Gianmario Lucini

Laura Garavaglia - Daniela Gatti

Correnti ascensionali

Prefazione di Donatella Bisutti

 

ISBN 97888-98677-07-8 - pp. 32, 17x24 colore,  € 12,00

 

 

 

Oggi si può dire che quella di Laura Garavaglia è davvero una “voce nuova” ben individuabile e alla quale è giusto dedicare attenzione in un panorama poetico spesso dignitoso ma tutto sommato grigio e monotono, che non trasmette emozioni. La poesia della Garavaglia ha alcune delle migliori qualità di una poesia “femminile”, usando questo termine non per ghettizzare in maniera riduttiva, ma al contrario, per sottolineare come oggi la poesia scritta da una donna abbia, nei casi migliori, come qui, una particolare vibrazione in consonanza con la Natura e un rapporto privilegiato con il corpo, che è, come non mi stanco di affermare, il veicolo primo, lo strumento primo dello scrivere poetico, mentre gli uomini appaiono spesso del tutto sordi, del tutto sprovvisti di comunicazione con il corpo inteso come microcosmo cosmico, e anche come buia radice da cui può nascere la parola recuperando ogni volta tutto intero lo splendore di un suo elusivo significato. Da un ancora incerto indugiare talvolta all’idillio, talvolta alla prosaicità dell’astrazione nei primissimi testi, Laura Garavaglia è ormai approdata con sicurezza in queste sue più recenti poesie a quella che vorrei definire una violenza espressionista che a tratti fa pensare a una lettura molto partecipe di Trakl. Ma molti echi, rielaborati e restituiti con voce originale, si possono cogliere per esempio in una poesia come Estate: una poesia sapienziale, che ha assimilato i nostri grandi classici, in cui si possono trovare echi lontanissimi e filtrati di un Montale, di un Sinisgalli, di un Gozzano, a comporre un testo che mi pare perfetto per il suo rigore contenuto, senza sbavature sentimentali, affidato anche così intensamente al contrasto simbolico dei colori, dal “catrame” dell’inizio all’“abbraccio sanguinante” del finale.  [...]

Penso che l’abbinamento fra le poesie della Garavaglia e le porcellane di Daniela Gatti, con i loro luccichii klimtiani, serva a mettere l’accento, prima di tutto, sulla qualità variegata dei versi, e sul loro rapporto con la luce. E poi su quella sapienza del colore di cui dicevo, e la plasticità materica che riveste il pensiero forte sotteso ai testi dell’Autrice. Si possono poi trovare nelle opere della Gatti altre consonanze, che sono allusioni alla struttura primigenia della materia, o ritmi geometrico-matematici, o ancora una dimensio-ne cosmica che si apre all’astrazione. Sono anche allusioni a composizioni di tipo molecolare e a spirali galattiche, energie fluttuanti che si fronteggiano e si compongono. Tuttavia l’iridescenza dei colori, il brillio dell’oro e la lucentezza delle perle incastonate nella porcellana ci riconducono all’enigma metafisico più che nei termini della scienza in quelli del mito ed è questo a schiudere un’interpretazione più allargata anche delle poesie dell’Autrice, sottolineando come esse coniughino il pensiero alla bellezza, e pervengano così a far affiorare una zona psichica in cui microcosmo e macrocosmo si incontrano in una dimensione che non è solo filosofica ma anche simbolica ed estetica.

[Donatella Bisutti]

 

 

Autoritratto

  

Ogni mattina, tra capelli e schiuma,

mi sciolgo un po’ di più sul fondo della vasca.

I ricordi fratture scomposte

i passi lenti sull’asfalto.

 

 

 

Estate 2

 

Forse era l’estate scorsa, o quella dell’anno prima.

Lo spettacolo, tanto, è sempre uguale: i dannati

immersi a mezzo busto, l’uomo del cocco,

l’unto della crema sul giornale.

Solo il fondale cambia.

 

 

 

Indicativo presente

  

Cerchi anche tu le linee di universo

tra le faglie orizzontali del giorno?

Ma se lo zenit fosse proprio qui

sul davanzale tra il vaso di verbene,

l’ombra del pomeriggio sulle scale

in quest’assenza muta di perché.

O se il cono di luce confondesse sul prato

questo istante ingiallito

tra futuro e passato?

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