Poeti e poetiche 2

Retrobottega 3

AA.VV.

 

ISBN 978-88-897224-80-8

Edizioni CFR - 2013 - pp. 136, € 12   - Richiedere a gianmariolucini@gmail.com

 

 

 

La terza edizione di Retrobottega, la pubblicazione dedicata a monografie di autori contemporanei poco noti, prosegue con i nomi di Giuseppe Armani (Fiorenzuona l'Arda), Silva Bettuzzi (Cordenons, in Friuli), Cristiana Fischer (Carpineto Sinello, Chieti), Franco Gobbetti (Desenzano del Garda, Brescia), Luigi La Vecchia (Vicenza) e Maura Potì (Bari). Si è insomma cercato di rappresentare, pur con così pochi nomi, diverse realtà italiane, da Nord a Sud.

Iniziando da Giuseppe Armani, la cui poetica si rifà alla lezione del ‘900 più innovativo, attraverso gli spunti suggeriti della poesia impegnativa di Silva Bettuzzi, Cristiana Fischer e Maura Potì, e infine col forte accento di disincanto delle liriche di Luigi La Vecchia e Franco Gobbetti, le poetiche di questi autori lambiscono gli orientamenti di pensiero e le tematiche culturali e filosofiche più scottanti, e non si orientano certo al gioco estetico ma esprimono le personalità dei loro autori in maniera decisa e aperta.

Ci sono autori alla loro prima pubblicazione consistente (ogni autore è rappresentato con una silloge di circa 20 poesie e una parte critica di alcune pagine) e altri che hanno alle spalle un curriculum editoriale di rilievo, ma in tutti rileviamo una maturità nelle tematiche, nello stile, nelle poetiche, che denota una lunga e attenta frequentazione della poesia contemporanea e della tradizione. Alcuni di questi autori sono peraltro impegnati attivamente in attività culturali pubbliche, come laboratori di poesia, organizzazione di eventi, politiche culturali.

Ognuno di essi, attraverso le sue poesie, esprime un pensiero, ricrea un mondo, immagina un orizzonte, offre una proposta culturale poetica ed estetica, anche quando l’estetica si fa sofferenza, discorso intorno allo sfregio e al decadimento. È allora, che l’arte assume il compito di porre una riflessione e mostrare mondi possibili, alternativi al decadimento.

 

 

Giuseppe Armani, Scomparso

 

Dato per morto, disperso.

Tra rocce schiumanti

dalle onde sommerso. Scomparso lungo i sotterranei sentieri di un’incolpevole sabbia.

Spettatore

senza più occhi, voltando la pallida schiena alla luce del giorno. Prendendola di petto, facendo sul serio …

con

la notte!

 

Attratto da ciò che allontana,

desiderando il distante

 

La lenta vela di un ragno

che il vento solleva.

 

Entrando nell’incerta, sconfinata piana di un sole declinante … male valutando le asperità istantanee, le false evoluzioni, i movimenti ingannevoli delle correnti di gravitazione.

 

Dentro un enorme vaso

di candida porcellana lo stesso errore insolente commesso da un calabrone distratto.

 

 

 

Silva Bettuzzi, La gara delle solitudini

 

Sorride con aria serafica a specchi e lavabi

la Gabri, facendo i capelli alle donne

che parlano. E parlano forte

di figli e mariti, discorsi, contrasti

a colpi di sole, di sogni lievi o permanenti

e dicono spesso ai miei tempi…

 

Soffi di lacca e fon, si fondono

ai sospiri della Gemma:

per quarantatré anni con Davide

ha sperato in fortune e traslochi

litigando di conti e di soldi,

per mille e mille mattine si è spesa di fede

preghiere, candele accese, anche se

quasi mai prendeva la Messa, non c’era

mai tempo coi figli, la casa, le galline…

E il cuore di Davide… il cuore che inciampa

perde il passo appena il lavoro si assesta

e chiude spiragli che era troppo sperare.

Cola una lacrima di schiuma

sul naso dell’Eugenia, che sussulta…

“Mah” esclama impaziente la Resi:

“se restare soli fa male, ancora di più

stai male se un figlio ti lascia!”

Sospira un istante la Gabri e la sua spazzola

si artiglia sui ricci della Resi che pentita

 rinuncia all’inutile gara

delle solitudini: ben sa

che da quando non ha più Davide, la Gemma

non esce neanche alla sagra del Santo.

 

Paga il conto in silenzio l’Eugenia,

con un breve sorriso ci saluta

nel suo stridulo

semitono di straniera.

 

Scialba dentro il colore della sua giornata

lei non è sola quando accosta piano

alle sua spalle una porta

blindata, e qui l’attende

un vecchio a letto,

un bagno, il pranzo…

 

 

 

Cristiana Fischer

 

*

 

Lieve sottovalutazione un'irrisione

scherzosa in fondo ma che lei non creda

di insegnare qualcosa che non hanno

mai voluto sentire e invece sanno

mentre con forza e con potere sperano

di travestire da scherzo l'inganno.

Incursora sottile e competente

coinvolge il pretesto il sottotesto

il non detto e tutto l'infra e l'extra

la musa dicono a ridere e lei ride

il riso vero.

Delle immaginazioni della mente

che costruiscono scenari

mi liberai velocemente per entrare

in collegamenti straordinari.

 

 

 

Franco Gobbetti - L’ora è sospesa

 

Quello specchio era curioso, sinistramente attratto dalle bambine.

Lì non c’erano bimbe ma solo una donna.

Una casa, lo specchio, un bombato silenzio, lei soprattutto.

Lei, lei specialmente.

La stanza si schiude, cordiali sedie come sala d’aspetto.

Un nero caffè unisce il momento,

scottalabbra fumante in aroma d’oriente.

Un vago sorriso per due l’ambiente fiorisce

tra cucchiaini all’attesa e petits biscuits.

Con zucchero o senza?

Lo zucchero è dappertutto con tracce d’aria al tabacco.

Io amaro, lei dolce come ape tra fiori.

Dolcetti e bijoux biondeggiano al suo piacere soltanto.

Equilibrio di convenevoli e sguardi

squilibrio dei sensi, fascino e caramello.

Io dico qualcosa. Lei muove parole, alfabeti di spezie bagnate

al rossetto profumo di labbra confetto.

Tumida bocca, quasi carne di rosa.

Una molle conchiglia, soave al gusto di sale.

Il silenzio abita in casa e ascolta.

Occhieggiano muri giallastro mutismo

pareti discrete in attesa, senza occhi, con occhi.

Complici camere nude, desnude.

Supini, molli tappeti e velati tendaggi.

Luci dorate, abbassate, tempo fermato.

C’è un che di esotico intorno ed alcol vagheggia.

L’ambiente talmente discreto

invoglia complicità in trasgressione e malizia.

Fantasia s’accende e cresce idea di peccato.

Tentazione enfatizza e s’annida.

Esili vesti, minute fasce insolenti l’accarezzano a pelle

In furtivo, astuto contatto, buccia sensuale.

Libra un lento profumo d’oscura Afrodite.

Le luci calano ancora, lume torbido spettro

complice sala penombra in lusinga di tentazione.

Lo specchio guarda senza vedere.

L’arredo trattiene passi felpati e respiro.

L’ora è sospesa, la calma contiene ogni cosa

tranne un sospiro.

 

 

 

Luigi La Vecchia

 

*

 

Un assembramento di sospetti

– soldataglia mercenaria nei nostri cuori –

copre in un passo l’attimo

che non sa restare

 

Questi poli non sciolgono

in acqua i nodi

ma vivono in forma di saette

anche il silenzio

 

In vari modi sa organizzarsi

la tenerezza del dolore

anche tra rive umide

e solchi trascurati

 

Dunque alle armi nuovamente

che almeno perisca in battaglia

la chiacchiera degli innamorati

e questo invidioso balbettare

 

 

 

Maura Potì - Il valore del suono

 

Separate,

le ciocche appaiono confuse,

nell’opacità di una nuova calvizie

smarrite.

E non basta l’attimo di compiacenza

di un raro sole di mezzanotte

a dare visibilità ai contorni

e luce al buio dell’assenza.

Piuttosto,

è il suono potente di un corno

– il barrito di un elefante in fuga –

a districare i nodi tra i capelli,

a svelare la verità di ognuna.

Così resta l’anima mia

– sospesa tra i fili sottili della tua –

se mi accarezzi con indulgenza

senza chiedermi di andar via.

A rompere il silenzio con un urlo,

a soffiar forte sulla mia pelle,

ci sono ancora io

e la fuliggine diventerà neve

e sarà inverno

ma durerà una sola stagione.

 

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