Poeti e poetiche 2

Giacomo Cuttone - Gianmario Lucini

Canto dei Bambini perduti

 

ISBN 978-88-897224-85-3

Edizioni CFR - 2013 - pp. 152, € 14    - Richiedere a gianmariolucini@gmail.com

 

 

 

L'idea di questo quaderno nasce da una discussione fra i due autori, peraltro nel corso di  una visita alle Fosse Ardeatine, se fosse possibile collaborare fra arte grafica e poesia su tematiche sociali. Il fenomeno dei bambini scomparsi (strappati ai genitori, contesi fra di essi, morti per incuria e abbandono, rapiti per essere venduti o per il traffico di organi, fatti oggetto di ricatti e vendette, seviziati dai pedofili, ecc.) non è complessivamente da sottovalutare. Così la pensano il pittore Giacomo Cuttone e il poeta Gianmario Lucini che hanno messo insieme i loro linguaggi per comporre a quattro mani questa opera, che dunque è un'opera ibrida fra poesia e disegno (i disegni di Cuttone sono tutti delle chine).

Lucini lo ha poi trasformato l'insieme, in un libretto strutturato e composto da un prologo, sei poesie collegate da sei recitativi, che possono essere letti da una lettrice e da un lettore  accompagnati dalle improvvisazioni di un musicista. La musica si raccorda al testo ed è eseguita d'intesa con le voci recitanti. Vi è poi un PC che comanda un video-proiettore che, nel corso della recita, proietta le immagini di Cuttone ed altre immagini per commentare la parte orale.

Il lavoro diventa quindi una creazione multimediale con l'apporto di musica, pittura, poesia, fotografia, computer graphics, in un ambiente che assomiglia a quello del teatro (è possibile, volendo, anche adattare una particolare illuminazione ad ogni quadro lirico e ad ogni passaggio). Non è però un'opera teatrale vera e propria, perché manca la mimica gestuale degli attori e l'elemento scenografico - si tratta infatti di recita in un contesto di multimedialità

La recitazione dell'opera è volutamente libera da copyright e chiunque lo voglia può allestire, partendo dal libretto la sua rappresentazione, adattandola al suo personale gusto. Più o meno la recita dura un'ora e deve poi essere seguita da un dibattito del pubblico sulle provocazioni contenute nel testo, in particolar modo l'idea che questa società tratta tutte le cose belle e la bellezza (la poesia, l'arte) sempre peggio e la sorte dei bambini ne è in qualche modo la metafora.

Il lavoro nasce anche con altre intenzioni: quella ad esempio di combinare insieme diverse arti in maniera sinergica, di modo che l'una valorizzi l'altra, quello di superare la centralità dell'autore e porre invece l'accento sulla interdipendenza dei diversi artisti coinvolti, quello di trovare una sinergia anche con le tecnologie moderne, quello di evitare che un'opera si irrigidisca in uno schema interpretativo ma che sia adattabile ad ogni contesto, specialmente quelli più poveri di mezzi, mantenendo aperta la possibilità di adattamenti creativi ad ogni contesto (che potrebbero essere anche molto diversi a seconda della regia che la mette in scena), pur rimanendo sempre identica nelle sua sostanza.

La recita, nel suo complesso, dura circa un'ora e un quarto.

In ogni caso, il quaderno è fruibile anche come lettura individuale.

Dello stesso autore, nel catalogo CFR, per la poesia: A futura memoria,  Il disgusto,  Monologo del dittatore,  Ballata avvelenata,  Poemetti del dito, bestiario e altre confessioni Krisis,   Canto dei bambini perduti Per il bosco, Memorie del sottobosco, Hybris

Per la saggistica: Editore impostore Ipotesi sulla nascita della poesia Cattivo maestro libro, Pensiero poetico e critica integrale dell'arte

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Poesia del cuore minuscolo

Casella di testo: Schermo:
Illustrazione di G. Cuttone, n.1
inquadrando, nel montaggio, i diversi particolari ingranditi

 

 

 

 

Ho un cuore minuscolo e mondi
sbozzati appena e mani
di cielo e sogni

ancora antelucani;

 

non mi vedesti, mai, trasfigurare
impercettibile segno e luce
mai, nel pudore di Dio
che nel sorriso dell'alba mi avvolgeva?

 

Io sono l'arancia selvatica
che splende sul ramo più alto
e tu non la vedi.

 

Sono un piccolo nome che si affaccia
al solstizio dell'estate ed eco
dell'Eden perduto.

 

Dove sono i tuoi occhi?

Dove sta la tua bocca?

In quella profonda voragine

fruga l’avidità delle tue mani?

 

stacco musicale di qualche secondo

 

Sono l’arancia più rossa

che brilla nel sole del tramonto

quel raggio di sole sul ramo più alto

 

e tu, occhio morto e respiro di pietra,

neppure la vedi...

 

 

 

 

 

                 voce in calando negli ultimi due versi, la musica aumenta e prosegue per circa un minuto

 

 

[...]

 

Recitativo secondo

 

                (Schermo spento.  Senza musica)

 

La domanda non sarà: “chi ha fatto questo?” ma, piuttosto, “perché tutto questo accade?”

Questa è la domanda, perché ognuno di noi, anche chi vi parla, in qualche modo è correo di un male. La società non si divide in buoni e cattivi: questa visione è manichea, cattiva letteratura, deformazione percettiva causata dalla paura di un contagio morale, di una insanità mentale che ci fa dire ad alta voce “il bene siamo noi, il male sono gli altri!”.

 

Tutti, in diversa misura,

siamo infatti buoni, cattivi,

distratti, insensibili, diffidenti

dell’innocenza, del suo candore,

della sua forza aurorale.

Ci è aliena la sua Poesia, o forse

è terrore soltanto, il nostro,

di ritrovare l’essere autentico

che potevamo essere e non siamo.

 

stacco musicale di qualche secondo, poi la musica cessa di nuovo

 

Perché tutto questo accade? questa è la domanda.

E, prima ancora, che cosa significano per noi queste vite

che scompaiono nel nulla senza lasciare traccia alcuna,

soltanto un nome, un’eco, la grazia

Casella di testo: Schermo:
Scorrono titoli di giornali attinenti il tema della scomparsa di bambini

 

 

sbiadita di un’immagine, un sorriso?

 

Che cos’hanno  da dire queste vite alle nostre

vite di anni colme e di oggetti,

di stanchi sentimenti e corrispondenze,

a noi che crediamo di essere pienamente

ed esse che lo sono e non lo sanno?

 

Intervento musicale di qualche secondo e poi la musica prosegue

 

Li vediamo ogni giorno, i bambini. Li scrutiamo dall’alto di un giudizio. Li diciamo imperfezione che si evolve, piccoli esseri tesi al futuro, desiderosi di futuro, di elevarsi alla pienezza del futuro, aiutati da noi, verso la perfetta felice adultità di uomini e donne, madre e padri, operai e operaie, sfruttatori e sfruttati,

piccoli esseri che avranno sulle spalle la cura del mondo e che si preparano, imparando quello che si deve imparare

o a “fare la cosa giusta” come si dice nei film americani.

 

Li consideriamo casseforti da riempire di norme, visioni della vita, idee, ideali, valori, conoscenza, rispetto per l’autorità più o meno legalmente costituita, anche se frivola, immorale, corrotta, persino sanguinaria... Imperfezione che tende a perfezione

- e la perfezione saremmo noi,

con la nostra saggezza fatta in casa, il buonsenso dei nostri schemi pelosi, rodati e validati da secoli di esistenze clonate, guidati da pensieri clonati che crediamo nostri, dalla nostra gaia scienza artigianale della vita, costruita su pochi frantumi di esperienza.

 

stacco musicale di qualche secondo

 

Non ci sovviene neppure per un attimo che essi potrebbero invece insegnarci molte verità, che essi sono un simbolo, sono la metafora di ogni cosa bella e perfetta che nasce perfetta dalla natura

 

stacco musicale di qualche secondo e poi senza musica

 

E quando essi se ne vanno

è come se accadesse un vuoto,

una bolla di nulla dentro la coscienza,

un lutto che non sappiamo elaborare:

fingiamo di capire ma non sappiamo interpretare.

 

Riprende la musica, da sola per qualche secondo e prosegue

 

Ed essi non sono più con noi perché si sono fidati noi, fidando che sono al mondo per essere protetti, che il mondo è meraviglioso e una grande avventura. È così che se ne vanno.

 

Sappiamo che essi sopportano ogni orrore senza mai perdere la speranza, e questo consola la nostra ipocrisia.

 

Sappiamo che non tentano di immaginare l’ignoto, il nulla, perché il nulla, per loro, è semplicemente ciò che ancora non conoscono, che non hanno ancora esplorato, ciò a cui devono ancora dare senso con un’avventura, una storia, uno stupore...

 

Pausa musicale di 1 minuto

 

 

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