Gianmario Lucini

Matteo Bonsante

Le talpe sono in volo

 

ISBN 978-88-98677-40-5,   pp. 80, € 10,00

 

 

 

Matteo Bonsante pubblica questa piéce insolita, riprendendo lo spirito del teatro di Beckett, del teatro dell'assurdo e con qualche situazione che rammenta i drammi di Jonesco. Una piéce importante, corposa, densa di imprevisti e situazioni paradossali e assurde in una metafora canzonatoria del potere.

 

Un drammaturgo sensibile come Bonsante deve avere sentito in Beckett un richiamo, un rovello non risolto, una “attesa” non compiuta ed a quel dramma straordinario si è ispirato ne Le talpe sono in volo. Perché le ansie di allora sono ancora tutte nostre ed i personaggi di Bonsante, portano quelle turbate eredità nei gior-ni che viviamo, nel nostro tempo. Un tempo che il dramma di Bonsante ci fa avvertire essere ancora di sospensione, di incer-tezza, di attesa. Ed i nostri giorni sono ancora incessanti di ma-linconie, di rimpianti del non fatto, del non compiuto. Come giorni di un dopoguerra che non finisce mai.

Fif e Fof, i personaggi di Bonsante. non sono fermi, vengono da qualche parte e vanno verso qualcosa o qualcuno: un Re, una Regina.

Con il loro cannocchiale scrutano il futuro fuggendo sempre dal presente “Tu non hai gli occhi, non hai gli occhi per le cose presenti” dice uno all’altro. Il loro sorriso è spezzato, l’ironia di-staccata che pure esprimono resta incompiuta.

E’ un testo, in verità, complesso per un teatro che ragiona, rif-lette e che ha impegnato per molto tempo l’Autore. Bonsante, infatti, segue una ispirazione profonda, forte, intensa che era già presente, ad esempio, in un altro suo testo Dietro la porta.

Un teatro che, nella attuale, profonda crisi della moderna dram-maturgia, cerca di riscoprire le radici del confronto scenico

I nomi dei personaggi Fif e Fof , (perché non Fifì e Fofò?), so-no nomi tronchi, spezzati, quasi incompiuti, perché essi sono personaggi incompiuti alla perenne ricerca di se stessi.

Nomi che sembrano evocare lo spazio circolare del Circo dove i clown girano in tondo ed escono per tornare, sempre. Perché senza i clown il Circo non è. [Egidio Pani]

 

 

 

 

Fof – Il futuro è sempre assente...

Certo, Fif, la colpa è mia. La colpa è soltanto mia. Dovevamo fermarci sotto il ficodindia, con quegli altri due disgraziati, e non affrontare in una sola volta l'intero percorso. Ma che vuoi... quando ho scorto lo spiazzo è stato più forte di me, sì, è stato più forte di me, lo riconosco. Però te l’ho chiesto, no?! T'ho detto: "Fif, te la senti di continuare?"  E tu cos'hai risposto? Ma mi ascolti? Sto parlando a te... mi ascolti?! A chi altri potrei parlare, se non a te? È chiaro che parlo a te, almeno di mattina, non ricordi i patti?

Fif – (Irritato) Continua, continua... Ti sto ascoltando. Non vedi che ti ascolto?

Fof – Bene. Allora ascoltami bene. Ti prego proprio di ascol-tarmi bene. Questo è il momento in cui uno deve ascoltarmi bene... perché solo ascoltandomi bene...

Fif – (spazientito) Ti ascolto... ti ascolto...

Fof – Bene. Dunque... dicevo, ah!, dicevo, t'ho detto: "Fif, te la senti di affrontare l'intero percorso?" T'ho detto, e tu cos'hai risposto? Mi hai risposto che te la sentivi. Trattandosi di un breve percorso, mi hai detto che te la sentivi.

E ora eccoci qui, nello spiazzo... almeno così sembra (riprende il cannocchiale, comincia a scrutare il pavimento) Sì, sembra uno spiazzo, proprio uno spiazzo...

Chissà dove andremo a finire questa mattina... uno spiazzo senza orme. Non ci sono orme. Nessuno sembra essere passato prima di noi da questo strano posto.

Fif – Che sia proprio il nostro posto, Fof, di', che sia proprio il nostro posto?

Fof – Siamo i primi, Fif, siamo proprio i primi a prenderne possesso. Non ci sono orme. Nessuno sembra essere passato di qui, prima di noi.

Fif – Guarda attorno, Fof, è abitabile? Vedi, è abitabile questo posto? 

Fof – Certo, proprio abitabile. C'è luce, clorofilla, sole, cielo... aria...vento!

Fif – Attento, Fof, nelle nostre peregrinazioni incontriamo, sì, nuovi spiazzi... ma anche nuove calamità. Che ci riserva questo posto?

Fof – Frammenti. Frammenti.

Fif – Frammenti di calamità?

Fof – Di spiazzi. Frammenti di spiazzi.

Fif – E va bene, incontriamo frammenti di spiazzi.

Fof – Però questi posti li abitiamo, li mettiamo a frutto, li valorizziamo, li colonizziamo...

Fif – E ci soffocano.

Fof – È un inganno.

Fif – Inganno?!

Fof – Abbiamo spostato non so quante volte l'accampamento, con le nostre misere cose, senza incontrare nessuno. Che scher-zo è mai questo? Ti chiedo e mi chiedo: "che scherzo è mai questo?".

Che senso ha affrontare i mille sacrifici di tutti i giorni, affati-carsi e affannarsi, quando poi non si incontra... nessuno?! Mi capisci, Fif?

Fif – Mi irriti, Fof, che cosa vuoi da me? Sai bene che la colpa è tua.

            Fif si alza, porta le mani agli occhi a guisa di cannocchiale, con molta ironia, come se fosse su un basamento, cerca di imitare la voce del fratello.

Fif – Su, fratellino, vedo uno spiazzo. Ammiro uno spiazzo. Sto ammirando uno spiazzo. Oh, che  bello spiazzo che ammiro!

Sono sicuro, Fif, sono sicuro, sì, questa volta sono proprio sicuro... lo ammiro, lo sto ammirando. Lo sto proprio ammirando (Riprende il tono normale di voce) E io che ero stanco morto, ho lasciato il ficodindia e le mie lucertole e mi sono messo a testa in giù, nella speranza di raggiungere lo spiazzo. Ecco... sono a testa in giù. Mi dico, forza Fif, coraggio. Forza Fif, stringi i denti, i buchi non c'entrano questa volta, parola di Fof, qui c'è da stringere i denti; questa volta ci siamo... sì, questa volta proprio ci siamo, lo dice Fof, lo dice Fof.

            Inciampa e cade lungo per terra. Fof se la ride a crepapelle.

Fif – Vedrai che fine farà un giorno o l'altro il tuo bel cannocchiale. (Si alza) Lo vedrai. Vedrai che fine farà un giorno o l'altro il tuo bel cannocchiale.

Fof – (Accattivante) Ma io ho visto che qualcosa si muoveva nel cannocchiale.

Fif – (Ironico) E cos'è che si muoveva, Fof?

Fof – Io ho visto che qualcosa si muoveva nel cannocchiale.

Fif – Sai che si muoveva nel cannocchiale, bel fratellino?

Fof – ?!

Fif – La tua insulsaggine e le porcherie che osservi all'intorno, la mattina. Questo si muoveva nel tuo cannocchiale.

Fof – (Sdegnato e supplichevole) Ma Fif!

Fif – (Gli fa l'eco) Ma Fif!

Fof – Tu non hai gli occhi. Non hai gli occhi per le cose presenti.

Fif – Ed è la mia fortuna.

Fof – Fif!

Fif – (Gli fa l'eco) Fif!

Fof – Tu non hai gli occhi per certe cose.

Fif – Ed è la mia fortuna, ripeto.

Fof – (stizzito) Fif!

Fif – Tu hai proprio bisogno del cannocchiale per vederla tutta dispiegata... L'INSULSAGGINE (ampio gesto della mano). Io no! Io proprio no!

Fof –  Non fai altro che offendere.

Fif – Non ti offendo, Fof. Non ti offendo.

Fof – (Ridandosi contegno mentre le luci cambiano) Intanto, per merito mio – checché tu ne dica, caro bel fratellino – un altro spiazzo...

Fif – Imbuto... imbuto

Fof ...un altro spiazzo è stato conquistato.

            Prende l'agenda che porta a tracolla, scrive

Fof – Arrivati... luogo...

Fif – Imbuto.

Fof – luogo sconosciuto centoventottomilavirgolatreequattordici... e deserto... ore... Che ora è, Fif?

            Fif appena sente che Fof vuol sapere l'ora, si sposta in avanti. Le luci si spengono. I due restano intensamente illuminati. Fof è nell'atteggiamento di chi scrive. Fif prende la sveglia che porta a tracolla, la scuote, la porta all'orecchio, la riscuote, la carica, la riporta all’orecchio, la riscuote, la riporta all'orec-chio. È molto teso. Tutta la scena resta per un istante come sospesa, fissa nel vuoto. Fif avanza verso il proscenio. La sveglia squilla.

Fif – L'o...ra... di sem...pre.

 

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