Solo un attimo

Maria Inversi

Solo un attimo

ISBN 978-88-897224-61-7

Edizioni CFR - 2012 - pp. 88, € 10  

 

 

 

 

 

Maria Inversi è una nota regista e autrice di teatro di origine pugliese che vive a Roma. Solo un attimo è però una raccolta di poesia e non una pièce teatrale.

 

"Maria Inversi ha un approccio sinestetico al fenomeno creativo, derivante dalla sua ormai consolidata esperienza teatrale nella quale elabora immagini, fotografie, musiche e testi, anche attraverso la riscrittura di testi e poesie altrui; ma anche scaturente da una sensibilità, da un’attitudine che la guidano attraverso le manifestazioni dell’esistenza, per poi distillarle in poesia. Vi è, insomma, una capacità di osservazione acuta e profonda delle cose, viste dal di dentro, per coglierne come in trasparenza le nervature, le essenze, gli elementi costitutivi, ponendosi di fronte all’esperienza come carta fotosensibile, pronta a farsi impressionare da ogni minima sfumatura. Ed effettivamente la poesia che il lettore si accinge a leggere è ricca di cromatismi, di rossi, di verdi, di azzurri, di carminio, ma anche dei bianchi e dei grigi di sbuffi di nuvole, dei viola e dei rosa accesi dei tramonti che spesso rendono incandescenti i tetti e le cupole della Capitale dove la poetessa vive. Quasi ci trovassimo di fronte a tessere di un mosaico bizantino soprassaturate di ori e smalti celesti, questa poesia colpisce per l’accuratezza del dettaglio, senza tuttavia mai essere iperrealista quanto legata alla condizione psichica che come un’acqua di fotografia consente o meno di impressionare la carta. A ciò contribuiscono gli altri sensi, primo fra tutti l’udito, che partecipano alla definizione di quel dettato sinestetico del quale si accennava innanzi; e dunque è la totalità sensitiva di un io corporeo ad essere chiamata a sperimentate il succo di questa poesia, che si materializza davanti all’occhio, all’udito, all’olfatto del lettore come cosa viva e palpitante [...].

Questa poesia non è esente da una dimensione civile nella quale viene istaurato un dialogo con l’altro da sé. Si vedano i testi della sezione intitolata “Mani tese”, una sequenza dedicata alla figura del viandante, forse fra le più interessanti della raccolta. Personaggio inquieto, dai tratti evangelici, connotato da una povertà essenziale che si intuisce contrastante con un contesto urbano e contemporaneo, esso fa da contrappunto all’esistenza della poetessa, nei cui versi chi legge non può che riconoscersi e specchiarsi. Il richiamo, più che a una caritas evangelica, è verso un’essenzialità del vivere come possibile terreno di incontro e fratellanza (civile e laica), nel senso di un’humanitas di stampo classico. Ad essa si oppone la dispersione di una solitudine affollata e rancorosa, che “produce giorni infelici” e “speranze svilite”, brulicante di desideri inappagati e specchio di una condizione fatta di “niente” e “troppo” [...].

Maria Inversi ci regala un libro importante, lavorato con estrema cura e passione, che rende ragione di una personalità forte e di una delle voci più consapevoli e mature del panorama nazionale.  [Luca Benassi]

 

 

Nota critica di Alessandra Mattei su http://www.patrialetteratura.com/lorigine-la-parola-attimo-maria-inversi/

 

___________________________

 

Luce di smalto

sul pietrisco

avanza

immobile il crepuscolo

ondeggiano steli

 

nell'eco

non alloggia

il  pensiero che s'invola

acuto

nel silenzio

 

***


S'inabissa lo sguardo nel cielo che arde

ignaro del cuore intelato di stizzoso grigio

e giallo-ocra insinuante il cobalto –

il rosso porpora annotta nel palpito di un  giallo sfiancato –

dardeggiano pennacoli infuocati da striature affusolate –

 

l'arancione fende il rosso e dice – chi sono io

non posso ma lascio che il blu notte

potenza delle passioni interrotte si fonda

al blu che ammanta la terra che già sogna l'estate

che erra nelle notti della primavera –.

 

(Tramonto in volo)

 

***

 

Si ricompone la città

sete e taffettà ondeggiano

su corpi sinuosi

il desiderio d'amore

vuole il suo giorno di festa

uno solo da prendere al volo e strusciare

il grigio sincero tessuto grezzo

pronto al sobbalzo rabbioso

ma la seta s'inciglia e il grezzo

occhieggiando il taffettà

si sparpaglia

ma senza meraviglia

 

***

 

Scarpe rosa calze nere

la veste spumosa sborda

dalla volpe d’argento

 

tace il tempo

 

sul volto inciso il sorriso appassito

e lo sguardo lo sguardo smarrito

da tempo già vinto riluce

nel raggio di sole indifferente

 

lei non sa quanto antica è

la sua sete d’amore

la sua solitudine senza spasmo senza cuore
 

***

 

Non è musica ciò che udrai

se ascolti – le rovine tue e mie

saranno insieme – non temere

se ti trattengo nell’anima

 

è antico il movimento

nei piedi scalzi

ondeggia lame

un tempo acuminate

 

non basta l’immensa distesa

di neve sciolta a cancellare il tempo

che di ora in ora trascorro a pensare

immaginando un Giardino Fiorito –

 

Va

 

vestirò calzari di piume

indosserò una veste di bianco velluto

farò tacere il ricordo

mi avvierò per strade sconosciute –

 

come ieri

 

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