| Nader Ghazvinizadeh
- Metropoli Edizioni CFR - 2011 - pp. 48 € 8,00
(- 25% dal sito per ordini di almeno
20 € complessive)

Fecondo
Gennaio il mese convesso
cieli presagi di frumento
metabolismo muto nei campi in amplesso
abdica il corvo muto e si fa nevaio
il sonno si prende e si perde a metà
notte
città/voliera città/granaio
Per capire l’opera bisogna immaginare spiando
attraverso l’obiettivo della videocamera dell’autore attraverso la quale
si rivelano l’angoscia che può affliggere chi vive nella «città sempre
notte» e la ricomposizione di un presente collettivo attraverso un
tono generale della silloge accorato, sincero, pronto nel consegnare con
fedeltà alla pagina ciò che è evidentemente vissuto quotidianamente dagli
abitanti della Metropoli.
Nella «città / voliera città / granaio» si
disgrega nell’aria, o meglio nella nebbia, tutto ciò che un tempo vi era
di stabile, è dissacrata ogni cosa sacra, gli uomini sono forzati a
guardare con occhio disincantato la propria situazione ed i propri
reciproci rapporti. Nei ritmi rapidi del mutamento, nell’intensità delle
percezioni con cui i suoi abitanti ne vivono e ne accompagnano le
trasformazioni, la Metropoli sfascia i legami strutturali della comunità
borghese, corrode i postulati tradizionali ed infrange le regole di
condotta tradizionali. Nader Ghazvinizadeh ha il merito di dare
vita a questi suoni, a queste immagini, a questi colori antichi e moderni
della città in veloce cambiamento che troppo spesso dimentica i valori
profondi della sua tradizionale umanità, presa dal ritmo frenetico che non
lascia spazio ai sentimenti veri.
L’opera, corale molto più che autobiografica, dà
voce al popolo ed alla sua lingua, quindi a parlare non è mai una persona
sola, tanto meno l’autore, ma la nuova specie a cui l’uomo metropolitano
appartiene e la gamma delle reazioni individuali è tanto più variegata e
discordante quanto maggiore è il coinvolgimento di ciascuno nella civiltà
dell’urbanesimo: chi partecipa alle sue ebbrezze con slancio euforico, chi
fronteggia l’urto del nuovo con perplessità, chi, infine, patisce la
frenesia del fare con ansia nevrotica o addirittura con angoscia
involutiva. Per questo motivo la silloge non ha un finale poiché è
circolare il passaggio da un uomo all’altro e tale andirivieni ha al suo
interno molte reiterazioni. La monotonia, così come la ripetizione
ipnotica di molti termini di uso comune ed il suo linguaggio capace di
trasfigurare una parola semplice e colloquiale in un suono magico e quasi
onirico, ottengono l’effetto di cogliere la poesia dalla strada e dal
groviglio di paesaggi snaturati, metterla sulla carta in una narrazione
struggente e di forte impatto emotivo.
Sergio Covelli |