per figli tigre/ e/ Vecchiezza en tours d'enfance./
Fortezza/ ci trasfiguri in roccia", scrive la Cicchino in una delle
illuminazioni più intense del proprio ergasterium poetico, motivando
nella lirica d'apertura della raccolta il titolo riunificatore
prescelto: "Indugio a calpestare foglie morte./ Come oltraggiare
humus?".
Un richiamo costante alla madre
terra, alle creature che genera nel suo seno e con il proprio vigore,
con una ricerca vertiginosa attraverso termini che dall'uso comune
migrano verso l'evocatività e la risonanza delle corde più profonde
delle cognizioni semantiche e dell'eco musicale: Verde vergine,/ ogni
giorno più deciso./ Si accalca,/ si strangola/ il vecchio con il nuovo".
L'evocazione di rose-gioielli,
margherite di cristallo, giorni-pece, zagare che incensano la collina,
profumi sommessi/sommersi, spingono il desiderio sempre nella stessa
direzione: ricongiungere la creatura con il Creatore, senza imbarazzi
religiosamente avvertito anche in un "mazzolino da sposa/ casto-suadente
come/ Amore", o nel farsi "sperma di sole/che penetra cespugli
verde-bottiglia/vogliosi di fiorire", o nel rivelare la Passione in un
ciliegio con rami stroncati e foglie sporche di vermiglio, che
"malmenato,/ non si è difeso:/ Volto di Cristo:/ Sua creatura".
Non manca la ricerca di un "Flash
edenico", il richiamo a un'antica comunione panica con l'universo, il
rimando a passi scritturali, come se si volesse condividere l'azione di
un falco che, "neo tra l'azzurro,/ attenua la fame con l'infinito", o
ritornare a quell'ingresso nella vita cristiana che è il Battesimo:
"Silenzio! Neve./ Veste battesimale/ ha la natura".
Con la forza di un'incisione, e
insieme con la delicatezza di un acquarello, brevi intensi componimenti
offerti come segno di lotta strenua contro il dolore non invincibile
dell'esistenza, se la parola riesce a diventare ricerca di senso,
armonia, bellezza.
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