Qualche proposito...

CFR è la mia ditta
individuale, iscritta alla CC di Sondrio, che opera nel campo della
consulenza per gruppi e nell'animazione culturale. Sono titolare di
questa ditta ma anche Presidente
dell'Associazione Poiein e curatore del sito
www.poiein.it. In
molti anni di attività continua per il sito e per l'Associazione, ho avuto
modo di constatare il declino della poesia in Italia, che forse non deriva
soltanto (come taluni sostengono) dalla "cattiva poesia" pubblicata o
dalla mancanza di bravi artisti, e forse da nessuna delle cause che
normalmente vengono indicate come "responsabili" del declino della poesia
italiana. Forse neppure prese tutte insieme e non separatamente,
come a volte si fa nell'analisi, fissandosi su un solo aspetto che
sembrerebbe "determinante".
Non ho pretese quindi di
analizzare sociologicamente il fenomeno né potrei farlo perché non è il
mio mestiere: ho fiutato che
aria tira e mi sono deciso a
proporre un altro modo, sempre migliorabile,
di editare poesie, partendo "dal basso" ossia mettendomi nei panni
sia di uno
che legge e sia di uno che vuole pubblicare. Al di là dei propositi
di empatia, mi trovo comunque in tutti
e due i ruoli e anche in quello di critico e di collaboratore con altri
editori (collaborazione che non negherò mai perché competere, in questo
settore, è veramente da sciocchi...). Ovvio, anche nelle
collaborazioni si cerca di scegliere il meglio di quello che passa in
convento....
Io credo che un editore
debba, fa le altre cose, saper conciliare bene gli interessi di vari
soggetti (l'Autore, il Lettore, il Curatore e ovviamente anche i suoi) in
modo che questa specie di contratto psicologico che si chiama "libro",
trovi un giusto equilibrio a vantaggio di tutti. Se tutti sono
soddisfatti l'editore realizza la sua "mission".
E anche
per gli autori sarà così: sceglieremo quello che consideriamo il meglio
disponibile, ma non per "stampare": la
stampa indegna, a lungo andare, non paga e fa ancor più aumentare il
marasma del settore. Stamperemo magari anche versi brutti, ma mai
versi falsi o mascherati. Ci interessano gli autori veri, quelli che
"si sentono", prima di tutto, e poi dimostrano di essere poeti che amano
la lingua (o il dialetto: avremo un occhio di riguardo per i dialettali, i
poeti "migranti" e altre poetiche vive e schiacciate ai bordi della
"koinè" letteraria). Non rivoluzioneremo l'editoria; non siamo così
folli da pensarlo: ci accontenteremo di dare il massimo che possiamo dare,
con passione.
Gianmario Lucini