Carla Bariffi
Poesie

Carla Bariffi è una
nostra vecchia (si fa per dire) conoscenza sin dal 2003, quando per la
prima volta ha partecipato al Premio Turoldo. Personalmente ho avuto il
piacere di scrivere la prefazione della sua unica raccolta poetica edita
nel 200 da Lietocolle,
Aria di lago (Carla abita infatti a Bellano, sul manzoniano
ramo del Lago di Como "che volge a ponente"). Ma
altre poesie di Carla sono presenti sul sito.
Queste nuove poesie,
rispetto alle precedenti, mi sembrano molto diverse. In comune con le
altre hanno soltanto la brevità: difficilmente una poesia di Carla Bariffi
supera i 10 versi (fra le presenti neppure una). Si tratta, è vero, di
flash, di pensieri improvvisi, ma non solo. Non siamo al semplice "Improptus",
nella seconda ad esempio è concentrata in quattro versi un ampio orizzonte
notturno con le sue inquietudini, le paure, l'impotenza, e altre sfumature
indefinibili. L'uso di alcune parole-chiave (segno, non vedere, oscurità,
grido, "architettare", nido...). Una serie nutrita di simboli stretti in
appena quattro versi. Ma perché questa concentrazione? Non è solo un
artificio letterario e neppure un deciso lavoro di lima: è qualcosa che
l'emozione impedisce di scrivere, qualcosa che non viene fuori perché
l'emergenza delle parole vere e necessarie impone che esse siano messe in
primo piano, senza parole concorrenti che condizionino un significato
concentrato e indicibile.
Una poesia siffatta
necessita della massima concentrazione nella lettura, necessita di non
essere lasciata senza i riferimenti intratestuali. Leggere poche poesie
insieme si rende necessario, perché ognuna ha bisogno dell'altra per far
sentire la sua voce. Probabilmente è il lato più debole di queste
composizioni, perché acquistano forza soltanto in una raccolta. Diventano
allora un vasto orizzonte simbolico, e solo allora, rileggendole anche
singolarmente, conservano la loro forza e vivono dentro la trama inconscia
di significati evocati nella lettura con le altre poesie del gruppo o
della raccolta.
Per concludere, a me
sembra che dal bel Aria di lago, un salto qualitativo, molto marcato, è
indiscutibilmente evidente, e il lettore potrà agevolmente rendersene
conto leggendo quelle poesie che abbiamo allora pubblicato su Poiein.
L'innocenza della pelle
è rosa
rosa come la giovinezza sconosciuta
rosa come la rosa
che non puoi sfogliare
perché benedetta.
*
Il segno solca spazi che non vedo
l'oscurità,
dentro i gridi notturni degli uccelli,
architetta i suoi nidi.
*
Il lapis è lo strumento necessario
quando sola, la mente non mi basta -
Non basta neanche un foglio,
se dentro vuoi promettere il confine
che valica la mente.
*
è circolare
la bellezza delle stelle
la mistica osservanza della notte.
Nel silenzio si fa ghiaccio
bagnando le labbra di un sogno.
*
Conchiglia, l'apparenza del suono
interiore, il cammino che viaggia.
Io mi inginocchio al gemito del mare
e finalmente, ascolto.
*
Improvviso,
come ogni cosa bella
è l'attimo che brami.
Ti giunge come un falco,
in salda presa
sa cogliere stupore e verità.
Sa darti l'immanenza.
*
Correggi e ricorreggi
in finitura di concetto
l'espressione che vorresti
ma ricorda:
la natura che nascondi
è la perfetta transumanza del pensiero
che da bozzolo esordisce.
Si fa crudo ciò che cova nel calore.