09 - Notizie dai Balcani

 

  

I

 

Piombato nella città dei Balcani

ornati dalla lingua degli Elleni,

passeggio solitario

tra saracinesche inchiodate al suolo,

ingannando l'attesa

-tralascio per ora le attese-

immaginando quali di esse

sveleranno ai passanti le vetrine.

Dai volantini incrostati comprendo

la caducità del tempo: oggi

chiamata crisi, ieri guerra,

domani, poi, ancora diversamente.

Unico aperto in mezzo ai bar,

un negozio di protesi

e sedie a rotelle.

Guardo l'ora sul polso, mentre guarda,

dall'alto, me l'occhio dipinto

sul muro intonacato tra le crepe.

Sono le otto del mattino

- le sette italiane, secondo il fuso-

piccolo refuso di nostalgia

davanti l'insegna mutila

"italikà kai ispanikà"

facilmente ricostruita.

In mente appunto.

 

 

 

II

 

Arbitrariamente accoppiate

da mia madre, le calze,

prima della partenza,

in questo giorno senza sole,

si specchiano sul vetro semi-intatto

alla vista - ma semi-infranto al tatto -

affacciato sul retro fatiscente

di case assemblate arbitrariamente.

Gli strati di piani, ripiani umani

periodicamente rispolverati

da affitti malpagati o mai pagati,

si colorano del grigio del cielo

in monocromatiche sfumature

d’orizzonte balcanico.

Al rebètiko dei locali

notturni, sopravvive, svolazzante,

l’adulterata nenia dei piccioni:

uno, fiondatosi sulla ringhiera,

intona un canto, una preghiera

per qualche avanzo della sera

precedente, ormai affossato

nel tenue giallo della pattumiera.

 

 

 

III

 

Si muore di vita nella necropoli

est di Tessalonìki

tra passi in ritardo e lavori in corso

-di corsa gli universitari

in ritardo i salari.

Ricostruiamo il passato remoto

tra la polvere degli scavi,

-lucidandolo per tempi migliori -

costruiamo il futuro

sugli errori degli avi

-recita uno striscione a tinte rosse

impiccato sopra le teste

degli studenti di filosofia

e degli indifferenti

stranieri, troppo indaffarati

nella ricerca di sale notturne

in cui consumare l’ennesimo

fugace amore accelerato.

 

  

                     (l’antica necropoli est di Salonicco sorgeva dove oggi è ubicato il Campus universitario)

 

  

IV

 

Il mare ipocrita di Salonicco,

etimologicamente un attore

elemosinante attenzioni,

abbaglia coi riflessi

dorati del sole di marzo

-sfarzoso addobbo del giorno festivo-

l’occhio alla ricerca dell’orizzonte.

Ma cadendo su acque vicine

lo sguardo galleggia tra superfici

insalubri ed opache.

Mentre pomposa avanza la parata,

un immigrato, vestito a festa

per l’occasione, intona

senza successo una canzone

dei Beatles, elemosinando

-etimologicamente parlando-

denaro dalle tasche rattoppate

di due anziani curvi sul lungomare.

 

                (25-03-2014, festa nazionale)

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