Antologia
L'impoetico mafioso
ISBN 978-88-97224-006
105 poeti per la legalità e la
responsabilità sociale, in ricordo di Angelo Vassallo
Edizioni CFR - gennaio 2011
- pp. 152 - € 12,00
Acquisto tramite il nostro sito:
€ 5,00
per gli studenti e gli insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado
€ 10,00
per tutti gli altri lettori
L'impoetico è
disponibile in E-Book, formato EPUB e MOBI al costo di € 5
Elenco
alfabetico dei poeti
Elenco degli eventi di
presentazione al pubblico
Nota dell'editore
L'impoetico
mafioso è
un
volume che mi sta molto a cuore per motivi ideali. É già stato da
me presentato, sinora in una quindicina di contesti locali e
scolastici, ed entro giugno sarà presentato in altri sette contesti. Il
volume è ora in ristampa perché le iniziali 700 copie evidentemente erano
sottostimate e la diffusione è stata incentivata, in parte, grazie al
prezzo molto ribassato (€ 5 agli insegnanti e agli studenti e in
pre-vendita, per fare il maggior danno possibile alla mafia - per quel che
si può con uno strumento così fragile come la poesia...). La
prossima ristampa di 2000 copie servirà a garantire la diffusione del
libro nei mesi di maggio e giugno, e quindi in settembre, dopo le ferie..
In abbinamento a questo
progetto ne sta partendo un altro indirizzato ai ragazzi e agli studenti,
dal titolo "Le mafie e il mio passato / Le mafie e il mio
futuro", per dare modo anche ai giovani di dire la loro (con
testimonianze, scritti, poesie, ecc.) sull'argomento. Si prevede un
volume di 200 pagine circa, con contributi da ogni parte d'Italia.
E' importante, infatti, che siano i giovani stessi a provvedere agli
strumenti di auto-educazione alla legalità, ovvero che imparino, da soli e
soltanto con il ruolo facilitatore degli adulti, a riflettere su questi
temi, a tutto campo. L'editore è disponibile a presentare il libro
anche nelle Scuole Medie Superiori, se possibile nell'ambito di iniziative
di Educazione alla Legalità già strutturate e già seguite da insegnanti.
Siamo disponibili anche a organizzare, con chiunque, riunioni per la
presentazione del libro, alla quale sempre segue una presa di
coscienza e una sentita discussione, da parte dei presenti, sia sul
rapporto fra poesia e società (il senso di una poesia sociale che non
tradisca la sua vocazione artistica e letteraria) sia sul rapporto fra la
nostra esistenza e i poteri occulti e in che modo la poesia possa
esprimere una sua voce su queste tematiche.
L'editore

L'antologia
è stata ideata con lo scopo di raccogliere un significativo numero di
poeti italiani che esprimano il loro disappunto per la cultura mafiosa,
ossia la cultura dei favoritismo, della raccomandazione, del prevalere dei
propri interessi personali sui diritti altrui, del nepotismo,
dell'illegalità, dell'assenza di responsabilità verso il territorio,
l'ambiente, le persone, le generazioni future; e infine la cultura del
pizzo, dell'estorsione, della prepotenza, della violenza, della
connivenza, dell'omertà - insomma delle mafie.
I poeti hanno risposto con entusiasmo
e in neppure un mese l'antologia è stata completata. All'interno
troviamo anche otto pagine a colori con foto tematiche: la serie della
"Venere" (ossia la poesia o la bellezza) di Donato di Poce e alcune foto
scattate in Calabria da G. Lucini.
L'antologia si presta anche
all'educazione della legalità nelle scuole. É stato dedicata al
sindaco di Pollica, Angelo Vassallo (ucciso proprio mentre la stavamo
preparando) e a tutte le vittime di mafia.
NB. ad ogni poeta è riservata una
pagina o due (dipende dalla lunghezza dei testi) corredata da un breve
curriculum personale.
Recensioni
Articolo di Antonella Fabiani
su "Polizia Moderna", dic. 2011 (riduz. PDF)
Resoconto di Giovanna
Salvati dell'incontro di Terzigno, su
Il Vesuviano
Saggio di Antonino
Contiliano "Nella poesia di “Calpestare l’oblio” e de
“L’impoetico mafioso” l’egemonia del “Noi-rebeldìa”
su
http://www.poiein.it/autori/2011/2011_03/11_Contiliano.htm
Nota di Gian
Piero Stefanoni su
www.retididedalus.it
Nota su "Bitonto
TV"
Video su Youtube
http://www.google.it/#q=l'impoetico+mafioso&hl=it&rlz=1W1SKPB_it&prmd=ivns&source=univ&tbs=vid:1&tbo=u&sa=X&ei=u1tiTbuPLI-94Aa7tYCaCg&sqi=2&ved=0CF4QqwQ&fp=aeb785dcfeaa1f10
http://www.youtube.com/watch?v=tN6kuqlM3Bk
http://www.youtube.com/watch?v=uMyxMYt1-4Q
Resoconto sul
Quotidiano di Lecce
http://geromicelipoeta.blog.kataweb.it/geromicelipoeta/2011/02/10/limpoetico-mafioso-105-poeti-per-la-legalita/
http://www.pisanotizie.it/news/rubrica_20110404_presentazione_impoetico_mafioso_antologia_poesia.html
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Marco Scalabrino
nota a AA.VV. L'impoetico mafioso
105 poeti per la legalità
Edizioni CFR - novembre 2011

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto …
ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.
Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto
fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società.
“La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei
suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia
capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto
chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in
scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La
poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde
proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma
solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione
ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito,
dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è
da meravigliarsi se la gente non legge poesia.”
E allora, giusto per rintuzzare questa sorta “di auto-difesa dal non-senso
della poesia decaduta e auto-referenziale”, per stabilire un legame tra
quel passato e il nostro presente, per riguadagnare il proprio originale
ruolo, anzi, più, “nell’idea di assumere un ruolo speciale”, questa
antologia poetica, soggiunge Lucini, “esprime il proposito di rottura con
la cultura mafiosa e lo fa parlando alle coscienze, alle
sensibilità individuali di ognuno”.
Gianmario Lucini è di Sondrio. La sua storia, tuttavia, lo ha condotto,
negli anni 2008 e 2009, in Calabria. Lì ha operato, in qualità di
volontario, presso l’Associazione don Milani di Gioiosa Jonica e tale
attività lo ha portato a compenetrarsi, a commiserare, a schierarsi con
quella gente e a decidere di spendersi, ancor più di quanto avesse in
precedenza fatto, con le sole armi di cui dispone: la cultura, la poesia,
la parola, in favore di quella popolazione e contro il male che subissa
quella regione. “Di quel che vedo non v’è traccia sui giornali … soltanto
notizie ufficiali dette nel tono che si conviene”, scrive egli nella sua
silloge SAPIENZIALI del 2010, le cui poesie traggono ispirazione
dall’ambiente della Calabria e “sono segnate dal disgusto per la cultura
mafiosa, per la violenza e l’oppressione sociale operata dalla
‘ndrangheta.”
“I morti si chiamano / nelle sere d’inverno quando falcia il maestrale / e
chiedono conto ai loro assassini”, Gianmario Lucini.
L’esperienza calabrese, ritengo, ha vieppiù provato l’animo di Lucini e,
benché pure riconosca che “la poesia non è certamente l’arma più adatta
per vincere le mafie”, ha rinsaldato in lui il disegno dell’odierno
progetto, giacché “la poesia, con altre forze sane della società, deve
contribuirvi.”
Questa antologia, afferma oggi egli, è “un omaggio alla memoria di
migliaia di vittime che hanno lottato per la libertà e la dignità del
lavoro, della vita, per i principi che stanno alla base di una qualsiasi
convivenza democratica e dunque per il futuro di noi tutti”. E, come per
SAPIENZIALI, l’intento di questo libro “non è solo quello della denuncia
ma anche di incitare alla rivolta morale, all’obiezione di coscienza e
alla disobbedienza civile”, perché, riprendendo la provocazione di
apertura, a quella barbarie non ci si abbia mai ad abituare.
Il progetto quindi è stato concepito prima dei nomi, a prescindere dai
“nomi”. Ma questi in verità, attorno a quello, sono presto arrivati.
Tanti autori, i quali hanno consapevolmente aderito all’invito e hanno
sostanzialmente preso posizione con i loro atti di poesia.
Nomi noti della cultura italiana contemporanea fianco a fianco di altri
meno noti e fra loro, oltre al Nostro: Luca Ariano, Guido Oldani, Patrizia
Garofalo, Ivan Fedeli, Antonio Spagnuolo, Fabio Franzin, Luigi Di Ruscio,
Fernanda Ferraresso, Adam Vaccaro, Pasquale Vitagliano, Patrizia Lanza,
Giuseppe Panetta, Antonino Contiliano, Vincenzo Mastropirro, Rosa Salvia,
Alfredo Panetta, Fortuna Della Porta, Eugenio Nastasi, Davide Puccini,
Narda Fattori, Manuel Cohen, Carla Bariffi, Nadia Cavalera, Cinzia Marulli,
Tomaso Kemeny, Gero Miceli, Giuseppe Vetromile, Giovanna Turrini, in un
ampio ventaglio di generazioni e di età, fra i venti e gli ottanta anni, e
di testi di pregevole valore artistico che si alternano ad altri nei quali
lo spirito della testimonianza è la condizione prevalente.
Questo volume, pertanto, sfugge al concetto di antologia nel senso
ortodosso del termine di scelta di fiori. Lo stesso Lucini, peraltro,
asserisce che egli ha inteso “mettere tra parentesi l’esigenza di
selezionare i testi scegliendo soltanto quelli più pregiati dal punto di
vista letterario”, ribadendo che “è molto più importante raccogliere un
segnale chiaro, esprimere una volontà diffusa nella comunità letteraria”.
Con ciò altresì centrando un ulteriore obiettivo, quello di una larga
partecipazione, dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Sardegna e da
località di tutto lo stivale: Pavia, Novara, Milano, Asti, Cuneo, Rieti,
Cagliari, Roma, Monza, Siena, Sondrio, Napoli, Trieste, Verona, Padova,
Bari, Perugia, Cosenza, Venezia, Reggio Calabria, Torino, Bologna,
Trapani, Genova, Catanzaro, Ferrara, Livorno, Parma, Forlì, Matera,
Frosinone, Lecco, Avellino, Lecce, Varese, Alessandria, Reggio Emilia,
Mantova, Vicenza, Agrigento, Pisa.
I temi trattati, per farvi solamente un accenno, vanno dall’urgenza di
prendere le distanze fisiche ed etiche dalla Mafia, “mi lavo dalla
putredine che sento appena ti avvicini”, Patrizia Garofalo, alla
constatazione che essa non è/non è più un fenomeno localizzato unicamente
al Sud, “È ormai dappertutto il malaffare”, Nadia Cavalera, dalla
riprovazione della sua efferatezza, “lo trovarono / il giorno appresso
bruciato su un tratturo / con un sasso in bocca”, Narda Fattori,
all’incitamento alle coscienze e alle forze sane della società ad
opporvisi e sconfiggerla, “il veleno va schiodato dagli infissi, / se
vogliamo costruire”, Carla Bariffi, eccetera.
Su tutto nondimeno s’impone, sorretta pure dalla solidarietà, la speranza,
ciò che rimane ogniqualvolta il vaso di Pandora si svuota; la speranza che
come ogni cosa di questo mondo la Mafia prima o poi avrà fine, dovrà
esaurirsi, cesserà.
“Tra la bellezza e l’inferno / ci sono / cento passi. / Un paese vuol dire
non essere soli”, Giovanna Turrini.
M.S. - Gennaio 2011
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Gianmario Lucini
L'odissea dell'Impoetico

Mi piace raccontarla, anche perché il racconto mi consente di discolparmi
(almeno in parte) degli incredibili ritardi che hanno segnato la
pubblicazione di questo libro, che è anche la prima pubblicazione (e non a
caso) della casa editrice che dirigo.
L'impoetico è nato... da un conato di vomito, per essere franchi. E' nato
dalla costernazione nel vedere mezzo parlamento inquisito per mafia o in
odore di mafia. E' nato come reazione e come proposta di presa di
posizione chiara agli intellettuali in favore della legalità, in un
momento storico nel quale la legalità non è mai stata a livelli tanto
precari e opinabili. Siamo il Paese non tanto delle libertà, ma
delle velleità, un Paese senza freni morali, dove si mugugna ma non si osa
mai, dove si manda giù bocconi amari tranne poi seguire il primo
capopopolo che fa la voce grossa e cavalca gli scontenti per farsi
gli affari suoi. Il problema è che ormai siamo a corto anche di
capopopolo, totalmente allo sbaraglio. Siamo il Paese dei sofismi, dove la
sostanza delle cose, sotto gli occhi di tutti, viene stravolta dalle
razionalizzazioni gridate dai leaders politici e dai mezzi di
comunicazione di massa così che la verità, seppure chiara ed evidente,
passa in secondo piano rispetto alla costruzione estetica che ne fanno
costoro. Tutti sanno e nessuno ha il coraggio di levare una voce.
Impera la paura di perdere qualcosa: il posto di lavoro, la notorietà,
qualcosa. E' la democrazia del capitalismo, nella quale ognuno dice quello
che gli pare ma poi, se non ha i mezzi (il danaro) per difendersi, paga
comunque, anche senza persecuzione formale o polizia o leggi speciali.
E' la schiavitù morbida della tecnologia dell'informazione, che garantisce
la libertà solo a chi la possiede. Siamo il Paese che assiste senza
ribellarsi all'eterno spargimento di veleni senza battere ciglio, a litigi
di prepotenti che farebbero meglio a telefonarsi a casa senza rompere le
palle al mondo intero (anche questo è un segno della snaturata vocazione
dei mezzi di comunicazione di massa). Siamo il Paese che pubblica
anche i versi di questi signori e li acquista in migliaia di copie, mentre
la poesia vera fa fatica a vendere 100 copie a edizione. Un Paese
magnifico e stupido, tutto sommato.
Un conato di vomito che non era soltanto nostro, se 105 poeti hanno
inviato dei testi e altri, ad edizione già chiusa, si sono rammaricati di
non aver conosciuto l'iniziativa in tempo per potervi aderire. Nomi
molto noti e nomi semi-sconosciuti: non importa la qualità o il nome,
importa qui la presa di distanza, la volontà della cultura di essere
protagonista.
Nasce, questa antologia più o meno a fine agosto. Nei primi giorni
di settembre fu ucciso Angelo Vassallo e fu quasi ovvio dedicarla al senso
del suo sacrificio e di quelli (migliaia) che come lui sono morti per
resistere e onorare le regole della convivenza.
L'antologia fu inviata in stampa nella prima settimana di novembre ( si
aspettava una nota di don Ciotti e/o di Rita Borsellino, che purtroppo non
arrivarono). La prima presentazione fu programmata per il 18 gennaio
a Firenze, con i "Sapienziali" (che parlano anch'essi di giustizia e
legalità).
Purtroppo il 14 gennaio il libro non era ancora arrivato ed ho dovuto mio
malgrado decidere di partire domenica 16 notte per Cosenza, caricarmi
quasi due quintali di scatoloni in auto per arrivare alla presentazione di
Firenze con il libro in mano. La presentazione è poi proseguita a Roma, a
Bari (Ruvo di Puglia e Molfetta), a Marsala (con la provvidenziale
partecipazione d' Rita Borsellino) e in una scuola di Pavia.
In queste presentazioni (e nelle altre che stiamo cercando di programmare)
il libro è stato venduto a 5 €, con l'idea di recuperare soltanto le spese
di viaggio e di stampa ma di diffonderlo in più possibile. 300 copie
peraltro sono in spedizione e altre 200 saranno diffuse nelle librerie.
Insomma, in una settimana l'edizione è quasi esaurita e già pensiamo a
farne stampare un migliaio di copie per l'attività nelle scuole per gli
ultimi mesi di quest'anno scolastico e i primi del prossimo.
Nel corso delle presentazioni sono poi nati progetti paralleli, come
quello di dare modo ai ragazzi di dire la loro sulla legalità (e non
sempre proporre noi adulti, dall'alto), oppure trovare il modo di poter
incoraggiare una poesia che si occupi delle cose concrete pur evitando i
pericoli della storicizzazione, dell'ideologismo, del disimpegno
linguistico in nome dei "contenuti" (ai quali peraltro teniamo molto).
Vi sono alcune copie a disposizione per i lettori di Poiein, che sono
vendute al prezzo scontato di 10 € (e di 5 € a copia per insegnanti ed
alunni delle scuole di ogni ordine e grado. Non sappiamo come fare a
identificare chi è studente e chi è insegnante, pertanto... "fammo a
fidasse", come si dice a Roma e confidiamo sul senso di legalità, appunto,
dei nostri lettori. L'importante è che il messaggio dell'Impoetico
arrivi forte e chiaro).
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