L'Impoetico mafioso

AA.VV.

L'impoetico mafioso

 

ISBN 978-88-97224-006

105 poeti per la legalità e la responsabilità sociale, in ricordo di Angelo Vassallo

Edizioni CFR - gennaio 2011  -  pp. 152  - € 12,00

Acquisti: gianmariolucini@gmail.com

 

Elenco alfabetico dei poeti

 

Elenco degli eventi di presentazione al pubblico

 

 

L'antologia è stata ideata con lo scopo di raccogliere un significativo numero di poeti italiani che esprimano il loro disappunto per la cultura mafiosa, ossia la cultura dei favoritismo, della raccomandazione, del prevalere dei propri interessi personali sui diritti altrui, del nepotismo, dell'illegalità, dell'assenza di responsabilità verso il territorio, l'ambiente, le persone, le generazioni future; e infine la cultura del pizzo, dell'estorsione, della prepotenza, della violenza, della connivenza, dell'omertà - insomma delle mafie.

I poeti hanno risposto con entusiasmo e in neppure un mese l'antologia è stata completata.  All'interno troviamo anche otto pagine a colori con foto tematiche: la serie della "Venere" (ossia la poesia o la bellezza) di Donato di Poce e alcune foto scattate in Calabria da G. Lucini.

L'antologia si presta anche all'educazione della legalità nelle scuole.  É stato dedicata al sindaco di Pollica, Angelo Vassallo (ucciso proprio mentre la stavamo preparando) e a tutte le vittime di mafia.

 

 

NB. ad ogni poeta è riservata una pagina o due (dipende dalla lunghezza dei testi) corredata da un breve curriculum personale.

 

 

Recensioni

 

Articolo di Antonella Fabiani su "Polizia Moderna", dic. 2011 (riduz. PDF)

 

Resoconto di Giovanna Salvati dell'incontro di Terzigno, su Il Vesuviano

 

Saggio di Antonino Contiliano "Nella poesia di “Calpestare l’oblio” e de “L’impoetico mafioso” l’egemonia del “Noi-rebeldìa

su http://www.poiein.it/autori/2011/2011_03/11_Contiliano.htm

 

Nota di Gian Piero Stefanoni  su  www.retididedalus.it

 

Nota su "Bitonto TV"

 

Video su Youtube

http://www.google.it/#q=l'impoetico+mafioso&hl=it&rlz=1W1SKPB_it&prmd=ivns&source=univ&tbs=vid:1&tbo=u&sa=X&ei=u1tiTbuPLI-94Aa7tYCaCg&sqi=2&ved=0CF4QqwQ&fp=aeb785dcfeaa1f10

http://www.youtube.com/watch?v=tN6kuqlM3Bk

http://www.youtube.com/watch?v=uMyxMYt1-4Q

 

Resoconto sul Quotidiano di Lecce

 

http://geromicelipoeta.blog.kataweb.it/geromicelipoeta/2011/02/10/limpoetico-mafioso-105-poeti-per-la-legalita/

 

http://www.pisanotizie.it/news/rubrica_20110404_presentazione_impoetico_mafioso_antologia_poesia.html

 

 

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  Marco Scalabrino

 nota a AA.VV. L'impoetico mafioso

 105 poeti per la legalità

  Edizioni CFR - novembre 2011

 

 

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

 

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.”

E allora, giusto per rintuzzare questa sorta “di auto-difesa dal non-senso della poesia decaduta e auto-referenziale”, per stabilire un legame tra quel passato e il nostro presente, per riguadagnare il proprio originale ruolo, anzi, più, “nell’idea di assumere un ruolo speciale”, questa antologia poetica, soggiunge Lucini, “esprime il proposito di rottura con la cultura mafiosa e lo fa parlando alle coscienze, alle sensibilità individuali di ognuno”.

 

Gianmario Lucini è di Sondrio. La sua storia, tuttavia, lo ha condotto, negli anni 2008 e 2009, in Calabria. Lì ha operato, in qualità di volontario, presso l’Associazione don Milani di Gioiosa Jonica e tale attività lo ha portato a compenetrarsi, a commiserare, a schierarsi con quella gente e a decidere di spendersi, ancor più di quanto avesse in precedenza fatto, con le sole armi di cui dispone: la cultura, la poesia, la parola, in favore di quella popolazione e contro il male che subissa quella regione. “Di quel che vedo non v’è traccia sui giornali … soltanto notizie ufficiali dette nel tono che si conviene”, scrive egli nella sua silloge SAPIENZIALI del 2010, le cui poesie traggono ispirazione dall’ambiente della Calabria e “sono segnate dal disgusto per la cultura mafiosa, per la violenza e l’oppressione sociale operata dalla ‘ndrangheta.”

 

“I morti si chiamano / nelle sere d’inverno quando falcia il maestrale / e chiedono conto ai loro assassini”, Gianmario Lucini.

 

L’esperienza calabrese, ritengo, ha vieppiù provato l’animo di Lucini e, benché pure riconosca che “la poesia non è certamente l’arma più adatta per vincere le mafie”, ha  rinsaldato in lui il disegno dell’odierno progetto, giacché “la poesia, con altre forze sane della società, deve contribuirvi.”

Questa antologia, afferma oggi egli, è “un omaggio alla memoria di migliaia di vittime che hanno lottato per la libertà e la dignità del lavoro, della vita, per i principi che stanno alla base di una qualsiasi convivenza democratica e dunque per il futuro di noi tutti”. E, come per SAPIENZIALI, l’intento di questo libro “non è solo quello della denuncia ma anche di incitare alla rivolta morale, all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile”, perché, riprendendo la provocazione di apertura, a quella barbarie non ci si abbia mai ad abituare.

Il progetto quindi è stato concepito prima dei nomi, a prescindere dai “nomi”. Ma questi in verità, attorno a quello, sono presto arrivati.

Tanti autori, i quali hanno consapevolmente aderito all’invito e hanno sostanzialmente preso posizione con i loro atti di poesia.    

Nomi noti della cultura italiana contemporanea fianco a fianco di altri meno noti e fra loro, oltre al Nostro: Luca Ariano, Guido Oldani, Patrizia Garofalo, Ivan Fedeli, Antonio Spagnuolo, Fabio Franzin, Luigi Di Ruscio, Fernanda Ferraresso, Adam Vaccaro, Pasquale Vitagliano, Patrizia Lanza, Giuseppe Panetta, Antonino Contiliano, Vincenzo Mastropirro, Rosa Salvia, Alfredo Panetta, Fortuna Della Porta, Eugenio Nastasi, Davide Puccini, Narda Fattori, Manuel Cohen, Carla Bariffi, Nadia Cavalera, Cinzia Marulli, Tomaso Kemeny, Gero Miceli, Giuseppe Vetromile, Giovanna Turrini, in un ampio ventaglio di generazioni e di età, fra i venti e gli ottanta anni, e di testi di pregevole valore artistico che si alternano ad altri nei quali lo spirito della testimonianza è la condizione prevalente.  

Questo volume, pertanto, sfugge al concetto di antologia nel senso ortodosso del termine di scelta di fiori. Lo stesso Lucini, peraltro, asserisce che egli ha inteso “mettere tra parentesi l’esigenza di selezionare i testi scegliendo soltanto quelli più pregiati dal punto di vista letterario”, ribadendo che “è molto più importante raccogliere un segnale chiaro, esprimere una volontà diffusa nella comunità letteraria”.

 

Con ciò altresì centrando un ulteriore obiettivo, quello di una larga partecipazione, dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Sardegna e da località di tutto lo stivale: Pavia, Novara, Milano, Asti, Cuneo, Rieti, Cagliari, Roma, Monza, Siena, Sondrio, Napoli, Trieste, Verona, Padova, Bari, Perugia, Cosenza, Venezia, Reggio Calabria, Torino, Bologna, Trapani, Genova, Catanzaro, Ferrara, Livorno, Parma, Forlì, Matera, Frosinone, Lecco, Avellino, Lecce, Varese, Alessandria, Reggio Emilia, Mantova, Vicenza, Agrigento, Pisa.   

 

I temi trattati, per farvi solamente un accenno, vanno dall’urgenza di prendere le distanze fisiche ed etiche dalla Mafia, “mi lavo dalla putredine che sento appena ti avvicini”, Patrizia Garofalo, alla constatazione che essa non è/non è più un fenomeno localizzato unicamente al Sud, “È ormai dappertutto il malaffare”, Nadia Cavalera, dalla riprovazione della sua efferatezza, “lo trovarono / il giorno appresso bruciato su un tratturo / con un sasso in bocca”, Narda Fattori, all’incitamento alle coscienze e alle forze sane della società ad opporvisi e sconfiggerla, “il veleno va schiodato dagli infissi, / se vogliamo costruire”, Carla Bariffi, eccetera.

Su tutto nondimeno s’impone, sorretta pure dalla solidarietà, la speranza, ciò che rimane ogniqualvolta il vaso di Pandora si svuota; la speranza che come ogni cosa di questo mondo la Mafia prima o poi avrà fine, dovrà esaurirsi, cesserà.            

 

“Tra la bellezza e l’inferno / ci sono / cento passi. / Un paese vuol dire non essere soli”, Giovanna Turrini.

                                                                                 M.S. - Gennaio 2011

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  Gianmario Lucini

 L'odissea dell'Impoetico

 

 

 

Mi piace raccontarla, anche perché il racconto mi consente di discolparmi (almeno in parte) degli incredibili ritardi che hanno segnato la pubblicazione di questo libro, che è anche la prima pubblicazione (e non a caso) della casa editrice che dirigo.

L'impoetico è nato... da un conato di vomito, per essere franchi. E' nato dalla costernazione nel vedere mezzo parlamento inquisito per mafia o in odore di mafia.  E' nato come reazione e come proposta di presa di posizione chiara agli intellettuali in favore della legalità, in un momento storico nel quale la legalità non è mai stata a livelli tanto precari e opinabili.  Siamo il Paese non tanto delle libertà, ma delle velleità, un Paese senza freni morali, dove si mugugna ma non si osa mai, dove si manda giù bocconi amari tranne poi seguire il primo capopopolo che fa la voce  grossa e cavalca gli scontenti per farsi gli affari suoi. Il problema è che ormai siamo a corto anche di capopopolo, totalmente allo sbaraglio. Siamo il Paese dei sofismi, dove la sostanza delle cose, sotto gli occhi di tutti, viene stravolta dalle razionalizzazioni gridate dai leaders politici e dai mezzi di comunicazione di massa così che la verità, seppure chiara ed evidente, passa in secondo piano rispetto alla costruzione estetica che ne fanno costoro.  Tutti sanno e nessuno ha il coraggio di levare una voce.  Impera la paura di perdere qualcosa: il posto di lavoro, la notorietà, qualcosa. E' la democrazia del capitalismo, nella quale ognuno dice quello che gli pare ma poi, se non ha i mezzi (il danaro) per difendersi, paga comunque, anche senza persecuzione formale o polizia o leggi speciali.  E' la schiavitù morbida della tecnologia dell'informazione, che garantisce la libertà solo a chi la possiede.  Siamo il Paese che assiste senza ribellarsi all'eterno spargimento di veleni senza battere ciglio, a litigi di prepotenti che farebbero meglio a telefonarsi a casa senza rompere le palle al mondo intero (anche questo è un segno della snaturata vocazione dei mezzi di comunicazione di massa).  Siamo il Paese che pubblica anche i versi di questi signori e li acquista in migliaia di copie, mentre la poesia vera fa fatica a vendere 100 copie a edizione.  Un Paese magnifico e stupido, tutto sommato.

Un conato di vomito che non era soltanto nostro, se 105 poeti hanno inviato dei testi e altri, ad edizione già chiusa, si sono rammaricati di non aver conosciuto l'iniziativa in tempo per potervi aderire.  Nomi molto noti e nomi semi-sconosciuti: non importa la qualità o il nome, importa qui la presa di distanza, la volontà della cultura di essere protagonista.

Nasce, questa antologia più o meno a fine agosto.  Nei primi giorni di settembre fu ucciso Angelo Vassallo e fu quasi ovvio dedicarla al senso del suo sacrificio e di quelli (migliaia) che come lui sono morti per resistere e onorare le regole della convivenza.

L'antologia fu inviata in stampa nella prima settimana di novembre ( si aspettava una nota di don Ciotti e/o di Rita Borsellino, che purtroppo non arrivarono).  La prima presentazione fu programmata per il 18 gennaio a Firenze, con i "Sapienziali" (che parlano anch'essi di giustizia e legalità).

 

Purtroppo il 14 gennaio il libro non era ancora arrivato ed ho dovuto mio malgrado decidere di partire domenica 16 notte per Cosenza, caricarmi quasi due quintali di scatoloni in auto per arrivare alla presentazione di Firenze con il libro in mano. La presentazione è poi proseguita a Roma, a Bari (Ruvo di Puglia e Molfetta), a Marsala (con la provvidenziale partecipazione d' Rita Borsellino) e in una scuola di Pavia.

In queste presentazioni (e nelle altre che stiamo cercando di programmare) il libro è stato venduto a 5 €, con l'idea di recuperare soltanto le spese di viaggio e di stampa ma di diffonderlo in più possibile.  300 copie peraltro sono in spedizione e altre 200 saranno diffuse nelle librerie.  Insomma, in una settimana l'edizione è quasi esaurita e già pensiamo a farne stampare un migliaio di copie per l'attività nelle scuole per gli ultimi mesi di quest'anno scolastico e i primi del prossimo.

 

Nel corso delle presentazioni sono poi nati progetti paralleli, come quello di dare modo ai ragazzi di dire la loro sulla legalità (e non sempre proporre noi adulti, dall'alto), oppure trovare il modo di poter incoraggiare una poesia che si occupi delle cose concrete pur evitando i pericoli della storicizzazione, dell'ideologismo, del disimpegno linguistico in nome dei "contenuti" (ai quali peraltro teniamo molto).

 

Vi sono alcune copie a disposizione per i lettori di Poiein, che sono vendute al prezzo scontato di 10 € (e di 5 € a copia per insegnanti ed alunni delle scuole di ogni ordine e grado.  Non sappiamo come fare a identificare chi è studente e chi è insegnante, pertanto... "fammo a fidasse", come si dice a Roma e confidiamo sul senso di legalità, appunto, dei nostri lettori.  L'importante è che il messaggio dell'Impoetico arrivi forte e chiaro).

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La Sicilia
 
Sabato 29 Gennaio 2011 Trapani Pagina 45

 

«Ciò che è mafioso non può essere poetico» Marsala.

All'ex convento del Carmine presentata l'originale raccolta del poeta Gianmario Lucini

Marsala. Si è tenuto sabato scorso nell'affascinante cornice dell'ex Convento del Carmine la presentazione della raccolta di poesie «L'impoetico mafioso», un interessante appuntamento culturale organizzato dall'agenzia Communico, dagli Amici del terzo mondo e da Ong- Non estinti poetry. Era presente il curatore! della raccolta, il poeta Gianmario Lucini, che ha subito chiarito il senso dell'opera all'attento e numeroso pubblico presente. «Ciò che è mafioso non può essere poetico, perché al cultura della sopraffazione è incompatibile con la poesia». Ecco il senso dell'operazione culturale portata avanti da Lucini, poeta stimato dalla critica ed originario di Sondrio, in vari incontri lungo tutta la penisola. La poesia che esce fuori dagli asfittici confini dell'interiorità e si fa voce, grido, indignazione, denuncia, testimonianza di presenza civile, in una moderna trasposizione della poesia epica.
Il motivo della presentazione scaturiva anche dalla presenza, all'interno del libro che racchiude i componimenti poetici di 105 autori, di una poesia del poeta marsalese Antonino Contiliano, da decenni stimato ed apprezzato autore di poesie dallo spiccato valore sociale e politico ed ispiratore di una associazione" I poeti non estinti" che organizza periodicamente letture d! i poesie, con vario tema, nei locali della città. Dopo una bre! ve prolusione di Vincenzo Figlioli e l'intervento del curatore della raccolta è stata la volta dell'intervento di Francesco Vinci che ha precisato come questo libro non sia una vera e propria antologia, dato che non vi è un criterio estetico che sovraintende alla composizione dell'opera, ma una raccolta che intende muoversi da un principio ispiratore: alzare un grido di forte indignazione attraverso la sensibilità poetica contro la sub cultura mafiosa.
Particolarmente apprezzato dal pubblico è stato l'intervento di Rita Borsellino che ha anche letto una bellissima poesia di Gesualdo Bufalino scritta poco dopo la strage di Capaci e di Via D'Amelio dove perdettero la vita Giovanni Falcone con la moglie e Paolo Borsellino, oltre agli uomini e donne delle rispettive scorte. La Borsellino ha precisato quale sia il valore fondamentale della cultura per proseguire nel percorso virtuoso di condanna e di affrancazione della barbarie mafiosa, elogiando l'opera di Lucini e gli org! anizzatori dell'evento. La lettura di alcuni brani tratti dalla raccolta ed alcuni interventi del pubblico hanno completato un incontro che ha avuto una insolita intensità e una partecipazione emotiva che si percepiva visibilmente e che lasciava, sopra tutto e tutti, un messaggio indelebile: la cultura, ed in specie quella poetica non può tirarsi fuori dalla denuncia dei crimini mafiosi, anche per andare oltre la cronaca che ha lo spazio breve di un mattino.

Fabio D'Anna

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Nota di Nadia Cavalera

su http://nadiacavalera.blogspot.com/2011/01/limpoetico-mafioso-cento-poeti-contro.html

 

"Un paese senza poeti". I poeti ci sono e sono tanti solo che vengono sempre divisi (con tecniche raffinatissime), oscurati, ignorati. In quantità strettamente proporzionale al loro valore di incidenza sul reale (e dalle persone più improbabili). Non per facili condivisioni di scrosci plaudenti, ma per amare riflessioni. Che cambino però qualcosa. Creino un varco alla consapevolezza del marcio in cui sguazziamo da sempre. Basta con i blabla distrattivi, con le poesie che per programma non vogliono cambiare niente, o si definiscono solo "canzonette". E in questo sono d'accordo pienamente con Adriano Sofri (in un suo articolo di qualche mese fa http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/27/quei-ragazzi-sul-tetto-di-un-paese.html), che però non va affondo nella sua critica, quando per esemplificazione dei poeti che ci mancano propone alcuni versi di Titos Patrikios, che sostanzialmente  non si discosta dall'andazzo deprecato: "Mostrano i regimi, dicono il loro nome Anche quando cercano di abbellirsi Di rinnovare un poco la vetrina... I versi, anzi, qualche volta sorprendono i leader in posizioni inattese sicuri che nessuno li veda con le mutande ingiallite e sbottonate prima d' indossare le brache o i pantaloni, la pancia debordante prima di tirarla in dentro per abbottonarsi la giacca militare o civile... prima di alzare il mento volitivo prima di guardare, perennemente giovani, al futuro. I versi non rovesciano i regimi Ma certamente vivono più a lungo Di tutti i manifesti dei regimi" (sottolineatura mia).
L'autore, che già in passato aveva sventolato che "nessun verso può rovesciare i regimi" (ispirando qualche nostra conterranea?) qui lo conferma consolandosi però che sopravviveranno ai regimi descritti. Valida la cultura ellenica, Sofri? e se noi italici fossimo andati oltre, ma resi solo invisibili? Cerchi (è introvabile...) e legga la mia poesia.
 
NON MI INTERESSA CHE I MIEI VERSI SOPRAVVIVANO AI DITTATORI.
VOGLIO FORTEMENTE CHE CONTRIBUISCANO A ELIMINARLI.
CHE CREINO LA CONDIZIONE DI UNA EPURAZIONE MALAVITOSA
IN QUESTO OGGI DEVE CONCENTRARSI  LA VERA FORZA DELLA POESIA
Ma una rondine non può fare primavera, ecco perché aderisco sempre volentieri alle iniziative collettive. Spero nella forza dei gruppi (sempre che non si facciano deviare da logiche perverse ben immaginabili e sempre incombenti). Prima ho aderito a  "Calpestare l'oblio" a difesa della costituzione, ora a "L'impoetico mafioso" a difesa della legalità. E non da oggi. Ho partecipato a "Poeti contro la mafia", nel 1994, a "Poeti contro Berlusconi", nel 1995 e ho curato "Per la Costituzione italiana", il n. 41 di "Bollettario, nel 2003. (N.C.).