Pinocchio

Franco Manescalchi

Pinocchio in versi

(F.to 17x24 - colore)

 

ISBN 978-88-897224-60-0

Edizioni CFR - 2012 - pp. 64, € 15,00 - Richieste: gianmariolucini@gmail.com

 

 

 

 

Franco Manescalchi, classe 1936, è un noto giornalista, saggista e poeta fiorentino. Sollecitato da Annalisa Macchia, che da anni si occupa di letteratura per l'infanzia, ha deciso di dare alle stampe questa riscrittura in versi del celebre capolavoro del Collodi.

 

Lo stile della versificazione segue non soltanto le suggestioni della poesia popolare, ma cerca di adattasi anche al linguaggio dei bambini. Quello che si presenta qui come un poemetto compatto, è in realtà il frutto di lavori sperimentali che l'autore ha svolto con  i suoi alunni quand'era insegnante.

 

Il testo è stato poi illustrato da Roberto Silvestroni, un architetto che da sempre si diletta ad illustrare poesie e racconti per l'infanzia collaborando anche con Annalisa Macchia.

 

Il libro non è dunque da considerarsi una "novità", nel senso che la storia di pinocchio è arciconosciuta dai bambini (o forse no? qualche sospetto è lecito...) ma proprio perché una via è aperta e il personaggio è conosciuto, il libro diventa uno strumento per permettere ai bambini (dalla seconda alla quarta classe primaria) di familiarizzare con il linguaggio della poesia, che qui è un gioco, volutamente semplice ed orecchiabile.

 

Il testo è scritto in caratteri abbastanza larghi (16 punti) proprio per facilitare la lettura ai più piccoli e le abbondanti illustrazioni permettono di seguire agevolmente una delle più belle fiabe della letteratura di tutti i tempi.

 

 

[...]

 

Quel legno era un demonio veramente,

colpì Geppetto e ancor non era niente:

con una voce camuffata, egregia

a Mastrantonio urlò: “Mastrociliegiaaa!”

per il suo naso rosso, porporino

dal bere fiaschi interi di buon vino,

e “Polentinaaa!” urlò al buon Geppetto

per la parrucca a modo di zucchetto;

e i due vecchi, incolpandosi a vicenda,

si picchiaron; la lotta fu tremenda.

 

Infine, terminata la tempesta,

rimessa la parrucca sulla testa,

Geppetto prese il legno e andò al bancone

e si mise a scolpirlo con passione.

 

Lavorando, seduto allo sgabello,

costruì un burattino molto bello,

ma non appena disegnò la faccia

il burattino fece una linguaccia

e cominciò a guardarlo così storto

che Geppetto rimase mezzo morto. 

 

 

[...]

 

Prese Pinocchio, voleva bruciarlo,

nel caminetto voleva gettarlo.

Serviva proprio al caso, all’occasione

per cuocere alla fiamma un bel montone.

 

Potete immaginare che lamento

alzò Pinocchio per il gran spavento.

Pianse con tanta forza il Burattino

che al fuoco destinarono Arlecchino.

 

Allora sì che Pinocchio piangeva:

il compagno sul fuoco non voleva

e si mise a pregare Mangiafuoco

come un grand’uomo, non uno da poco.

 

Nel sentirsi chiamar… con tanto onore

Mangiafuoco si sciolse… in raffreddore

e starnutendo forte, a più non posso,

quell’orco si trovò perfin comosso.

Chiese a Pinocchio dov’era diretto

e s’informò del babbo suo, Geppetto,

poi gli donò cinque zecchini d’oro

e lentamente ritornò al lavoro.

 

Correva verso casa il burattino,

ma incontrò Gatto e Volpe nel cammino,

due canaglie che stavano a aspettare

qualche sciocco viandante da imbrogliare

 

[...]

 

Hit Counter