Valeria Serofilli, la parola e la cura
"i quaderni di Poiein", n.1, puntoacapo
Editrice, Novi Ligure, 2010, aprile 2010, € 7,50
Collane
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Titoli -
Quaderni di
Poiein
Gianmario Lucini
Valeria Serofilli, la parola e la cura
"I Quaderni di Poiein", puntoacapo Editrice, Novi Ligure, 2010

Dopo il
primo quaderno dedicato ad Arnold de Vos, uscito in aprile, esce agli
inizi di luglio il secondo, dedicato alla poesia di Valeria Serofilli.
La scrittura di Valeria
Serofilli, un'autrice molto attenta agli stili e ai
linguaggi del '900,
non certo quelli delle avanguardie ma piuttosto quelli eredi della
tradizione classica, si caratterizza per una equilibrata ricerca
stilistica, la ricerca di musicalità e di eleganza fonoprosodica. Se si
esamina il suo stile, non si può fare a meno di riconoscerle una cura
molto precisa e un sottilissimo lavoro di lima.
Tuttavia Valeria, pur
essendo a mio avviso classificabile fra i poeti che guardano soprattutto
alla tradizione come termine di confronto per la loro formazione, non fa
uso della metrica tradizionale, ma si avvale del verso libero e della
forma aperta. Crea insomma uno stile personalissimo e riconoscibilissimo
come suo e di nessun altro, dimostrando così notevoli doti di mestiere e
ponendo una vera e propria proposta - che si può o meno condividere, ma
che a mio avviso è ineccepibile dal punto di vista del "mestiere": Valeria
dimostra infatti di essersi data delle regole, personalissime, e di
seguirle in modo ineccepibile.
Il quaderno cerca di
mettere in risalto queste caratteristiche e di riflettere, in termini
generali, sulla questione del linguaggio e dello stile in rapporto al
contenuto dell'opera, sulla scia di un'idea di interpretazione dell'opera
d'arte che parte non da criteri oggettivistici, ma da criteri interni
all'opera d'arte stessa. Inoltre, il quaderno contiene anche anche la
raccolta inedita intitolata Amalgama, che continua la riuscita
esperienza della raccolta precedente.
Il mio parere è
ovviamente di parte, visto che ho scritto la parte critica del quaderno ,
ma a mio avviso la riflessione e su questo tema e il confronto con una
poeta che lo ha a sua volta affrontato a fondo, merita attenzione
specialmente da parte di coloro che scrivono poesia (riflessione che va magari ampliata e confrontata con la propria esperienza),
per la propria crescita personale.
Si acquista il quaderno
inviando una mail al sottoscritto
o alla
casa editrice.
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Nota di lettura di Maria Giovanna Missaggia
Dei tanti, tantissimi scrittori di versi che affollano
sia le pagine a stampa che quelle elettroniche, in una sinfonia
vastissima e frastornante di voci, i versi di Valeria Serofilli
ricordano il suono di un diapason che fissi la misura, il “senso del
verso”, per l'appunto, ossia la sua ragion d'essere e, per cosi' dire,
la direzione del suo moto, ossia i punti cardinali verso cui risulti
oggi possibile orientare la ricerca poetica.
Questo
carattere ragionativo-inquisitorio emerge dalla tessitura dei testi che
si fonda sul rincorrersi di sempre nuove, e via, via piu' articolate
definizioni dello spunto di origine, come un ampliarsi della riflessione
poetica per mezzo di successive puntualizzazioni, sfaccettature,
approfondimenti su un tema d'avvio, secondo una struttura a cerchi
concentrici (e non a caso una tra le piu' belle liriche della Serofilli,
che da' il nome ad una intera raccolta, si intitola “Chiedo i
cerchi”).
Ma questa sorta
di accanimento definitorio non si esprime per mezzo di un linguaggio
geometrico e lineare, bensi' sceglie la forma piu' difficile e
improbabile per svolgere un ragionamento, ossia quella dei legami
analogici tra la realta' che si vuol descrivere ed una serie di immagini
che si sviluppano in successione e scaturiscono l'una dall'altra,
secondo una strutture a climax.. E' come se il “senso del verso” si
sdoppiasse: da un lato l'indagine ragionativa, dall'altro una creazione
ininterrotta e multiforme di piani della realta' ognuno dei quali
riflette l'oggetto indagato, lo trasforma e ne sugerisce nuovi
potenziali signficati.
In questo senso
l'inserzione dei richiami piu' o meno espliciti a Montale che la stessa
autrice segnala (Fili di carrucola dipanano/ strane circostanze,
Resoconto) mi sembra abbia una funzione ben diversa da quella
dell'usuale ammiccamento letterario, o di un senhal posto ad esprimere
il proprio debito intellettuale verso un modello poetico: e' invece uno
specchio aggiuntivo, sovrapposto ai molti altri creati dall'autrice, e
che, come gli altri, riflette l'idea o l'immagine che e' al centro
della ricerca, ed in parte la spiega, in parte la deforma, rendendo
necessario un nuovo tentativo di definirla. Questo, credo, spieghi anche
i rimandi interni ai testi della stessa autrice che e' possibile trovare
nelle sue raccolte poetiche.
Quanto alle
analogie cui e' affidato il compito di estrinsecare la vera sostanza
delle nostre esperienze, esse hanno la natura rutilante, la musicalita'
sonora e la capacita' di ramificarsi ininterrottamente che hanno gli
slittamenti analogici della poesia barocca. Sebbene il Barocco non
costituisca uno dei riferimenti intenzionali di Valeria Serofilli, e'
innegabile che esso sia un tratto connaturato alla sua sensibilita',
come dimostra la struttura dei suoi testi nei quali uno stesso dato
della realta' subisce continue metamorfosi per mezzo di successive
metafore, ognuna delle quali sembra essere quella che definitivamente
imprigiona l'essenza stessa della cosa descritta, mentre e' solo un
nuovo punto di avvio da cui si dipartono altre trasfigurazioni (“Nata
appena / come d’uva il mosto/ Appena sorta / com’alba da tramonto
/Schiusa / pistillo da corolla:/ liquida / com’acqua di sorgente”,
Ebbra). Barocco e' anche un
ulteriore elemento che caratterizza i versi della Serofilli e che non
saprei come definire se non come una sorta di sensuale esuberanza
verbale: sequenze allitteranti e paronomasie producono echi e risonanze
interne che complicano ed arricchiscono i suoni fino a riprodurre sul
piano della musicalita' l'intensita' delle sensazioni descritte (“Col
vivere si versa / al vivere un acconto/ ma sempre infine ti si riversa
il conto/ in scomodo ritardo, prolisso contrattempo”; “quel tuo darsi –
strano a dirsi – in fogli sparsi/ aspersi di consenso, di non detto.
/Discorsi – quanti, (ricordi?) – sui corsi e sui ricorsi”, Resoconto).
Significativa,
infine, e' la naturalezza con cui all'interno di questi accorgimenti
tecnici viene accolta una sostanza umana viva e bruciante:
Resoconto e' il solitario colloquio con un maestro scomparso, ma
e' anche il dialogo, colto con straordinaria immediatezza, che ogni uomo
ha con se stesso (“ricordi a
branchi / brancolano il buio/ ed io qui in attesa di dire / cosa? -”;
“Discorsi – quanti, (ricordi?) – sui corsi e sui ricorsi/ il pessimismo
/ bicchiere mezzo vuoto/ l’ottimismo, se è bicchiere mezzo pieno/
l’altra metà è fine del sentiero).