Gianmario Lucini

Francesco Pasella

Il sole del Baltico

 

ISBN 978-88-98677-13-9 pp. 80,  € 10,00   

 

 

Territori di dolore, innaffiati di caffè amari, e ingurgitati come una medicina salvifica; inverni dell’anima che si dissociano da altre stagioni; gabbie di sofferenze che non garantiscono cure o rimedi possibili. Ma soprattutto è lo scorrere dei più brevi frammenti di tempo a scandire il vero ritmo dell’anima con il suo contradditto-rio manifestarsi.

Emblematici del nuovo corso della lirica di Francesco Pasella so-no i seguenti versi, con l’ossimoro sulla stagione del rinnovamen-to per antonomasia che poco dispone alla consolazione:

E come se…/ in questi sepolti e umidi / giorni di festa / rimanga ad ascoltare / i resti di una primavera / spenta nei fari luminosi del giorno./

Un credo libero di intolleranza verso l’ipocrisia, le convenzioni, la mercificazione, la banalità trasposta come esempio di una filoso-fia di semplicità che nasconde quella resa all’ovvietà che inchioda la moltitudine. Sapendolo cogliere, è questo il messaggio che tra-spare dal fondo del nuovo elaborato in versi, “Il sole del Baltico”, la seconda raccolta poetica di Francesco Pasella, sei anni dopo l’e-sordio con “Il porto degli sconfitti”. Uno schietto pregare laico contro ogni squallida messinscena della presunta normalità quoti-diana che non risparmia nessuno. [Francesco Cossu]

 

 

Quel corpo scarno

  

Venererò quel corpo scarno

oltre le tenebre dell'inverno.

 

Nella sacra tana del ricordo

navigheranno lacrime di luce.

 

Nell'esile, tenero, filo di dolcezza,

nelle parole flebili

che bramavano umile fierezza;

nella fragilità di porcellana

ostaggio di un'estrema debolezza,

nel nome fiero di un figlio

a cui cedere la cura del proprio orgoglio di madre,

madre che ha difeso sino allo stremo il suo cucciolo,

anche nella rabbia inchiodata da una piaga di dolore.

 

In un'ultima corporale preghiera

chiedi conforto,

in una disperata e convulsa purificazione  di sensi

chiedi protezione;

in un ultimo delicato sfiorire,

nel doloroso disfacimento terreno

di donna da amare che ha violentemente amato,

diventi eterna primavera.

 

 

Il tarlo della pochezza

  

Vivono in chiassosi

e sporadici branchi,

armati di oscuri pugnali,

lame aguzze dedite al tradimento.

 

Vivono imbalsamati

nelle loro fasulle ricostruzioni;

vuoti narcisi d'estetica artificiale,

scevre imitazioni dell'inconsistenza.

 

 

 

Risveglio natalizio

  

Credo ci sia solo una luce

in questo mio invernale risveglio,

sento l’aroma del caffè tostato

nel bar-rifugio corroborante-mattutino,

le insegne a intermittenza

sono una piacevole sinfonia,

alcune auto sono la ricorrenza

ciclica del sempre,

il netturbino infrange la quiete

con moderni frastuoni.

Quasi mi vergogno

di queste mie righe poco elaborate,

ma vi confesso di essere felice.

Semplicemente felice.

Felice di esserci.

Anche se il telefono

restasse tutto il giorno muto

non avrei un solo sussulto d’amarezza.

 

Hit Counter