Gianmario Lucini

Claudio Roncarati

Per/le Rime

 

ISBN 978-88-897224-59-4

Edizioni CFR - 2012 - pp. 56,  € 9,00 (€ 16 in abbinamento a La fata fatua e lo psichiatra, col  20% di sconto dal sito, per ordini di almeno 20 € complessive)

 

Questa raccolta comprende la silloge “Per/le rime”, di cui mantiene il titolo, con la quale l'autore ha vinto il concorso “Pubblica con noi” 20012 organizzato da Fara editore e pubblicata nell’antologia La forza delle parole, edita da Fara.

 

La satira (se in questo genere letterario vogliamo collocare le composizioni del nostro poeta) è un genere difficile, perché deve scendere dall’Olimpo del lirismo e dalle altezze dell’estetica, per mescolarsi alla vita, alle sue contraddizioni, al paradosso e al lato comico delle situazioni. Roncarati è un poeta satirico e lo esprime sempre di più e sempre meglio in questa nuova raccolta.  In La fata fatua e lo psichiatra, ancora rivestiva i panni dello psichiatra che fa poesia, qui invece non si cala più in nessun ruolo se non quello di poeta che osserva la realtà per trovarvi il lato paradossale, che mette a nudo una contraddizione e suscita il riso. Non è certo un riso a pieni polmoni, un riso libero e liberante, questo, ma piuttosto una risata a denti stretti, perché la realtà che il poeta osserva e fa agire nei suoi versi, non è limpida, non è spensierata ma anzi, densa di problematiche sociali roventi e mostra lo spaccato di una middle class che ormai è “alla canna del gas” e che lentamente e con smarrimento sembra svegliarsi dagli epigoni dell’edonismo prima reganiano e poi berlusconiano, spazzati via (si spera definitivamente) dalla crisi che dal 2008, a ondate periodiche ma costanti, attanaglia l’occidente (e sarà ancora per molto tempo, fino a quando davvero ci saranno cambiamenti e non solo chiacchiere).

La poesia di Roncarati si tiene su un registro ammiccante e leggero, pur alludendo a fatti a volte cupi, nella loro quotidiana e inosservata tragicità. [...] Siamo anche di fronte a un poeta che non si preoccupa minimamente di stare dentro una “koiné” letteraria, pur non essendo “anti-letterario”: sostanzialmente gli piace giocare con le parole ed esprimere la sua solidarietà con gli ultimi della società e poco gli importa della letteratura: «Faccio rime per gioco e per protesta / affabulando politica e inchieste / stando  dentro la realtà, l’ unica, questa». La sua unica preoccupazione per la forma è dunque solo per la rima (e in questa raccolta lo ribadisce continuamente), perché questo è lo strumento che gli consente di giocare – come egli dichiara proprio nella poesia in esergo alla raccolta – di divertirsi. Com’ebbe a scrivere un altro poeta vitalissimo (peraltro diversissimo per tematiche e stile dal nostro Roncarati), ossia il fermàno Luigi Di Ruscio (recentemente scomparso), per scrivere bene bisogna divertirsi, non considerarlo un compito corredato da inevitabile fatica: dal momento che la scrittura diventa un peso, allora è meglio non scrivere più

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