Gianmario Lucini

Francesco Scaramozzino

L'incantesimo dell'asino e della sinalefe

 

ISBN 978-88-98677-50-4, pp.24, colore, f.to 17 x 24  € 8,00   

 

  

 

 

 

Francesco Scaramozzino è nato a Melzo (Mi) nel 1962. Ha pubblicato alcune raccolte di poesia (di recente Spiragli, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza), e di narrativa (di recente Racconti anfibi, Edizioni Empiria, Roma).

Non è usuale leggere fiabe per adulti, forse perché gli adulti si ritengono troppo intelligenti e scafati per accontentarsi delle fiabe, ma l'autore la pensa diversamente e, a modo suo, vuole dimostrarci che nel nostro disincanto di esseri scafati e navigati in ogni oceano di sofismi linguistici e tecnologici, in fin dei conti siamo ancora dei primitivi, degli ingenui, la scimmia che si pavoneggia e si atteggia, ma sempre scimmia rimane. O, come in questo caso, asino.

Un colpo basso al sentimento allo smisurato "ego" e al (insopportabile) narcisismo che segna la (in)cultura di massa e spadroneggia e monopolizza anche la cultura più resistente agli stereotipi della massificazione?

Di tutto questo un po', ma anche molto altro, perché il quadernetto ha il pregio di scatenare la fantasia su nessi nascosti o poco proposti nella nostra letteratura e, quando la fantasia si scatena, l'imprevedibile è alla porta. Ognuno poi si gestisce questo imprevedibile dentro di sé, come meglio crede.

Un libretto, dunque, a suo modo "sapienziale" e l'ironia raffinata e puntuale dei disegni a grandezza naturale del bravo Alberto Casiraghy la sottolinea e la enfatizza.

 

 

 

 

 

 

 

 

[...]

Così, la maga, fissando la luna

che ondeggia tremolante nel catino

da un bordo all’altro e pare fuoriuscire

come un’ostia fine di pane e di acqua,

entra ridacchiando nella casupola

dove l’aspetto accubito, seduto

al tavolaccio ingombro, fra ombre e voli

di cornacchie, fiamme che si rifrangono

sulle pareti in simboli e figure,

e appena entrata mi porge il catino

cercandomi da dietro il candelabro

che la nasconde. Respira a fatica,

non la sento più mentre per istinto

seguo il suo invito, mi affaccio sull’acqua

e frugando con prudenza fra i rami

dell’ulivo riflessi in quello scorcio

– sartie che incrociano l’orizzonte

azzurro all’inizio di un lungo viaggio –

scostando e districando ora questo ora

quel tralcio nel fitto intreccio dell’albero

con le mie mani finalmente libere,

vedo lo sguardo immobile dell’asino

e nello sguardo il cerchio della luna

bella come una dea, come la luna

di Apuleio, come Iside in persona.

[...]

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