Gianmario Lucini

Renzo Favaron

Esordi invernali (racconto)

 

ISBN 978-88-98677-42-9,   pp. 56, € 9,00

 

 

 

 

Renzo Favaron è un noto e apprezzato poeta (scrive in dialetto veneto e in lingua) che vive a S. Bonifacio, in provincia di Verona. Il "racconto lungo" che abbiamo pubblicato, non è però la prima prova del nostro autore nella narrativa. Si ricorda in particolare La spalla (Robin, 2005), un romanzo breve ma intenso, ambientato nell'ambiente del Jazz di provincia, e Dai molti vuoti, romanzo breve del 2001.

Il plot narrativo è, per certi versi, simile a La spalla.  Anche qui, infatti, si parte da elementi autobiografici (che peraltro trovano riscontro anche in alcune poesie del nostro autore) per seguire la via della memoria. Il protagonista infatti si trasforma in una specie di detective che indaga un passato mai indagato, quello relativo alla vita di suo padre, un personaggio se non ambiguo almeno ambivalente: così almeno sembra all'autore sino a quando non giunge in possesso di alcuni documenti e non acquisisce alcune testimonianze dirette di persone che l'avevano conosciuto.

La ricerca, che si protrae per qualche tempo, in un periodo difficile per il protagonista, mano a mano che prosegue nel tempo gli apre orizzonti inediti e lo aiuta a risolvere alcuni problemi psicologici-esistenziali, cambiando il modo di percepire la propria identità.

Renzo Favaron è psicologo, ma non usa in questo racconto le conoscenze che gli derivano dalla sua professione per "spiegare" quanto stia avvenendo. Certo, uno non può spogliarsi di quelli che è e di quello che sa o di una certa "forma mentis" nello spiegarsi quanto stia accadendo, ma l'elemento psicologico è in questo racconto ben dosato con l'elemento narrativo, e quasi non si nota sino alle battute finali, nelle quali si comprende che l'elemento-chiave non è, infatti, la risoluzione di un mistero, (quello relativo alla vita del padre), risoluzione che peraltro non preoccupa il protagonista più di tanto, ma piuttosto la riconquista di una migliore percezione di se stesso e la sensazione di aver acquisito nuovi significati e nuove prospettive per il futuro..

Un racconto sensibile, pieno di umanità pur nell'asciuttezza della narrazione, essenziale e senza inutili giri di parole.

 

 

Vedi anche https://www.youtube.com/watch?v=xT1k1-GyxK8   

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Recensioni:

 

“Esordi invernali” esordi sparsi nella giovinezza

La scrittore veronese Renzo Favaron è in libreria con un racconto lungo dal titolo piuttosto vago: Esordi invernali (CFR edizioni, 64 pagine, 9 euro). Indica poco di preciso infatti questo titolo, d'altra parte il suo contesto narra una storia di ricordi sparsi nella giovinezza dell'autore che inizia dagli anni infantili.
È una storia che, a parte i ritorni al presente, o quasi, dove si raccontano le vicende in qualche modo turbate della sua attuale famiglia nei suoi contrasti e incomprensioni, narra di altri problemi e di ben diversi contrasti presenti e accaduti in momenti ben più gravi e difficili da portare sulle spalle e nello spirito dei protagonisti, cioè la Seconda guerra mondiale, quando Renzo non era che un bambino e le persone che lo circondavano avevano ognuno la loro difficile vita da amministrare e da dividere con gli altri, fossero essi il padre, la madre, i nonni oppure, i vicini.
Renzo Favaron, però, non è un semplice narratore alla Piero Chiara, tanto per intenderci. La sua non è la penna del semplice cronista, di colui che racconta i fatti, che imbastisce una storia più o meno interessante, che affascina il lettore per le avventure che narra, Renza spiega, svela l'anima dei suoi protagonisti e la raffronta con il suo spirito, con la sua anima sempre alla ricerca dei perché, delle ragioni intime nascoste.
È il caso del suo rapporto con il padre, un genitore spesso assente e sfuggevole che della sua vita fa quasi un vano fantasma, di cui il figlio non avverte quasi la presenza e lo sente, quando lo sente, come una specie di estraneo che ogni tanto visita i suoi cari e che spesso dona la sua figura a una persona che lo trattiene con sé lontano dai suoi affetti, dalla moglie, dal figlio. Dalla famiglia.
La fonte di molte delle notizie che compaiono in questo Esordi invernali è «l'albergatore» che conosce molte delle vicende che coinvolgono i personaggi del paese e in qualche modo li mette in contatto con l'io narrante sempre alla ricerca delle ragioni che lo allontanano dal padre e ne fanno un partigiano fuggiasco e l'assente che sfugge in tutti i modi dalla vista del figlio, lui, il narrante.
Il racconto finisce con un sogno dove ricompare la dolce figlia dell'io narrante che, anche lei, materialmente assente, lo ha sempre accompagnato nella sua strana avventura.
Nella visione finale, lei, la figlia e un altra nuova figura, il bambino fratello del personaggio principale del racconto, visti nella tela della Vergine in trono di Piero della Francesca, gli compaiono davanti agli occhi, lievi, scendenti dall'alto, quasi a ritornargli la loro presenza e a rendergli la sua vera natura, che è quella del sopravvissuto.

Arnaldo Ederle – L'Arena – 10.10.2014

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