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Arnold de Vos

 

 

 

 

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Arnold de Vos nasce nel 1937 in Olanda. Si laurea in lingua e letteratura neerlandese e italiana all’Università di Leiden, e dal 1967 studia all’Università di Bologna e all’Istituto Storico Olandese a Roma dove inizia a frequentare l’ambiente letterario della capitale, e

incontra poeti e scrittori come Elsa Morante, Dario Bellezza, Riccardo Reim, Dacia Maraini, Nelo Risi ed Edith Bruck, Giacomo Debenedetti, Giorgio Levi della Vida, Julius Evola, Giuseppe Ungaretti, Cesare Zavattini e altri. Si dedica con la moglie alla pompeianistica e all’archeologia rurale in Tunisia, viaggia in tutta l’area del Mediterraneo, prende casa nella medina di Tunisi e si ritira in seguito nel Trentino, a Selva di Grigno. Ha pubblicato poesie e prose nella sua lingua prima di lasciare il paese, ha tradotto Il Sempione strizza l’occhio al Frejus di Elio Vittorini in olandese, ma è esploso come poeta in lingua italiana. De Vos è uno degli esponenti più significativi della cosiddetta poesia migrante.

Ricordiamo la sua produzione più recente, le raccolte Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone 2005), Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone 2007), Sublimazione (ICI Edizioni 2008), Nakedness Is Your Priestly Robe (Eloquent Books, New York 2008. Foreword by Mia Lecomte, English translation by Adeodato Piazza Nicolai: www.eloquentbooks.com/NakednessIsYourPriestlyRobe.html ), Il nudo è il tuo abito talare (Edizioni del Leone 2008), Amore con l’unicorno (Edizioni Il Foglio 2009), Ode o La bassa corte dell’amore (puntoacapo Editrice 2009, prefazione di Adele Desideri, postfazione di AlessandroCanzian), Il giardino persiano (Samuele Editore 2009, prefazione di Manlio Sgalambro) e Stagliamento (Samuele Editore 2010, saggio introduttivo di Luca Baldoni).

È autore delle raccolte Poesie del deficit (Edigam 1980: premio “Taormina” 1980), Il portico (Gazebo 1985), Responso (premio “Sikania” 1990), Paradiso e destino o La perla insonne delle pudende (Sciascia 2000: premio “Città del Pittore Guastaferro”, con Peter Russell). Suoi testisi trovano in Omaggio a Lawrence Ferlinghetti (Edizioni ObliquaMente 2005), Ai confini del verso.

Poesia della migrazione in italiano a cura di Mia Lecomte (Le Lettere 2006), ParmaPoesiaFestival. Per altri versi (Monte Università Parma 2007), Versi inVersi. Pensieri e parole intorno all’arcobaleno (Il Dito e La Luna 2008), Antologia del Premio “Astrolabio” 2008 (puntoacapo Editrice 2009), Il segreto delle fragole 2010 (LietoColle 2009), Taggo e ritraggo (LietoColle 2010), e in A New Map: The Poetry of Migrant Writers in Italy a cura di Mia Lecomte e Luigi Bonaffini (in prep.).

È inserito nel portale della rivista Whipart (www.whipart.it), nell’antologia ideata e curata da Alessandro Canzian: Nel cristallo un vino astrale. Le poesie di de Vos sono state tradotte in inglese, francese, catalano, spagnolo, sloveno e dal poeta israeliano Rami Saàri in ebraico classico.

 

Pagine su Poiein

 

Arnold de Vos.L'ascetica dell'eros.   a cura di G. Lucini.  puntoacapo editore.  disponibile

Intervista di A. Canzian

Alcune poesie - aprile 2010

Poesie del Premio Turoldo 2008

Poesie del Premio Turoldo 2009  e   recita

 

    

Arnold de Vos

Ode o la bassa corte dell'amore

 Editrice Puntoacapo, Novi Ligure, 2009

 

 

Preceduta dalla bellissima introduzione di Adele Desideri (che consiglierei di leggere attentamente a coloro che sono interessati all’opera di de Vos, proprio per la sua acutezza interpretativa), questa nuova raccolta del poeta italo-olandese (così lo consideriamo) edita da Puntoacapo,  intitolata Ode o la bassa corte dell’amore che forse supera, per compattezza tematica e per eleganza espositiva (del suo “pensiero” poetico) tutte le precedenti (e numerose) raccolte edite in una diecina di anni.

Seguendo la traccia della Desideri, voglio anch’io rimarcare la collocazione “classica” di questi versi, o meglio, lo stretto rapporto (anche dialettico e non solo di mera continuità) con la concezione erotica degli antichi greci e latini, per i quali l’erotismo era un fatto estetico ma anche morale, un modo per leggere la realtà, molto più ricco dello svilito moderno erotismo che s’incentra in un gioco fine a se stesso, nel narcisismo di coppia, in una realtà separata dal resto della vita.  Per de Vos invece, l’erotismo assume una visione ben più ampia, una chiave interpretativa del senso stesso dell’esistenza e se separazione vi può essere, tendente comunque all’integrazione a volte con accenti di nostalgia e di vera e propria tensione mistica, sta appunto nell’esperienza di questa “bassa corte” dell’amore che è come materia informe e ambigua, foresta nella quale la via mistica cerca se stessa come via di salvezza.  Non va però sottaciuto, all’interno di questa tensione poetica, anche l’elemento non propriamente classico ma giudaico-cristiano che innesta nella poesia di de Vos proprio quel sentire mistico di ascendenza a volte medioevale e a volte barocca (se non manieristica), come vera e propria “seduzione del sacro” a cui accenna Alessandro Canzian nella postfazione di questo stesso volume.  Solo che il sacro, qui, non è smaterializzato e spiritualizzato in formule teologiche ma viene riconosciuto nell’atto erotico che si fa linguaggio mistico, elemento di redenzione della “bassa corte” istintuale nel rito fatto di riconoscimento e comunicazione.  Ma è come dire che, in questa mistica dell’eros, senza la bassa corte non è neppure data la sua redenzione e quindi l’ascesa al Sacro.  Nelle intenzioni del poeta dunque, è proprio la trasfigurazione dell’istintivo ciò che sublima l’eros e lo integra nel sentimento amoroso.  Ed è in questo continuo peregrinare il ripetersi di una stessa esperienza tuttavia sempre nuova, rivissuta in sempre diversi rapimenti, come fonte inesauribile di spiritualità e carnalità fuse in un unico slancio.

Un bel volume dunque che conferisce vigore alla collana “Passi” di Puntoacapo, già ricca di altri bei titoli e nello stesso tempo un punto di arrivo anche per la poesia di de Vos che, nella sua ultima produzione ha mostrato di saper sempre di più centrare ed approfondire tematiche che anche soltanto 10 anni or sono suscitavano un’idea di novità nella poesia d’amore, ma non ancora così sviluppata e vigorosa, così chiara come in questa raccolta - nella quale peraltro si legge nella parte centrale, dichiarazione poetica e allo stesso tempo acme di questa scrittura, la bellissima Ode, che da sola meriterebbe approfondite considerazioni sia per la sapiente musicalità della prosodia sia per la forza del messaggio e la capacità di fare sintesi delle tematiche devossiane.  Ode è scritta in un linguaggio che ci sembra più semplice delle altre composizioni, e suggerisce l’idea quasi di una catarsi, una confessione al lettore, la consegna di una chiave di lettura della sua intera opera.

In questi dieci anni de Vos – lo si vede – ha lavorato molto sulla sua poesia, l’ha trasformata, l’ha perfezionata con una cura maniacale, tanto che senza dubbio possiamo qui affermare di avere un prodotto molto solido, capace di imporsi all’attenzione dei critici, anche di quelli distratti.

 

                     Arnold de Vos

               Due recenti volumi

                                          

 

Amore con l'unicorno - Edizioni "Il Foglio", Piombino, 2009

Il nudo è il tuo abito talare - Edizioni del Leone, Venezia, dic. 2008

 

Nota di G. Lucini

 

Le due recenti fatiche (specie la seconda) di Arnold de Vos segnano anche il vertice della sua maturità artistica, che noi abbiamo visto in intensa e quasi irruente ascesa nel giro di un decennio.  Il poeta non è invero un giovanissimo, anzi, è ormai un signore in età senile.  L’età della sua produzione artistica in poesia non è dunque né la giovinezza (che pure lo vede esordire, nel 1967 già trentenne, con una raccolta in volume, continuando nel tempo a cadenza più o meno quinquennale) né la maturità e questa frenesia scrittoria che in pochi anni lo vede dare alle stampe parecchie raccolte di poesia (ormai ne ho perso il conto) ha in qualche modo a che fare con il suo stato attuale di entrata nella vita senile. 

Verrebbe da dire che una scrittura così veloce e irruente in qualche modo debba pagare il fio sul versante della qualità.  Mi sono dunque speso in questa direzione, cercando il pelo nell’uovo ma la mia indagine non ha verificato l’ipotesi.  Ho invece trovato una poesia di ottima fattura in stile e contenuti, di una lingua particolare a volte densa di neologismi accanto ad arcaicismi (ma è una precisa scelta dell’autore, non una mancanza di conoscenza della nostra lingua), ma certamente molto precisa ed elegante; una competenza linguistica che non molti poeti italiani possono vantare.  E qui è d’obbligo precisare quello che abbiamo omesso, che cioé de Vos, linguisticamente più italiano di molti italiani pur acculturati e plurilaureati, è di origine olandese ed è anche figlio di molte culture (inglese, francese, italiana, dell’antica latinità...).  E’ uno dei rappresentati più significativi della cosiddetta “poesia migrante”, la poesia dei poeti che scrivono in italiano pur essendo di madrelingua diversa.  Non vedo dunque il motivo di considerare “migrante” la sua poesia se non da un punto di vista formale e non sostanziale.  De Vos ormai da oltre quarant’anni infatti vive stabilmente in Italia ed ha scritto tre importanti libri sul nostro patrimonio culturale e storico, quando si occupava degli scavi di Pompei ed Ercolano.  Ma la ragione sta nel fatto che non vedrei alcuna differenza fra la sua poesia e quella di un buon autore italiano neppure dal punto di vista linguistico.  per me insomma, rimane un poeta italiano di origine straniera, non un poeta straniero che scrive in lingua italiana.

Ma non è questo il punto che segna l’importanza della sua opera per la nostra cultura, anche se si tratta di un’importanza scomoda per molti.  De Vos infatti ha introdotto nella nostra letteratura la poesia erotica omosessuale, che si differenzia molto dalla poesia erotica classica, basata sulla celebrazione del corpo e della sessualità.  Nella sua poesia infatti l’elemento fisico, pur sempre presente e in maniera candidamente esplicita (con una specie di innocenza primitiva che spoglia di ogni malizia questo erotismo) è costantemente integrato con la spiritualità e il simbolismo dell’atto erotico, in una dimensione dove l’interezza dell’essere viene cantata e, se vogliamo, trasfigurata, in una specie di stilnovismo o petrarchismo integrato da una fisicità plastica ed irruente.  Non solo, ma all'elemento spirituale de Vos abbina anche un elemento ascetico, un continuo riferimento al Trascendente, coniugando in modo singolare preghiera e poesia erotica.  Quanto basta per far storcere il naso alla maggioranza della critica. Le poesie di Arnold sono, in altre parole, poesie d’amore carnale, scritte con un registro inedito nella nostra cultura.  Sono, ancora, un fatto culturale che non possiamo ignorare anche sul versante della critica, una ricchezza che sprechiamo.

Io credo, insomma, che di questo autore ci si debba finalmente occupare anche in una discussione critica sulla poesia erotica italiana, che a me personalmente sembra piuttosto muffosa e convenzionale, pregna di luoghi comuni e poco dinamica.  De Vos ci offre invece una visione alternativa, di indubbio spessore culturale.

Infine, anche se l’amore è la trama, la filigrana, l’orizzonte insomma che contiene i suoi versi, quella di de Vos non è soltanto una poesia amorosa.  Vi sono infatti alcune liriche (non poche a dire il vero) dove il tema dell’amore passa sullo sfondo per lasciare spazio a una visione del mondo e della vita di sapore più filosofico, quello che chiamo solitamente il pensiero poetico dell'autore.  E' in queste liriche che la sensibilità di de Vos mostra la sua freschezza.

Un poeta finito insomma, un importante voce della nostra cultura, che la disattenzione della critica relega ingiustamente in secondo piano.

 

 

           

                     Arnold de Vos

            Cinque elegie

                      da "Rassegnata elegia", 27 poesie

 

 

 

1

 

Esci sul prato.

I muri danno calci alle finestre

per vedere come il tuo nudo vestito

s’accordi con la baia del bosco

nella quale scalci per l’erba alta

tigrato dall’ombra dei rami

sotto il sole lionato mentre il safari degli sguardi

ti supera che ti dirami e

schivando la polvere che si leva fulva

mi degni di uno sguardo.

 

 

3

 

Invisibile paratia, l’aria mi separa dalla poesia

scritta di fresco. Ancora suona nell’orecchio

il crepitio dello stucco verdino

che si sgretola: come è a fine

questa casa burina in mezzo al bosco

che risponde gramo al riverbero delle finestre

quando le apro al poco sole

nel quale ho steso il testo, rassegnata elegia

che ora dall’altra parte dell’aria

guata la mia vitalità resuscitata per saperti vivo

che pascoli il gregge delle parole

al sole del pianoro

alto sopra la mia testa rintuzzata nel tinello,

gurbì boreale della cupezza

da cupio che avvinghia col pensiero il novo sole

dell’amore di testa

che gli fa stendere, e poi guardare stranito

un elogio della solitudine scritto di suo pugno

mentre i sensi lo punzecchiano come non mai.

 

 

 

No logo

  

Listen to the flute as it tells a tale,               

complaining of Love’s separations.            

(Jalâl ad-Dîn Rûmî, Masnavî-yi ma’navî I.1)       

 

Non sono né cristiano né musulmano

non sono né orientale né occidentale

non sono Eva né Adamo

non sono corpo né spirito,

uomo innamorato di Dio non ho dove

stare: sono ebbro ma non di vino,

la mia vigna non è in terra né in cielo

il mio segno è un non segno

è un legno a vento, oboe

che sventola la radice tagliata

a ruota nel vuoto.

 

 

 

Transitorietà

  

Forma che s’interroga su se stessa

lo è anche la vecchia forma

consolidata. Stira e ristira

il sorriso rivolto alla materia

per la sua tenuta. Sorridendo

cancella le smagliature

che l’insidiano, come una maschera da sarcofago

fiduciosa nella tenuta del sorriso

pro forma sotto il quale si dissolve la carne.

 

 

 

Angustie

  

Ci scrivo sotto la data

ma che significa?

le poesie sono vissute tutte

in uno spazio angusto, la gola

 

che non vede la luce del giorno

né il buio della notte: li subisce

spronato dai sensi

tallonato dal subconscio

 

indotto ad articolare le loro premure

sulle quali il vissuto incide sì e no

essendo un continuum con imprevisti

sempre gli stessi, creati ad arte

 

dalla sorte oculata che è la nostra

pelle acquisita che si commuove

sempre nella stessa chiave: una sorta

di clavicordo suonato a tastoni

 

al lumicino, se c’è.

 

                     Trento, 26.09.2009

 

 

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