Voicativi e querele

Arnaldo Éderle

Vocativi e querele (1981)

 

ISBN 978-88-897224-64-8

Edizioni CFR - 2012 - pp. 64, € 10,00  

 

 

 

 

[...] Istintivo e più espressivo e trasgressivo negli anni della sperimentazione (ed è anche ovvio, visto che sono gli anni della giovinezza) e più riflessivo ed incline ad un sentimento di armonia formale, in Vocativi e querele. Il 1981, anno dell’edizione di questa raccolta, rappresenta il compimento dei 45 anni di età del nostro autore e pertanto, più che di carattere “apollineo” della sua scrittura, io sarei tentato di vedervi un primo tentativo di bilancio, esistenziale ed artistico, come di quell’alpinista che dopo la prima gran tirata per raggiungere la vetta, ad un certo punto trova un punto comodo e magari panoramico e decide di fermarsi qualche minuto per tirare un po’ il fiato, bere un sorso dalla borraccia, scattare una fotografia, insomma recuperarsi, rimettersi in sesto. E non sarebbe, questa, per altri aspetti, solo un’esigenza legata all’età, ma anche a una normale ciclicità dell’ispirazione artistica. A un certo punto un qualsiasi artista deve, se è saggio, riflettere e considerare il percorso intrapreso, per valutarne i punti forti e i punti deboli e questo non dipende dall’età ma da quanto si è scritto fino a quel momento. Bisogna fare i conti con la propria poetica, prima o poi. E il fatto che Éderle senta il desiderio, oggi, di ri-editare questo quaderno, significa che, per lui, il passaggio segnato in questi versi è stato molto importante e che, probabilmente, proprio da questo quaderno è iniziato qualcosa. Questo qualcosa che inizia proprio con Vocativi e querele, segna una cesura con il passato ed è anche il riscontro ad un generale cambiamento, proprio di quegli anni, sotterraneo ma generale nelle arti e forse nella vita stessa delle persone, con l’inizio di una fase nuova caratterizzata, da una parte, da un certo disincanto dopo l’orgia delle ideologie del decennio degli anni ’70 e, dall’altra, da un ritorno al privato, che a sua volta diventerà ideologico negli anni ’90, assorbito dal vortice dell’edonismo e del generale ripiegamento su se stessi. Anche qui, in questa raccolta, c’è il recupero di una dimensione privata, ma è un recupero qualitativo, segnato da un’ansia di comunicazione più pregnante e dalla ricerca di nuovi significati esistenziali. Non si tratta, certamente, di una “regressione” nel privato individuale, ma piuttosto nel ritrovamento di una dimensione dialogica e spirituale che non ha tempo, ma che l’ondata ideologica del 1968 (che pure ebbe i suoi grandi meriti per altri versi), di fatto aveva messo fra parentesi per prediligere una concezione dell’arte e della vita più intellettualistiche e spesso anche più funzionali alle diverse ideologie in competizione. [G. Lucini].

 

 

Altre opere dello stesso autore: Poemetti per Negrura, Negrura

 

 

 

Un giorno della loro primavera

  

Com'è difficile restare

Nel limbo vivo dei vecchi

Ancora giovani tanto da capire

L'odore e la lingua dei figli.

 

Si cerca la loro amicizia

Barattando la nostra, ma il cambio

Non è più conveniente, e loro

Lo fiutano nel regalo passato

Accomodato e ben confezionato

Per una ragionevole avanguardia.

 

Non solo fingono di ascoltare,

Gli occhi negli occhi

E un velo di sorriso sulle guance pelose,

A volte cedono perfino:

Un giorno della loro primavera

Per un pugno di preghiere noiose.

 

 

Lettera

 

Per tutto ciò che

amorosamente

m'hai costruito intorno:

per quest'Abano piena di pioggia

per questa casa senza nome

per questa fretta tua d'apparecchiare

per questi piedi tuoi addolorati

come quelli di Christo in braccio

a sua madre

per questo chiedere se ho bisogno

d'ogni cosa

per questo tuo caro tacere

per il sorriso glorioso

che ti distende e mi riempie

di meraviglia quando d'amore

sorridi

per questi tuoi cari capelli

che non sono mai come vorrei

per la tua radio per Morricone

e Bacharach che continuano

una bellissima storia

nata per risanare me e te

da una morte

per Anna ch'è la donna

che più serenamente ho amato

per la tua Roma

che mi hai regalato quattro volte

per le tue giarrettiere da donna

e i tuoi seni da vergine,

per tutto ciò e per quello

che ho dimenticato di notare

in quest'atto d'amore,

unico nel mio vano repertorio,

io ti ringrazio.

 

 

Si fa fatica a comprendere

 

Questo vivere che amo tanto

É un continuo morire.

Si fatica a comprendere la legge,

Si vuole disconoscere il fondamento

Della vita che è la morte.

                                         Ma poi

Si deve cedere all'evidenza e bisogna

Accettare una morte quotidiana,

Unico esercizio per capire

Che la vita dipende dalla morte,

Come il principio dalla fine,

La madre dal figlio.

 

Per amare la vita bisogna

Amare la morte.

 

 

La misura

 

Mi sono sempre chiesto

In questi anni che monto

Parole sopra schemi personali, o pressappoco

— dato che in questi anni

anche se non così

da vicino come oggi

la morte relativa,

quella come una lunga malattia

contagiosa e insanabile,

l'epidemia di morte, la gialla

e la bianca e quella nera,

mi è caduta quasi sopra i piedi

e non senza qualche rumore

che me n'abbia svelato la presenza

angosciante e nauseabonda

e repellente e odiosamente schifosa —

Mi sono sempre chiesto — senza nemmeno

riuscire a cavar dalla domanda

un ragno di risposta, un niente

da questo buco che nel tempo

mi passa il corpo e l'anima

come un Carso senza bandiera —

Mi sono sempre chiesto qual è

L'indice buono da puntare

Diritto contro gli assassini

Perché non so, e non l'ho mai saputo

Con serena certezza,

Qual è la mano che possiede

Questo dito giusto

Di cui possa controllare la misura e il colore

Per vedere se il mio gli rassomigli.

 

M'hanno detto che mani così

É difficile, molto difficile trovarne:

Nelle tasche o posate sul fianco

O sopra fronti spaziose

A grattarsi pensieri e riflessioni,

Posate sui volanti delle autostrade

O sopra i bracci delle poltroncine

Di strane camere grandi

O a strofinarsi gli occhi stanchi

Per l'argenteo brillore

Del primo piede sulla luna,

Si trovano soltanto

Mani molte bianche, consacrate

Ed il colore delle loro dita

Corre dal rosa al rosso.

                                    M'hanno detto:

Per misurare il tuo indice

Cerca fra l'erba, nei campi

Delle terre crepate, cerca

Nel pesce che continua a morire

Dentro il fiume

Dentro il fumo, sono molti

Non ti puoi sbagliare,

Vanno da est a ovest sud e nord,

Raspa la terra, infila

Le tue dita fra le zolle,

Affonda il braccio dentro le paludi

Anche nel selciato delle piazze

Anche sotto l'asfalto.

Come tuberi

Stringerai senza fatica

Indici a milioni

E avranno tutti la misura che cerchi.

 

 

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