Gianmario Lucini

Rosa Maria Corti - Riccardo Agretti

Scaturigini

 

ISBN 978-88-98677-56-6, pp.48, f.to 17 x 24  € 10,00

 

 

 

C’è quindi una dialettica tra tempo come flusso e tempo come sospensione.

Anche l’intera tastiera dei tempi grammaticali viene attraversata con modulazioni diverse (passato prossimo, imperfetto, passato remoto, trapassato, presente e futuro).

La poesia insegue il più possibile la bellezza di luci, linee, colori, profumi, flora e fauna, l’incanto, insomma, di magiche atmosfere: si fa pittura o fotografia e soprattutto musica, questo regno dell’indefinito e della metamorfosi (ci sono pregevoli callidae iuncturae e suggestive allitterazioni).

La bellezza sfugge dunque e si sottrae alla forma fissa di un codice che la vuole circoscrivere.

Se la bellezza è sempre oltre, è possibile, tuttavia, individuarne e dichiararne le origini o come dice il titolo, le “scaturigini”.

C’è anche l’insistente ricerca di una direzione, di un orientamento, di un senso esistenziale: «La sera orienta nuove emozioni.»; «Ciechi non vedemmo la direzione giusta» (diverse volte infatti torna il verbo “cercare” ). [Luigi Picchi]

 

Tutto è scritto nel grande libro della natura: sta a noi saper leggere in esso, lasciare sgorgare il desiderio pro-fondo sepolto in ciascuno di noi di ritornare alle sorgenti che sono portatrici di vita, di bellezza e di armonia.

Il silenzio è una condizione importante perché questo avvenga. Tutto ciò che ha provocato emozione ed è stato archiviato dalla memoria, nel silenzio riaffiora, perché, come dice Nico Orengo: “La memoria è come una goccia d’olio buttata nell’acqua. Può scomparire per un istante ma poi torna su, sta lì, gal-leggia come uno sguardo su ciò che è stato”. [l'autrice]

 

Questi sentimenti trovano un’immediata corrispondenza nelle fotografie (così pulite, gradevoli, estrose e realistiche ma insieme anche rivelatrici di uno sguardo acutissimo di artista) di Riccardo Agretti, che non è un fotografo professionale (ma averne tanti, di fotografi per diletto a questo livello!). Lo scatto di Agretti, tecnicamente ineccepibile, mette in risalto un codice espressivo comune fra la natura e l’arte moderna, ritrovando e illustrando un orizzonte condiviso fra linguaggio della natura e linguaggio dell’arte, dove appunto sembra che la natura si diletti a creare artisticamente e quindi ad usare un linguaggio che è prettamente umano.

Certo la natura non è artista (siamo noi, eventualmente, gli artisti che possiamo trovare questo sguardo particolare sul mondo) ma le migliori creazioni artistiche in qualche modo entrano in questo orizzonte. Picasso vedeva nel sellino di una bicicletta la testa di un’antilope: nessuno l’aveva vista prima di lui, o forse sarà anche accaduto ma nessuno ha mai avuto il coraggio prima di lui, l’atto creativo originario e sorgivo, di “mostrare” la testa d’antilope usando un sellino di bicicletta. Agretti più o meno fa la stessa operazione: vede cose che noi ogni giorno potremmo vedere, quando appena facessimo una passeggiata in un bosco o lungo un fiume.

Certo, noi guardiamo e questo “guardare” pure ci compensa, in qualche modo, con una nota di benessere. Agretti invece con la macchina fotografica e Rosa Maria Corti con la poesia, ci mostrano da dove viene questo benessere, questa lingua della natura che potremmo facilmente imparare, se invece di guardare ci convincessimo finalmente a “vedere”. [G. Lucini]

 

 

 

 

 

o ἡμεῖς δ', οἷά τε φύλλα

Noi come le foglie.

(Mimnermo)

 

 

IV

 

Lo sguardo libero di vagare

si posa su sottili nervature,

segni esistenziali,

individuali partiture.

 

Verde germoglio, poi foglia,

già s’arriccia ai margini,

al tramonto discolora.

 

Petali rossi traccia il mio pennello,

su carta vergine, senza sbavature.

 

 

Le Muse, come le Sirene,

cantano quando c’è la luce.

(Maria Corti)

  

VII

 

 

Santa Fosca e l’Assunta,

la torre severa ed il brolo.

 

Si specchia l’incendio

in acque placide e gloriose,

non ori, non marmi, fiotti

soltanto di luce vermiglia.

 

Nell’occhio del tramonto

si rinnova l’ora buona

e ritrovo note segrete

che credevo perdute.

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