Il premio Franco Fortini

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Franco Lattes (Fortini è lo pseudonimo, che
corrisponde al cognome della madre), classe 1917, livornese, è senza
dubbio uno dei più discussi ma anche dei più colti e innovativi
intellettuali del '900. La sua attività culturale e artistica è
poliedrica e spazia (specie nella critica) in molti campi della cultura.
Non era un personaggio facile ed a molti è insopportabile una certa vena
ideologica che caratterizza i suoi giudizi e per il carattere piuttosto
brusco.
Il premio non intende entrare nel merito delle
intricate (e spesso dolorose, a causa delle persecuzioni fasciste al
padre, ebreo, e a lui stesso) questioni della sua vita e del suo pensiero,
ma semplicemente rendere omaggio ad un intellettuale fra i più
significativi del '900, che è oggi quasi dimenticato, o meglio, sussurrato
appena, quasi per paura di infastidire alcuni "ambienti" (lobbies) della
cultura.
Nell'anno della prima edizione (2010) la scarsità di mezzi, la mancanza di
sponsor (che per il Fortini non abbiamo osato neppure cercare) e anche per
prudenza (la prima edizione è sempre un grosso rischio) ci siamo convinti
a
fermarci ai premi indicati nel bando, che non sono poco: tre
pubblicazioni, gratuite e curate criticamente, che prevedono anche la
partecipazione degli autori agli utili di vendita delle opere (la famosa
"percentuale" che ormai è sparita o molto ridotta) nella misura del 20%
delle opere vendute dopo le prime 250 (per coprire le spese di stampa e di
organizzazione della distribuzione).
Per le edizioni successive, se ci sarà possibile,
istituiremo anche un premio speciale per il miglior saggio breve (di poche
cartelle) su una poesia di Franco Fortini che sceglieremo fra le poche raccolte
che egli ci ha lasciato).
Le opere saranno selezionate da nove giurati (poeti
e critici di nostra fiducia, di diversa formazione e orientamento
culturale ed estetico) di cui non si farà il nome, se non a posteriori,
per evitare che essi lavorino in situazione di stress. Gli stessi
giurati riceveranno le opere senza il nome dell'autore, ma contrassegnate
soltanto da una sigla. Essi sceglieranno una diecina/dozzina
di finalisti. Fra costoro, un presidente anch'esso anonimo sino alla
proclamazione dei vincitori, sceglierà il terzetto di opere premiate.
A quel punto sapremo nome e cognome dei finalisti e dei membri della
giuria.
Queste norme servono a garantire, per quanto
possibile, una scelta serena e a disincentivare la partecipazione di chi,
al di là del valore dubbio o chiaro dei propri scritti, cerca sempre di
tormentare i giurati con le sue pretese implicite o esplicitate. Al
premio Fortini invece deve essere giudicata l'opera, non l'autore. Non abbiamo
infatti premi "alla carriera" che meglio si adattano a quello scopo. Il
prossimo anno la giuria sarà comunque formata da altri nominativi.
Non ci sono pertanto filosofie particolari dietro a
questo premio (spesso gli intellettuali in vista come Pasolini, o Turoldo,
o altri fra i quali Fortini) vengono considerati di parte ideologica, e
senz'altro lo saranno anche stati. Ma c'è un tempo per l'agone
politico e un tempo per la riflessione e la giusta collocazione storica di
questi personaggi, fra i quali Gramsci ad esempio, o per altri versi Ezra
Pound e altri intellettuali considerati "di destra". Nella cultura
non c'entra la destra e la sinistra politica: c'entrano le argomentazioni,
la congruenza e la forza rispetto a una visione del mondo, senza
mascheramenti.
Ci auguriamo pertanto che questo concorso susciti
molte adesioni e gli autori inviino le loro opere in questo spirito di
sana competizione - che il Italia, il Paese delle raccomandazioni, è
sempre più raro.
