Gianmario Lucini

Aleksandr Sergeevič Puškin

32 poesie scelte

 

ISBN 978-88-98677-48-1,   pp. 104, € 10,00

 

 

 

Puškin è considerato il padre della letteratura russa. La sua attività è principalmente poetica, ma spazia anche nella narrativa e nella saggistica. E la sua opera, lontana da noi quasi due secoli, mostra sempre aspetti di sorprendente modernità. La presente edizione si avvale della traduzione di Paolo Statuti e della introduzione critica del poeta Antonio Sagredo

 

Le ombre o le luci delle antiche fiabe russe e dei canti popolari russi (1), separate o intrecciate tra loro secondo i capricci, le intenzioni, le circostanze e i calcoli, che poi formano le compo-sizioni dei vari generi delle sue opere, sono presenti in quasi tutti gli scritti del poeta russo Aleksàndr Puškin.

Il suo “temperamento ondeggiante tra l’allegria e la malinconia” (2), evi-dente fin dall’infanzia, ma che esplode durante gli anni del Liceo a Càrskoe Selò, divenendo ossessivo nell’età adulta, accentua, e non certo attenua il bisogno interiore di ricorrere alla poesia e alla cul-tura popolare, che i letterati prima di lui ritenevano “indegno e volga-re”. Questo suo personalissimo bisogno (che forse è una sorta di approdo per una sua cercata e voluta tranquillità psichica, che si materializza nell’affetto per la sua njanja Arìna Rodìonovna) si mescola alle letture di “autori classici e scrittori erotici francesi del secolo XVIII”, di cui era ben fornita la biblioteca paterna. Queste letture classiche rafforzeranno in lui la necessità di possedere e di regolare allo stesso tempo, all’interno di diverse forme compositive, un’armonia dominante capace di sovrastare e strutturare le poesie liriche, le fiabe in versi, i poemi, le opere teatrali, i racconti in versi, e in particolare il “romanzo in versi” l’Onégin.

La cultura tradizionale invece, specie più contadina che pastorale, gli insegna la semplicità, la chiarezza delle impressioni e delle immagini, la nitidezza espositiva e i tempi della composizione, per cui i concetti espressi sono comprensibili già ad una prima lettura. La decantata bellezza stilistica unita alla musica, già appare nei primissimi scritti antecedenti la frequentazione del Liceo. [Antonio Sagredo]

 

 

УЗНИК

 

Сижу за решеткой в темнице сырой.

Вскормленный в неволе орел молодой,

Мой грустный товарищ, махая крылом,

Кровавую пищу клюет под окном,

 

Клюет, и бросает, и смотрит в окно,

Как будто со мною задумал одно.

Зовет меня взглядом и криком своим

И вымолвить хочет: «Давай улетим!

 

Мы вольные птицы; пора, брат, пора!

Туда, где за тучей белеет гора,

Туда, где синеют морские края,

Туда, где гуляем лишь ветер... да я!...»

 

1822

 

 

Il prigioniero

 

Siedo nella prigione dietro la grata.

Giovane aquila nel servaggio allevata

La mia triste compagna batte senza tregua

Le ali e becca la sanguinante preda,

 

Becca, e getta, e guarda alla finestra,

Quasi pensasse: «Una cosa sola resta»

Il suo sguardo chiama e sembra che un grido dia

E voglia dire: «Voliamo via! Voliamo via!

 

Siamo liberi uccelli, fratello, è ora di andare!

Là, dove azzurreggiano i paesi sul mare,

Là, dietro le nubi, dov’è il monte natio,

Là, dove volano soltanto il vento... ed io!..»

 

1822

 

 

 

ВАКХИЧЕСКАЯ ПЕСНЯ

 

     Что смолкнул веселия глас?

   Раздайтесь, вакхальны припевы!

   Да здравствуют нежные девы

И юные жены, любившие нас!

      Полнее стакан наливайте!

          На звонкое дно

          В густое вино

   Заветные кольца бросайте!

Подымем стаканы, содвинем их разом!

Да здравствуют музы, да здравствует разум!

   Ты, солнце святое, гори!

   Как эта лампада бледнеет

   Пред ясным восходом зари,

Так ложная мудрость мерцает и тлеет

   Пред солнцем бессмертным ума.

Да здравствует солнце, да скроется тьма!

 

1825

 

 

Canto bacchico

 

      Perché è cessata la voce della gioia?

   Orsù, intonate di Bacco i canti!

   Viva le leggiadre baccanti

E le mogli che ci hanno amato!

        Il bicchiere orsù colmate!

            Nel fondo risonante

            Nel vino inebriante

   I cari anelli gettate!

I calici alziamo ed accostiamo!

Viva le muse, alla ragione brindiamo!

   Tu, sacro sole, risplendi!

   Come questa lampada impallidisce

   Davanti all’alba che sorge,

Così la falsa saggezza marcisce

   Davanti al sole immortale della mente.

Viva il sole, finisca la notte finalmente!

 

1825                 

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