Salvatore Violante

Salvatore Violante

Meccanica delle pietre nere

 

ISBN 978-88-897224-75-4

Edizioni CFR - 2012 - pp. 104, € 12,00    - Richiedere a gianmariolucini@gmail.com

 

 

La meccanica delle pietre nere racchiude e rimanda, pertanto, violenti chiaroscuri. Possono essere magiche le pietre, nere di vulcanismi fecondi, fecondamente identitari; sono nere, nondimeno, per venefici chimismi infernali prodotti dal più fetido e laido dei Cociti e pompati da diabolici congegni in meccanica funzione perpetua. E allora la natura torna matrigna, fatta matrigna dall’uomo, spesso eroe di un infinito romanzo criminale; e allora hanno l’accompagnamento di ferrei tramestii e di sordi rimbombi e sono toccate da luci sinistre le cavità notturne della terra, riempite di deiezioni che traboccano, intasate dal malaffare che imperversa; e allora il mito mostra l’altra sua faccia, quella venuta da una storia terrifica e risoltasi in un Vesuvio sterminatore, che vindice punisce; e allora il paesaggio una volta felice si scopre disumana, deturpata congerie di pietre disposte in disordine, senza bellezza; e allora il dialetto si rende aspra lingua di sferza; e allora la dizione che recupera cadenze e ritmi popolari si gonfia e si rizza in una denuncia sarcastica e sprezzante, resa concitata dalla rima, e il tono sale fino al fortissimo. Il fortissimo di una poesia civile, di polemica e di denuncia.

Il cosmo e il caos, per lettura in contraddizione dell’umano consorzio in terra di Vesuvio e non solo; il caos di una panorama dal vero, il cosmo di una regola ritrovata in utopia: ponte, mediana di un siffatto vertiginoso chiaroscuro resta la poesia, il personaggio-poesia. Perché qui alla poesia è conferito metaletterariamente un compito di intervento mirato e responsabile, sociale e politico, che essa può svolgere con grande efficacia, con energia nuova (in ragione di questa attribuzione è difesa da quanti sono imputati di adesione ossequente all’au-toreferenzialità del linguaggio e la trattano con scapata leggerezza); e perché le si domanda comunque di non far mancare quel sogno di una cosa, che da sempre la sua alterità ha sognato e a cui rimane agganciato un futuro dal volto umano (e dunque gli apocalittici della scrittura sono a loro volta esecrati); e perché soprattutto la poesia è un personaggio dal vivo nella finzione dei versi della Meccanica delle pietre nere. È un tu con un nome, è un doppio al quale, in un dialogo che ora è esplicito ora è sottotraccia, si chiede di leggere il mondo e di parlarlo nel suo essere, come è in realtà, polluito e defedato e nel suo virtuoso poter essere. Comunque in diretta. Da portavoce affidabile. [Marcello Carlino].

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Nota di Giorgio Mancinelli su "La Reschèrche": http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=682&Tabella=Recensioni

Nota di Carlo Ciapparrone

 

 

Per le strade

 

un bimbo andava

senza sosta, senza sosta

e del mondo pregustava

ogni nettare nascosto

e cammina e poi cammina

sempre in cerca d’avventura

il bambino già ragazzo

cresce ma la vita è dura.

Cerca, cerca, senza scampo

corre dietro, braccia e mano

a due passi, sembra averlo

ma lui scatta, s’allontana

segue il sole in lontananza 

dietro l’alba, l’abbandono.

Vola dietro le farfalle

lievi, lievi, cristalline

da ragazzo ormai sfiancato

cerca fonti genuine

in un tempo stramazzato.

Cerca il punto, il fontanile

di sorgente più impulsiva

e cammina stretti i denti

con la mente alla deriva

senza sosta, pugni chiusi

con il passo ormai più incerto

mentre l’isola è reclusa

cerca un cielo un po’ più aperto.

Là sul Rodano strascina

pigramente sé col fiume

scorre via senza baccano

senza inutili mattane.

Soffia un vento che gli increspa

il suo pelo incanutito

ora il vecchio, puntiglioso,

cerca l’ultima sortita…..

Poi l’incontro luminoso

decolora il suo sembiante

torna bimbo e l’avventura

ricomincia in quell’istante

 

                  Francia 1984 

...

 

Mario, vederti, vedo la montagna,

questo vulcano splendido che al golfo

mostra eleganti cespi di ginestre.

Il vento, un soffio, sfiora le corolle

tentenna al rosso della valeriana

ne dribbla il gelso in lacrime, quel sangue

che, nell’ inciampo, la maldestra mano

sottrae col succo dai suoi dolci frutti.

Vederti, Mario, liberarti al gioco

è lepre che d’un tratto scatta e scarta

la sua tagliola, vola alla sua porta;

è il merlo, Balotelli, che cincischia

prima del fischio, mentre cerca il tono

di quella nota, indi si scioglie al rischio.

 

....

 

Se tu le guardi sono solo cose

ma durano assai più che le persone

sono scrittura, portano memorie

e vanno in barca a galla delle storie.

 

Oh morte, morte, quanta vita vivi!

Dal primo pianto all’ultimo respiro

con te compagna ogn’ora s’intrattiene

mentre s’avvia verso il mistero un seme.

 

Vi vedo da lontano che venite

lungo la strada, timide o impunite

parole ben coperte o in minigonna

bianche di pelle o nere o di madonna.

 

Sbocciate sprigionando tinti talli

mostrandovi nell’aria in fiocchi o falli.

 

Siete la neve intatta di radura

sanate piaghe mentre il freddo dura.

 

In primavera un friccico vi coglie

solleticando il verde delle foglie.

 

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SEGNALAZIONE VOLUMI = SALVATORE VIOLANTE

SALVATORE VIOLANTE: “La meccanica delle pietre nere” – Ed. CFR – 2012 – pagg. 104 - € 12,00
Nel rincorrere il ritmo del verso , composto con arguzia e con semplicità , Salvatore Violante riesce a proporre una specie di mappatura della quotidianità inscritta tra metafore, aforismi , frammenti , pennellate , che suggeriscono visioni del passato , del presente e del futuro, in perpetuo movimento esistenziale.
Tra le strade ed i borghi , tra le mura e le luci, tra i ricordi e le illusioni, tra il grido e il sussurro, egli imbastisce una fiaba lunga e scintillante, che apre a musicalità del tutto personali e valide culturalmente.
Il gioco delle stagioni intreccia il movimento del ventre , il fruscio allenta nel canto. I volti , le mani , il sorriso hanno il sapore della spiaggia solitaria.
“Risuona il mondo e tu stai li a guardare/ ed ecco / cose – cose ed ecco cuori, / cupo / l’asfalto srotola motori / che vanno forti e lenti, / via, / lontano….”
La divagazione fuori chiave richiama memorie e riscoperte nella miscela di una singolare fusione.
ANTONIO SPAGNUOLO -

(Tribuna Letteraria)

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