Arnold de Vos

Arnold de Vos - Argilla e peccato

 

ISBN 978-88-97224-38-9

Edizioni CFR - 2012 - pp. 80    € 10,00    

 

Silloge seconda classificata al Premio Fortini - 2° edizione.

 

 

Se, come disse Saba "ai poeti resta da fare la poesia onesta", con assoluta certezza possiamo inscrivere il nome di Arnold de Vos nel numero di coloro che hanno naturalmente in sé questa istanza. Una affermazione, quella di Saba, che potrebbe avere diverse chiavi di lettura; per chi scrive la stessa suggerisce un'autenticità che non può essere ricercata e senza la quale la poesia non esiste.

La vocazione della verità non manca al poeta, che afferma peraltro soprattutto la verità del corpo: noi possiamo mentire, il corpo non mente. Ma sarebbe riduttivo parlare della poesia di de Vos solo in questi termini, non è soltanto poesia onesta, questa. Complessa, incentrata sul sé, ma ben lontana da ogni ismo, è poesia che richiede un'attenzione particolare al lettore; una poesia dove sacro e profano ora si fondono ora sono in antitesi con una naturalezza che può provenire solamente da un'esperta conoscenza del mezzo lirico, nonchè da una profonda cultura. L'autore guarda senza infingimenti e con intelligenza i fatti della vita e li trascrive in poesia con la sicurezza di chi in essa crede come in una strada da seguire perché illumini di nuova luce quel poco che è dato all'uomo o, come dice il nostro, come a quell'eterno che torna sui suoi passi. Il poeta pare non avere altro luogo da abitare che la poesia, o meglio, il momento della poesia, alimentato dalla presenza dell'essere amato: La magnificenza del tuo corpo/ dà potere immaginifico alla mia poesia. Totalmente estranea al lirismo, la voce di De Vos parla di angeli con un'ala bianca e un'ala nera (torna la dualità caratteristica di questo libro), di corpi e statue, del soprannaturale con un linguaggio colto e raffinato.

Linguaggio che impegna il lettore per la ricercatezza dei termini usati; del resto l'autore è un filologo e qui vale il detto di Platone: "tutto ciò che è bello è difficile". Da una sinopia di teta veleta di pasoliniana memoria emerge una poesia prevalentemente d'amore, carnale e spirituale, dove il corpo e l'anima sono protagonisti e si fondono in versi che trattano l'amore in tutte le sue declinazioni, compreso un erotismo mai banale o volgare, ma

raffinato e coinvolgente. Per de Vos il sale della vita è l'amore, ma non solo d'amore tratta questo libro. Vi è un risvolto di amarezza che si evidenzia in alcune poesie, un'amarezza derivante da una sorta di emarginazione che l'autore sente pesare su di sé per le sue inclinazioni sessuali; esemplare mi pare la poesia O Absalom con una chiusa molto bella che accenna, come in altri testi, a Dio: agli occhi del mondo dalle fedine pulite/ emesse da un Dio stellicida imputabile di stillicidio.

 

                                                                                                                    Liliana Zinetti

 

Recensioni

 

Recensione di R. Turrina, L'Adige, 17.02.2012

 

 

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