Francesco Di Stefano

Er monno gira ancora come allora

 

ISBN 978-88-897224-71-6

Edizioni CFR - 2012 - pp. 88, € 10,00    - Richiedere a gianmariolucini@gmail.com

 

 

 

Di Stefano è uno dei tanti ottimi poeti satirici che io conosco, in Italia, ma purtroppo la poesia satirica, specie se in forma chiusa, è pochissimo apprezzata. Nello spazio breve di un sonetto Di Stefano è capace di far coabitare numerosi elementi. Innanzittutto la sonora risata, che scaturisce quasi sempre dalla evidenziazione di una situazione paradossale, anomala, tartufa. Il poeta satirico deve infatti muovere alla risata e Di Stefano non si sottrae certo a questo compito primario della poesia satirica. Ma poi troviamo anche lo sberleffo, il giudizio politico e morale, lo svergognamento. La poesia satirica così concepita ha peraltro un potentissimo strumento psicologico, che è quello di far sentire il lettore giudice di una situazione, di sottrarlo al senso di deferenza che istintivamente ha nei confronti dei potenti, scindendo l'aspetto della deferenza per l'istituzione, che è cosa socialmente utile, da quella per i personaggi che la rappresentano, che non è altrettanto utile. Il suo proposito è, in altre parole, lo smascheramento, il denudamento, la gogna se necessaria, al di là dell'importanza politica del suo bersaglio. Il lettore si trova, in questo modo, in una posizione paritaria, a tu per tu, da uomo a uomo di fronte al potente di turno. L'effetto è straordinariamente benefico: apre gli occhi e apre la mente.  [G. Lucini]

                   

Il volume si compone di 63 sonetti in endecasillabi classici in unica sezione e comprende un periodo cronologico che corrisponde più o meno dalla fine del 2011 al gennaio 2013. Si tratta, per alcuni aspetti, di un diario in versi satirici (che continua tutt'ora), dove sono annotati i comportamenti più vistosi e più chiacchierati, passati attraverso il severo sguardo di una cultura popolare disincantata e legata alla concretezza dell'esistenza, la sola, a ben vedere, capace di sbrogliare la complicazione degli affari semplici operata dalla politica, con ragionamenti concreti e, all'occorrenza, sonori sberleffi.

Il testo è accompagnato da versione in lingua italiana, anche se non sarebbe a rigore necessaria, perché il romanesco (lingua satirica per eccellenza) può essere considerato parte originaria e fondante della grande koiné linguistica dalla quale attinge l'attuale lingua italiana: poco ci si discosta dalla lingua e la lettura, anche ad alta voce, risulta particolarmente gradevole.

Diversi e molto noti i personaggi fatti oggetto di satira: i dirigenti della Thyssen-Krupp, i Servizi segreti, Berlusconi, Napolitano, la "casta", la Lega Lombarda, D'Alema, Rutelli, Previti, Bertinotti, Veltroni, alcuni prelati e altri ancora.

 

 

Amara costatazzione

 

Fiorito ha dichiarato ch’en galera

bazzicherà perzone assai mijori

de quelle ch’encontrava quà de fori.

Si seguitamo ancora a sta maniera,

 

che ogni giorno l’investigatori

te beccheno de ladri n’ampia schiera,

fra poco tempo n’anima sincera

sarà na rarità da estimatori.

 

È più de n’amara costatazzione

che ne la merda ce sguazzamo tutti.

Nissuno pò sapè co precisione

 

si l’amichi so’ onesti o farabbutti,

e allora va a finì che cià raggione

sto gran fenomeno da baraccone.

 

 

Delitti perfetti

  

Diceva Pasolini - e a me me piace

ripete de continuo sta lezzione -

che lui sapeva chi era er mascarzone

che co quer piano crudermente audace

 

faceva de le bombe na raggione

de lotta politica un po’ vivace

senz’importaje se ne la fornace

ce finiva na fracca de perzone.

 

Lo sapeva ma nun ciaveva prove

ché staveno niscoste chissà dove.

Se posso dillo co le mie parole:

 

er Potere pò fa’ quello che vole.

È l’unico assassino che in effetti

pò commette li delitti perfetti.

 

 

Servizzietto pubblico

  

Santoro e Travajo co pazzienza

hanno aspettato anni er Pidduista

che l’onorasse de la sua presenza.

È così che decisa st’intervista

 

nun è mancata manco n’emittenza

a ricordacce de sto scontro in vista

perché nissuno ce restasse senza

vedè chi risurtava er primatista.

 

Ma come chi lontano cià l’amante

se sogna sempre ch’arivi l’istante

d’encontralla p’ammazzà l’astinenza,

 

quann’è ’r dunque pe la troppa iruenza

se fa solo na scopata da strazzio,

de quelle co precoce ejaculazzio.

 

 

Er ritorno der Padrone

Avrà penzato Sirvio Berlusconi
che si è destino che crepi Sanzone
allora puro tutta sta Nazzione
dev'èsse solo foco e distruzzioni.

Intanto drento der suo Baraccone
so' terminate le contestazzioni,
ognuno s'è rimesso a pecoroni
pe paura de perde le portrone.

Già intigne co la lingua er calamaro
certa stampa pe mettese ar riparo
e così tutti quanti in allegria

domanne e dubbi hanno mannato via
e spinti da la loro devozzione
sorideno ar ritorno der Padrone.

 

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