Gianmario Lucini

Dario Tallo

I rami dell'inverno

 

ISBN 978-88-897224-91-4 - pp. 56,  € 8,00    - Richiedere a gianmariolucini@gmail.com

 

 

Dario Tallo (Caserta, 1947 - L'Aquila, 2010) è stato un professore, un insegnante di inglese delle scuole superiori, da poco deceduto. Non ha mai pubblicato nulla in vita e, dopo la sua morte, sono stati editi alcuni suoi racconti, per i tipi di Arduino Sacco editore. La pubblicazione che qui presentiamo è una scelta, operata della giovane poetessa Anna Ruotolo, che con Cinzia D'Addio, una ex collega del poeta deceduto, ha voluto e curato questa pubblicazione.

Di solito CFR non pubblica libri di questo genere ma, considerando che la proposta proveniva da una stimata poeta come Anna Ruotolo (che benché giovanissima è di ottimo livello) e considerando poi più attentamente il materiale sottoposto alla nostra attenzione, ci siamo decisi per la pubblicazione, anche se questo, probabilmente, sarà l'unica raccolta edita di questo poeta.

I versi di Dario Tallo sono soffusi da una malinconia e da una inquietudine neoromantica profonda, che rammenta certe composizioni del Corazzini. Continuo e costante è il riferimento alla natura, chiamata a far parte di questo sentire esistenziale e l'inverno è la stagione più celebrata, con i suoi riti natalizi, la sua fuorviante serenità, i suoi accostamenti fra il calore artificiale della festa e delle luci e la realtà del freddo e della solitudine.

Potrebbe dare l'impressione di una poesia fragile, ma il realtà l'autore non scade mai di tono, si mantiene su un piano lucido e filosofico, non eccede mai nel sentimentalismo e, tutto sommato, affronta il dolore dell'esistere con grande dignità.

Una lettura che abbiamo trovato di buon livello.

 

 

 

 

*

 

io non so più dire,

dico all’incontrario,

io taccio...

 

*

 

La piatta felicità

dei gesti,

le parole

dette

nella fretta dei minuti

e poi riprese

in un sorriso.

 

Oh la vita

che avvolge ignara

e spinge

la sera al mattino,

come un aratro

senza semina.

 

 

*

 

accolgo la mano

e alla porta

trattieni il disappunto

per la solitudine

che non ho fatto in tempo

                            a riporre

e mi guardavi…

ma lo sapevi

e le parole

cadono come novembre

in una pozzanghera,

poi vai

senza pioggia

e il cuore batte lento,

                  più lento.

 

 

*

 

due occhi in cielo

chiudono ciglia

e nuvole,

pure mi amano…

ma è Natale

e non vogliono vedere.

Sanno sperare

e dopo,

solo dopo,

prenderanno stelle

e magari piangeranno

perché mi amano

e presto,

troppo presto,

ho rimosso i pastori.

 

 

Gli Altri

 

Rido di queste giornate

convulse di nulla

che spendo

impastando parole

vuote di farina.

 

Pure le dico

nell’assoluzione

antica del dovere,

ma sembra

che a me solo

resti una polvere

inutile nei capelli.

 

Gli altri

vanno compiuti invece

spiando appena il senso

tardivo della fretta.

 

Silenzio.

 

Ora guardi il taglio

timido di luce

nella strada

che nell’ora

si assenta di passi,

 

e non so…

 

una mano nei capelli,

forse di farina,

e forse al risveglio

      magari un sorriso...

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