Gianmario Lucini

Pensiero poetico e critica integrale dell'arte

 

ISBN 978-88-98677-01-6 - pp. 120,  € 12,00    - Richiedere a gianmariolucini@gmail.com

 

 

Con questo saggio (che è una ricerca teorica sul significato dell'arte in ogni sua manifestazione e il ruolo che essa svolge nella cultura) l'autore intende porre alcune importanti questioni di metodo nell'attività della critica dell'arte. In particolare, partendo dal fatto che l'artista è, in qualche modo, dentro l'opera - che peraltro è autonoma dall'artista stesso -, l'autore elabora (in antitesi alle tesi crociane) il concetto di "pensiero poetico integrale", come modalità creativa ma insieme speculativa, diversa dal pensiero filosofico e dal pensiero scientifico, comunque anche "razionale" come questi, e certamente non di minore importanza o meno necessaria ai fini del progresso umano, in tutti i sensi.

L'opera d'arte è vista come sistema simbolico inserito in un a certa koinè culturale, ma senza nessun obbligo di rendere conto di se stessa o di "spiegarsi": pertanto essa risponde a una propria coerenza interna, nella quale agiscono criteri e regole interne, diversi da opera ad opera, che l'interpretazione deve mettere in evidenza per poter costruire una critica metodologicamente corretta. La sola caratteristica richiesta all'opera d'arte è quella di lasciarsi interpretare, ossia di rendere questo suo sistema riconoscibile e criticabile, perché se non si può parlare dell'opera se essa non può esistere come opera d'arte (e quindi come "essere"), ma esiste come oggetto alieno alla cultura.

Sul versante della  critica, l'autore contesta il giudizio critico ed estetico di valore (nessuno può affermare se un'opera d'arte sia bella o brutta) perché considerato invasivo e una prescrizione o un comando nascosto del critico al fruitore dell'opera. Il critico non ha altro compito che mettere in evidenza ciò che la sua cultura, la sua esperienza  e la  sua sensibilità gli permettono di scoprire nell'opera, argomentando questa evidenza con proposizioni chiare e ben formate.

Infine l'autore si sbilancia nel costruire una proposizione epistemologica per la critica dell'arte, ossia una proposizione che raccolga in sé i principi ai quali deve attenersi ogni corretta critica dell'opera d'arte, ben guardandosi dal dichiararli definitivi e immodificabili, ma ovviamente con la pretesa che vi sia un'argomentazione logica a supporto di ogni sua confutazione. In questo modo egli intende proporre la critica dell'arte come disciplina autonoma dagli altri saperi, una vera e propria scienza umana con una  epistemologia propria, propri metodi, strumenti e criteri di analisi, svincolati da altre scienze (psicoanalisi, linguistica, sociologia, antropologia, ecc.) e dalla filosofia, che pure sono considerati strumenti di lavoro in un'ottica però isomorfica, resa coerente dall'osservanza dei principi epistemologici sussunti.

L'obiettivo è quello di rispondere, in questo modo, a un certo disordine, confusione e ambiguità che regna nella critica dell'arte, che impantana sia la critica che l'arte in infinite discussioni che mai giungono a una sintesi soddisfacente. Discussioni che, peraltro, a volte enfatizzano aspetti e opere di poco conto e a volte squalificano opere innovative, perché la cultura non ha ancora le categorie per capirle; o peggio, a volte esprimono tesi e interpretazioni diametralmente opposte su una stessa opera, senza peraltro fondare gli argomenti che supportano queste tesi in una evidenza.

Un libro che, al  di là di meriti e contenuti, solleva una miriade di domande ed è pertanto utile a chi si occupa di arte e poesia e a quegli artisti e poeti che si interrogano sul proprio modo di creare.

 

 

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Il presente lavoro non è pertanto (o soltanto) l’enunciazione della mia personale “poetica”, come creatore di poesie, né l’enunciazione di una teoria dell’arte, né una particolare teoria estetica, né un tentativo di comunicare un mio particolare punto di vista sull’arte. Il presente lavoro è infatti una ricerca che necessariamente integra tutti questi aspetti (né potrebbe essere diversamente) e, pur partendo dalla propria esperienza di poeta e di critico, cerca però di farsi delle domande, cerca un rigore, cerca un metodo che possa guidare sia la creazione artistica che l’interpretazione dell’arte di altri e di vedere con occhio più critico la propria.

Né si pensi che tale “rigore” e tale “metodo” suddetti, siano in contrasto con l’irrinunciabile libertà della creazione artistica, anzittutto perché è libera scelta accettarlo o rifiutarlo per l’arte propria e, in secondo luogo, la constatazione che cercare di capire l’arte di altri fa crescere la propria arte e, insieme, rende più consapevoli e più oggettivi nei riguardi della propria arte. Intendo dire, in altre parole, che l’artista non è soltanto uno che crea, ma anche uno che pensa e il fatto di rendersi conto (come argomenteremo) che l’arte è in sé pensiero razionale, non lo esime dal pensare anche riflessivamente su questo pensiero (perché siamo, appunto, integrali, non scissi...).

[Dalla nota preliminare dell'autore].

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