Gianmario Lucini

Arnaldo Éderle

Il deserto di Uség

 

ISBN 978888-98-677-26-9 -Formato 17 x 23, pp. 24,  € 6,00

 

 

 

[...] Questo lo schema, la struttura del poemetto, che va dunque molto al di là del racconto poetico-fnatastico e di una superficiale lettura. Appare, prima di tutto, un ripensamento poetico sulla decisione di “far morire” Negrura-bellezza e quindi una sorta di sublimazione della bellezza in un luogo senza tempo e senza spazio, un luogo mentale che possiamo sempre raggiungere. Una soluzione che rappresenta la speranza Vs/ il pessimismo della chiosa nei precedenti poemetti (e, in tal senso, l’attuale ne completa la serie che, col senno di poi, apparirebbe infatti come sospesa). Ma poi, dal punto di vista sempre della poetica, appare una straordinaria vitalità e libertà compositiva, che associa in un unico ambito situazioni così diverse (i racconti evangelici e i personaggi del Vangelo, la fnatasia-Negrura, l’azione e lo scenario, che fa ricordare certe situazioni nei racconti d’avventura, o analogie con episodi di racconti fÁnatas tici come “Star Wars” con l’uccisione di Obi-Wan Kenobi e la sua presenza comunque viva nella “forza” e, appunto, il “lato oscuro della forza” impersonabile da Ánatas ).

In altre parole, la libera associazione e il completo abbandono del poeta alla sua ispirazione, lo porta ad elaborare questo paradigma, che pure è in qualche modo presente nell’inconscio collettivo e che è chiaramente riconoscibile come antagonismo fra una sapienza per l’uomo e una sapienza oscura e arrogante (hybris) a danno dell’uomo.

Non vogliamo comunque affermare che questa sia l’unica e la più esatta interpretazione di questo poemetto, che peraltro si presta, credo, ad una infinità di possibili letture, ma soltanto avvisare il lettore che qui non si può stare in superficie ma questa poesia, al di là della godibilità propria del racconto, necessita poi di approfondimento e di ricerca, di riflessione anche filosofica su quello che intende proporre e dire, altrimenti si rischia di scadere nel banale e nel vacuo.

 

 

 

 Rassegna stampa della presentazione a Petrosino (TP)

 

 

III

 

Il sole continuava il suo viaggio

immobile e segnava le ore e i secondi

che passavano pregnanti e sicuri

sulla faccia della terra. Soldati

inflessibili e seri gli attimi in fila

battevano il tempo terrestre mentre

Uség seguitava a percorrere il suo tratto

sui sandali a strisce quasi contando

misurandoli con il ritmo del suo

intimo pensiero. Il viso era corrucciato

infastidito dalla malinconia e da tristi

previsioni, sembrava, che lo rendevano

magro e scarno vicino nella sembianza

al teschio, non fosse stato per i suoi

capelli lunghi fino alla cintura.

La madre, ogni tanto, si affacciava

alla porta della capanna a guardarlo

e soffriva della sua espressione

priva di ogni barlume di serenità priva

di una briciola di felicità,

abbassava il bel volto e tratteneva

le lacrime, le ricacciava in gola da dove

nascevano. Ah, povera madre, quanta

sofferenza, quanto dolore trattenuto

perché non comparisse sulle belle

guance nei suoi grandi occhi neri.

Ma Uség non dava segno di migliorare

il suo atteggiamento.

Che sarà? Si chiedeva Áiram stringendo i

piccoli pugni sul petto.

 

 

 

XI

  

Ánatas quasi impercettibilmente si cancellò

e dov’erano le sue sembianze un po’

alla volta apparirono le forme sublimi

di Negrura la dolce dea colorata d’ebano

che guardava Uség con i suoi occhi scuri.

D’un tratto si mise a ridere e

dopo un minuto di silenzio disse:

Si lo quieres te donaré el mundo entero

pero antes tendrás que adorarme de rodillas.

Uség per qualche minuto tacque poi:

Indietro Ánatas! Indietro Ánatas! gridò

e uscì dal cerchio delle nubi di fuoco,

e furioso riprese il suo cammino a ritroso

verso la sua capanna. La nube infuocata

scomparve, abbandonò il suo deserto

in un lezzo di carne bruciata e di

zoccoli di cavallo inceneriti.

Hit Counter