Gianmario Lucini

Noi Rebeldìa 2010

we are winning wing

Introduzione di Francesca Medaglia

Postfazione di Marta Barbaro

 

ISBN 978-88-897224-52-5

Edizioni CFR - 2012 - pp. 88 € 10,00    (- 20% dal sito per ordini di almeno 20 € complessivi)                        

 

 

Un gruppo di scrittori ribelli, che si identificano con un nome collettivo ("Noi rebeldìa", ossia "Noi rivoltosi") gioca con la rete", come scrive Marta Barbaro, e si inventa un testo collettivo. I loro nomi:

Franca Alaimo, Giuseppe Aricò, Gherib Asma, Nadia Cavalera, Massimiliano Chiamenti, Antonella Ciabatti, M. Teresa Ciammaruconi, Giovanni Commare, Ivana Conte, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Valerio Cuccaroni, Davide Dalmiglio, Antonio Fiore, Stefano Lanuzza, Mario Lunetta, Bianca Maria Menna, Francesco Muzzioli, Giovanni Nuscis, Leonardo Omar Onida, Natalia Paci, Marco Palladini, Giuseppe Panella, Emilio Piccolo, Luca Rosi, Francesco Sasso, Gianluca Spitalieri, Lucio Zinna.

 

Il testo ha ovviamente carattere sperimentale: nasce per gioco e poi cattura attenzione e impegno progredendo nell'elaborazione. Gli autori sono poeti di ogni parte d'Italia che si considerano "avanguardisti", ossia sperimentatori.  Essi  hanno scommesso sulla possibilità di scrivere un poemetto speciale, partito da alcuni versi, ai quali ognuno ha poi aggiunto altri versi, fino alla stesura del testo definitivo, che avviene in cinque "step" (in realtà sono più aggiustamenti e revisioni e, man mano, aggiunte di nuovi componenti, ma le principali stesure sono le cinque "in progress" riportate nel volumetto). Nel primo "step" il poemetto è di otto pagine: nell'ultimo di 20 pagine. Interessante anche scoprire il che modo si sono inserite le aggiunte e con quali effetti.

Nonostante la diversità di stile, di carattere, di linguaggio, di concezione della funzione della prosodia e del senso stesso di "verso", il poemetto mostra una coerenza sorprendente e si lascia leggere molto agevolmente. Il risultato è, quindi, anche una dimostrazione di come si possa lavorare insieme senza snaturare la propria soggettività e originalità, creando qualcosa che allo stesso momento esprime le diverse individualità e le loro somme, ossia il gruppo, perché, crediamo, alla base di questa sperimentazione vi era un autentico spirito di collaborazione e un rispetto profondo per l'identità dei compagni di avventura - o, in altre parole, la capacità di decentrare il proprio egotismo e assumersi, ognuno, la responsabilità del progetto comune.

Un esperimento singolare e molto riuscito, che può essere un valido esempio di collaborazione fra intelligenze artistiche, pur diverse e di creatività a tutto campo.

 

 

Recensione di Domenico Donatone su "Retidedalus"

 

 

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