Mare Nostrum

Giovanna Iorio

Mare nostrum

 

ISBN 978-88-897224-55-6

Edizioni CFR - 2012 - pp. 56, € 10  

 

 

 

 

Questa raccolta di poesie di Giovanna Iorio ha la veste di un poema: c’è la storia, c’è il racconto del viaggio, c’è la ricerca affannosa attraverso le vicende umane della Verità. La rotta indicata in questa raccolta è la strada che ogni giorno, ognuno di noi, intraprende uscendo di casa, lasciando alle spalle la moglie e i figli, per imboccare la strada che lo porta nel regno sotterraneo della metropolitana o nel pendolo del treno verso il posto di lavoro: “Questa strada / dritta e polverosa / porta al mare “ (canto 6).

Un’odissea che inizia ogni mattina e si conclude a sera, stanchi, nella storia che ha come epilogo il ritorno: “L’ultima storia è il mio nome “ ( canto 30).

Ogni uomo, ogni donna, hanno una storia. A volte queste storie

cadono in fondo al mare e diventano sale, il sale della terra, la sapienza del cibo che prendiamo per alimentare il nostro corpo. Altre storie divengono la spuma delle onde, e si infrangono contro gli scogli. Altre divengono la gioia momentanea del sorriso per l’avventura intrapresa, poi fluisce nei figli, nella progenie degli uomini: “Quando arriva la sera / il bambino addormentato / è abbracciato al muro.” (canto 3)

[V. D'Alessio]

 

Nessun cedimento è concesso a compiacimenti lirici o a virtuosismi di altro tipo: il materiale linguistico viene sagomato con colpi precisi e decisi, troncando ogni superflua parola. Il linguaggio acquista pertanto una forza espressiva di notevole impatto, che si impone per una coerenza interna, per un gioco linguistico e semantico tutto suo e non per una particolare cura prosodica. In altre parole, quello che noi chiamiamo “bellezza” di un verso, non viene qui evocata da una particolare ricercatezza prosodica e a volte neppure semantica, ma da un corto circuito di senso, una specie di urto interiore che ci smuove, con grande empatia, suscitando attenzione e stupore.  [G. Lucini]

 

Nota di G. Panella alla scrittura poetica di Giovanna Iorio

 

4.

 

Sono arrivata su un barcone nero

nero di notte

nero all’alba

nero al calar del sole

nero di fame

nero di sudore.

 

Sono arrivata in una terra bianca

bianca di sole

bianca di sale

bianca di cemento

bianca di pane

bianca di parole

 

Sono rimasta ore a vagare nel colore

Croce Rossa

tute arancione

tende azzurre

brande grigie

luce marrone

 

Solo quando dormo sento

la terra da cui provengo

 

la sua mano calda

sulla mia guancia bagnata.

 

 

 

11.

 

Questa notte

non ho voglia di farmi calpestare

 

sul marciapiede

come un giornale

 

sono stanca di fermarmi

sono stanca di passeggiare

 

voglio essere un sasso

voglio andarmi a posare

 

sul fondo del mare. Che fate

sirene, perché non cantate?

 

Prendetevi le gambe e la rete

datemi la coda e le squame.

 

Voglio provare

a trascinare un uomo

 

sul fondo nel fuoco

dove tutto è iniziato.

 

 

 

13.

 

Sono qui

da duemila anni

 

quanti cerchi

nel cuore

 

un tempo qui

venivano a pregare

 

prima del raccolto

e la spremitura

 

ho vergogna

di quello che vedo

 

ho orrore

di quello che sento

 

terra ammalata

ovunque immense ferite

 

 

mia madre parlava

una lingua soave

 

il mio olio bruciava

su un altare.

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